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Uno splendido viaggio sulle montagne russe della mente di una borderline girl

lunedì 4 ottobre 2010

Caro Gianni, ti riