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Uno splendido viaggio sulle montagne russe della mente di una borderline girl

lunedì 21 novembre 2011

A volte ritornano

Ecco, lo sapevo, non riesco a stare troppo tempo lontana dal mio blog, la mia creatura adorata. Sento la necessità di curarla e di farla crescere rigogliosamente.
Il post precedente ha messo la parola "fine" ad un lungo periodo, colmo di avvenimenti sia belli che brutti. Ho raccontato la mia vita nel bene e nel male.
Dopodichè ho ricopiato tutto quanto in un unico file in ordine cronologico, l'ho sistemato e ripulito da errori grammaticali che ogni tanto ci scappano.
Ed è nato il mio primo (e spero non ultimo) libro, si intitola "Svalvolation Road". Già il titolo la dice lunga sulla follia che lo pervade, ma sono felice di quel che è saltato fuori e adesso vorrei regalarlo ai miei amici e, se sono fortunata, trovare un  editore che me lo possa pubblicare.
Ieri sera, per curiosità, ho provato a rileggere le prime pagine. Non mi riconoscevo più, in quasi due anni sono successe davvero tante cose, sono cresciuta, ho sofferto ma mi sono anche divertita.
E adesso? Cronicamente precaaria come al solito, segretaria part  time, appassionata praticante di kick boxinge di Trx. Ma le mie paure e i miei fantasmi ci sono sempre, li ho chiusi a doppia mandata nell'armadio, a volte riescono ad uscire, ma io sono diventata più forte  e riesco a combatterli con più grinta.
Adesso vivo con Marco, oltre ai gattastri Leo e Bastet, siamo una piccola famiglia, e da quando sono arrivati la casa ha acquisito una piacevole atmosfera di serenità.
Obiettivi a lungo termine non ne ho. Mi basta stare bene in salute e soprattutto andare negli Stati Uniti con Marco. Prima o poi
E' arrivato il momento di essere felice.

lunedì 26 settembre 2011

Casini

Eccomi, sono ancora qui, con un po' di affanno per la lunga durata, nella bella villa veneta antica che ora funge da clinica psichiatrica. E' il giorno numero 55,e per motivi a me sconosciuti, continuo a chiedermi come diamine io sia riuscita a resistere tutto questo tempo. Per un po' sono stata parcheggiata, poi, a quanto pare siamo giunti alla settimana finale con la terapia giusta....e tanti casini combinati..
Grazie anche a queste innate potenzialità di combinare casini sono riuscita anche questa volta ad esprimermi alla grande. E' bello scardinare i muri di una struttura iper organizzata. Io non ho ancora capito se sono una volpe o una quaglia.. opterei per la quaglia, come Tafazzi, quel personaggio che, con una tuta nera fosforescenza e il pannolone, si dava sonore martellate sulle palle saltando tutto felice.
Anche questa volta sono riuscita il mio segno. Non so perchè, ma in ogni clinica che vado, vengo definita una paziente difficile. Ma io sono fatta così, voglio sapere che medicine mi danno, a cosa servano, come mi devo comportamene una volta uscita da qui. E penso che un po' tutti tireranno un sospiro di sollievo. Ho sollevato un polverone galattico dicendo ad un medico che mi ero portata da casa dei farmaci e li avevo finiti, chiedendogli una scorta (ma è proprio da deficienti!!). Beh, più quaglia di così è difficile essere!! L'unica cosa che mi da fastidio è che tutti sono convinti che io abbia un pusher in zona che mi rifornisce di pasticche.. Ma quale pusher!! E' la mia innata mania di farmi scorte di tutto, un comportamento un po' esagerato, ma non ho mai trafficato su con nessuno, uso gli psicofarmaci perchè il medico me li ha prescritti. E fin qui penso di essere stata chiara.
Il grande vate, ovverosia il primario, una volta venuto a conoscenza della situazione si è incazzato come una iena e ha fatto il culo tutti, medici e infermieri, proprio perchè non hanno fatto gli opportuni controlli sui pazienti in entrata.. Però con me ha dimostrato un comportamento più gentile e meno brusco. Per me l'importante è quello, anche perchè è meglio tenerselo buono visto che deve darmi la data di dimissioni.
Il tempo vola, in questo primo semestre dell'anno sono stata più in ospedali che a casa, direi che può bastare.
Questo posto è fin troppo tranquillo, pieno di gente anziana.. poi sarebbe stato bello che ci fosse un bar o un punto di incontro. Perfino il caffè del distributore è rigorosamente decaffeinato.
Ed ora, che sta finendo anche questa avventura, mi sono adeguatamente riposata, saluto con piacere i pochi amici che mi sono fatta e se un giorno dovessimo incontrarci, voglio che sia in un contesto ben diverso da questo.
Ecco, ora mi piacerebbe fare un bel viaggetto di ferie, visto che sono anni che non lo faccio. Ma anche poltrire sul divano coi gatti che mi fanno le fusa per me sarebbe il massimo.
E' stato bello, ma ora è il momento di chiudere le porte sul passato ed entrare in un mondo nuovo, fatto di allegria, divertimento e follia. Non mi interessa più capire cosa sia la normalità.
Mi tengo la mia sana follia e mando affanculo tutti i rompicoglioni.
Amen.

martedì 13 settembre 2011

E nasce l'alba

Ed eccomi, ancora nella stanza 463 di questa schifosissima clinica psichiatrica, ma ormai abbiamo tutti quanti perso il filo delle della storia, i medici continuano a propinarmi bombe di pastiglie, ma io ho ancora la carogna sulle spalle, questo giro di è avvinghiata a me e non mi vuole mollare.
Apro al finestra, il cielo è ancora grigio, il mio umore anche. Sarà una bella giornata? Chi può dirlo..E' bello vedere nascere il sole, prepararsi per una nuova giornata, sperando sempre che sia meglio della precedete.
La mattina sono sempre piena di buoni propositi e grandi attenzioni, ma poi finisce che al minimo accenno di qualcosa che va storta, io vado in paranoia. Io sono strana: devo avere la giornata pianificata fino all'ultimo secondo, il mio cervello è una griglia quadrata con un attento percorso da seguire, gli imprevisti mi incasinano la vita.
La mattina: è davvero bello godere questa pace e tranquillità al momento del risveglio, soprattutto verso le 6, da sola, nessun che rompe le scatole, e godere la brezzolina fresca fumando una buona sigaretta.
A me piace molto, come periodo dell'anno anche l'autunno, quella che Giovanni Pascoli (almeno credo fosse lui) chiamava”l'estate fredda dei morti”. E' l'ultimo periodo dell'anno in cui si riesce a godere gli ultimi residui di caldo. Andare per i boschi in questo periodo è meraviglioso, calpestare le foglie secche, raccogliere le castagne: io ci godo di questi piccoli gesti.
A me basta poco per essere felice,alzarsi presto per guardare il nascere dell'alba, respirare aria pura e non pensare proprio a niente.




giovedì 25 agosto 2011

Biglietto di sola andata

Non lo sai finché, non ci arrivi, anzi, sbatti violentemente la testa contro quel muro che rappresenta l'ineluttabile realtà.
All'inizio erano i nostri genitori che si occupavano di noi: lavare i vestiti sporchi, stare svegli fino a tarda notte finché si rientrava quasi all'alba ubriachi marci, aiutarci a trovare un lavoro, pagare le rate del mutuo e così via...
Poi tutto cambia. Sono loro ad aver bisogno di te. A volte è una regressione lenta, mentre altre è una discesa improvvisa, rapida ed inaspettata. Una di quelle cose che ti tagliano le gambe.
Capisci che non sei più un bambino, devi crescere, a volte anche in fretta ed imparare a prenderti le tue responsabilità.
Non voglio scendere nel personale, forse anche perchè non interessa a nessuno.
Però, da ieri, ho scoperto che la vita è un viaggio e, corta o lunga che sia, il biglietto è di sola andata. C'è chi può permettersi la prima classe, altri viaggiano stipati in seconda, dipende da quanti soldi hai.
Nessun ritorno, dunque, forse solo nei sogni.
Oggi mi sono scoperta grande. Adulta e vaccinata.. Vabbè, di vaccinazioni ne ho fatte fin troppe, ad ogni modo devo prendermi le mie responsabilità nei confronti di chi mi ha dato la vita e ora sta sta vacillando con la sua.
Alla soglia dei quarant'anni mi riscopro adulta e so che ce la posso fare, ma non voglio per nessun motivo perdere la mia vena di sana e bizzarra follia che mi ha sempre accompagnata, anche quando stavo davvero male.
E inizio a vedere la realtà da un nuovo punto di vista. Sono cresciuta (era ora!). Sono una donna con le palle, sono una persona che si sta creando una famiglia (precisando che i gatti li considero alla stregua di due figli).
Sono e sarò forte per la mia famiglia. Ho smesso, o perlomeno sto cercando di smettere i panni della creatura debole.
La ruota sta girando.

mercoledì 10 agosto 2011

In memoria

Caro Gianni,
oggi è un anno esatto che te ne sei andato. Non voglio incorrere il rischio di incappare nelle solite frasi banali e scontate, ma te lo devo proprio dire che hai lasciato un immenso vuoto in tutte le persone che come me hanno avuto la fortuna di conoscerti e scoprire che persona speciale tu fossi.
Io ancora non ho smesso di rimproverarmi per non averti salutato prima della tua partenza.
Sono certa che adesso stai bene, hai smesso di soffrire e vegli su tutti noi.
Hai lottato come una tigre contro un male devastante e nonostante tutto io ti ho sempre visto col sorriso sulle labbra.
Sai cosa desidero ardentemente? Un tuo abbraccio, forte forte come quella volta che ci siamo incontrati alla messa di Natale e ci simo ripromessi di combattere e vincere le nostre battaglie. Tu hai combattuto con la grinta di un leone, io invece ho messo la testa sotto la sabbia come gli struzzi.. E' stato un anno molto altalenante e difficile per me, mi sono trovata innanzi alla scelta più importante della mia vita: vivere o mollare. All'inizio avevo deciso di mollare, adesso invece ho preso una decisione dalla quale non voglio tornare indietro: voglio vivere.
E siccome l'erba cattiva non muore mai, caro Gianni, adesso sono in stand by a ricaricarmi le pile in clinica, ma appena torno a casa ho una miriade di idee e progetti che voglio realizzare.
Perché, nonostante tutto, qualcosa di buono l'ho combinato anche io. Ad esempio ho iniziato a fare kick boxing, è uno sport magnifico, soprattutto se hai una marea di tensione da sfogare e hai finito tutti i piatti da lanciare contro il muro; sono riuscita a diventare cintura gialla e non ti dico che soddisfazione. E ora sto già progettando di prepararmi per quella arancione.
Ho continuato a scrivere sul mio blog che, nato quasi per caso, è cresciuto tanto da avere un discreto numero di lettori ed ho ricevuto diversi complimenti per come scrivo. C'è anche un racconto che sto componendo ma negli ultimi tempi l'ho trascurato e ora sento che mi sta chiamando perché vuole venire alla luce.
Ma la cosa più bella è che mi sono costruita una mia piccola famigliola: c'è Marco, un uomo col patentino di santo che mi porterebbe anche la luna se io lo volessi, ma soprattutto da buon ex giocatore ed ora allenatore di football americano, ha le spalle sufficientemente larghe per affrontare i miei momenti di matto e non mi hai mai giudicato, standomi vicino con discrezione, pronto a raccogliermi ogni volta che cadevo. Sa quando è il momento in cui voglio stare per i fatti miei e si tira silenziosamente in parte, ma c'è sempre, a qualunque ora del giorno e della notte, anche solo per farmi un massaggio a una schiena che mi sta dando non poche noie.
E poi ci sono due gatti, uno più matto dell'altro: Leo e Bastet. E' uno spettacolo vedere che si rincorrono e fanno rissa oppure si accucciano uno vicino all'altro e si leccano reciprocamente.
A fine mese arriverà anche Slash, gattino senza tetto, preso in cura da una associazione che protegge gli animali abbandonati e cerca di dar loro una sistemazione. E' così che ho avuto Bastet. Quindi la famiglia si allargherà e di certo non ci annoieremo.
Prima di Marco c'è stato Yuri, una persona davvero eccezionale, che, dopo l'ennesimo ricovero, mi ha preso per mano guidandomi e facendomi vedere quanto bella è la vita. Di questo gliene sarò grata per sempre. Poi quando mi sono resa conto che stavo ricadendo nel baratro dei miei incubi, ho preferito lasciarlo andare, è una persona che merita solo tanta felicità e tenerezza. E' anche un ottimo cantante rock: sarebbe una figata se potessimo assistere ad un suo concerto e ballare fino allo sfinimento...
Col lavoro la situazione è ancora nebulosa ma prevedo buoni sviluppi (voglio essere ottimista) aiutando Marco nel suo lavoro, visto che è pieno come un uovo e non riesce a seguire tutto.
In questo ultimo anno ho affrontato vari ricoveri, ma alla fine sono esperienze che arricchiscono soprattutto perché ti danno la possibilità di conoscere nuove persone che si portano addosso il loro pesante fardello e tutti insieme sentiamo di meno la fatica.
La mia atavica guerra con i miei fantasmi nell'armadio è ben lungi dall'essere vinta, però, seguendo il tuo esempio, mi sono messa a combattere. So di avere un animo guerriero, ma troppo spesso me lo dimentico. E qualche battaglia sto iniziando a vincerla pure io.
Oggi vorrei che mi aprissero la cappella che si trova al piano terra della clinica, ci terrei tanto a dire una preghiera per te, nonostante io sia una gran peccatrice e ultimamente anche una discreta bestemmiatrice.. Vorrei venire a salutarti nel luogo ove riposi, ma purtroppo sono troppo lontana e, anche volendolo, non avrei neanche il permesso di uscita. Ma ti assicuro che appena esco di qua, la prima cosa che faccio è andare alla Pieve di San Martino a dire una preghiera guardando la tua foto col viso così bello e sorridente. Per ora ho incaricato mia mamma i portarti un vaso di fiori, un piccolo regalo per ricordare che ci sei ancora, dentro le nostre menti e dentro i nostri cuori.
Nel frattempo, piano piano, continuerò a combattere e fare tanti piccoli passi in avanti per superare le mie difficoltà. Sarà dura, sicuramente cadrò ancora, ma ho imparato che alla fine riesco a rialzarmi, magari un po' acciaccata, ma ci sono ancora. E questo è l'importante.
Pertanto il nostro incontro è rimandato, spero per molti lunghi anni. Io continuerò a pensarti e a ricordare quel tuo dolce sorriso.
Te ne sei andato troppo presto, ma che ci vuoi fare, il senso della vita non l'ho proprio ancora capito.
Oggi mi sento triste, ma mi riprometto di ritrovare al più presto il mio sorriso perché so che anche tu vorresti che io sia felice. Ti prego solo, da qualunque posto tu sia ora, di vegliare su di noi, tua mamma, tua figlia, e tutte quelle persone che ti volevano e ti vogliono ancora bene.
Mi manchi. Destino bastardo e crudele.

domenica 7 agosto 2011

Divagazioni varie ed eventuali

Ricordo che sin da piccola avevo la passione per la lettura, che ho coltivato poi negli anni, adesso forse un po' meno, preferisco scrivere.
C'era un'amica di mia nonna che mi aveva preso in simpatia e mi regalava libri in continuazione, tre o quattro alla volta. Credo di aver letto “Le avventure di Huckelberry Finn” di Mark Twain in versione integrale di quasi mille pagine almeno dieci volte e da allora mi sono affezionata alla letteratura anglo-sassone.
E anche quando questa gentile signora si è trasferita in un'altra città ha continuato costantemente a spedirmi libri, sempre tre o quattro alla volta, fino alla sua morte. Provo un enorme senso di gratitudine nei suoi confronti.
Ci sono libri che ho letto e riletto fino a consumarli, altri (raramente) li lasciavo perdere dopo poche pagine. Si capisce al volo se c'è feeling con un libro, se non scatta la scintilla è meglio lasciar perdere. Sul mio comodino c'era sempre qualcosa, anche tre o quattro libri contemporaneamente perché leggere è come immergersi in un universo parallelo, partire per un lungo viaggio dove sei tu il protagonista.
A scuola andavo bene in italiano, ero una scheggia in grammatica alle medie, poi lo scazzo totale ha preso il sopravvento e l'ho sempre trascurato fino ad arrivare alla vigilia dell'esame di maturità senza aver aperto un libro. E per tre anni sono riuscita a schivare le interrogazioni sulla Divina Commedia, per cui io di Dante non ne so assolutamente nulla. Però uso l'olio Dante. E' molto buono...
Di chi sarà mai la colpa? Facile scaricare tutto sui professori, nel mio caso farei metà e metà: una professoressa troppo poco coinvolgente e il mio scazzo totale dopo aver preso 4 in un tema in cui avevo copiato pari pari i commenti di un illustre critico letterario (da lì il soprannome “the fox”). Ricordo che alla cena di classe prima delle vacanze natalizie mi sono ubriacata putrefatta, diciamola tutta, coma etilico, e mi ricordo vagamente di aver insultato la professoressa in una maniera devastante. Questo non mi ha certo aiutato nel proseguo dell'anno scolastico.... (anche io ho fatto le mie belle cazzate da fanciulla, questa era la prima e quindi la più disastrosa che potessi combinare).
Ricordo che anche i temi erano bruttissimi, i titoli riguardavano sempre argomenti di letteratura oppure storia e filosofia, praticamente erano delle interrogazioni scritte. Non ricordo una sola volta in cui io abbia potuto esprimere la mia creatività.. che poi con gli anni è scomparsa per riapparire solamente negli ultimi due anni.
Avrei tanto voluta avere come insegnante italiano il mitico professor Keating, magistralmente interpretato da Robin Williams nel film capolavoro “L'attimo fuggente”.... Dio, quante lacrime ho versato per quel film. Era ambientato in un rigorosissimo college inglese e il prof. Keating insegnava letteratura inglese in maniera del tutto anticonvenzionale, tipo tenendo le lezioni passeggiando in giardino o stimolando la creatività dei suoi allievi facendogli comporre poesie..
E grazie a quel film ho conosciuto il poeta americano Walt Whitman; ho letto poche sue poesie ma sono di un coinvolgente unico. Mi sarebbe piaciuto che al mio compleanno qualcuno mi avesse regalato un libro di sue poesie (con rigorosa traduzione in italiano a fianco), ma non avendo espresso questo desiderio a nessuno, ciò non è avvenuto. Vedremo di rimediare in qualche modo...
Navigando su internet ho trovato delle citazioni del film che mi si sono impresse nella mente come un marchio, le ho fatte mie. Eccone un paio:
“Ho un segreto da confessarvi, avvicinatevi. Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana e la razza umana è piena di passione. La poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, sono queste le cose che ci tengono in vita. Citando Walt Whitman: "O me, o vita domande come queste mi perseguitano. Infiniti cortei di infedeli, città gremite di stolti, che v'è di nuovo in tutto questo, o me, o vita? Risposta: che tu sei qui, che la vita esiste, e l'identità. Che il potente spettacolo continua e tu puoi contribuire con un verso." .. e quale sarà il tuo verso?”
Il mio umile verso è questo blog ove riverso tutti i miei pensieri, a volte seri, a volte completamente svalvolati, più un racconto che vorrei terminare prima o poi. Sento che mi sta chiamando perché vuole essere completato e io, da aspirante scrittrice, lo riprenderò in mano e cercherò di renderlo il mio piccolo capolavoro.. Sono cose che danno una soddisfazione immensa, soprattutto che adesso sento come non mai l'urgenza di scrivere...
Ecco un'altra bella citazione del film: “Mostratemi un cuore non contaminato da folli sogni e io vi mostrerò un uomo felice - Ma solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi. E' da sempre così e così sarà per sempre.”
Ma la frase più bella e commuovente è un passo di una poesia di Walt Whitman, che vorrei fosse inciso sulla mia tomba il giorno (spero il più lontano possibile) della mia dipartita:
“Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza, volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita e sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.”
Di questa frase ne farò tesoro, me la scriverò su un foglietto e la terrò sempre in tasca con me. Diventerà il mio proposito per il mio trentanovesimo anno appena iniziato. E voglio che sia un anno felice, per me e per tutti quelli a cui voglio bene, senza bollettini di guerra..
Tra l'altro, avendo io ripreso a 28 anni gli studi interrotti a 22 anni, ho riscoperto quanto bello è studiare ed imparare cose nuove. E così ho preso due lauree. Sono bramosa di conoscenza e non certo per avere un titolo in più da mettere nel curriculum, bensì per arricchire il mio spirito.
Ed ora, nonostante avessi giurato che mai e poi mai avrei ripreso un libro in mano, mi ritrovo sempre più spesso a navigare sul sito dell'università di Udine.. Questo è il chiaro segnale che il mio inconscio vuole mandarmi: “Iscriviti, frequenta, studia, impara cose nuove”.
C'è da aggiungere che adoro le sfide, mi preparo certosinamente per qualsiasi esame, anche il più semplice. Adoro far vedere al docente che mi interroga quanto sono preparata e godo come una capra quando prendo un bel voto. Non sono matta (almeno credo), un trenta è una soddisfazione effimera, per poter studiare bisogna prima lavorare e avere una discreta tranquillità economica. Ho un paio di amici che hanno iniziato l'università dopo aver passato la trentina e quando lo fai in età più matura, studi e ti impegni con maggiore consapevolezza, facendo tanti sacrifici.
Qui, se continua così la storia, mi sa tanto che a settembre mi reiscriverò. La facoltà? Sorpresa........

giovedì 4 agosto 2011

Happy birthday to me

Trascorrere il proprio compleanno in una clinica psichiatrica può fare storcere il naso a più di qualcuno.
E invece no, è un'esperienza stupenda, ho trascorso una giornata fantastica circondata da tanti amici e tanto affetto. Ora mi sento così felice che mi sembra di volare..
Tutti pensano che siamo matti ma invece abbiamo una sensibilità molto marcata, fuori dal comune, che a volte ci è di ostacolo perchè rimaniamo feriti dai problemi della vita più facilmente delle altre persone, ma contemporanemente siamo pieni di amore e di sentimenti forti da regalare a chi ci vuole bene. Sono contenta di essere così, devo solo imparare a proteggermi di più dai colpi bassi ma per il resto non cambierei una virgola di me stessa.
Oggi in sala da pranzo sono stata circondata a tradimento da un gruppo di bei ragazzuoli che mi hanno intonato la canzoncina degli auguri. Stupendo.
E mi hanno regalato un piccolo mazzo di fiori raccolti in giardino. Li ho messi qui, sulla mia scrivania, dentro un bicchiere di acqua, sperando che durino il più possibile.
A me non interessano regali sfarzosi, sono felice anche solo con un bacio, un abbraccio, un pugno di piccoli fiori colorati.
Queste sono le gioie della vita. Anche in una clinica...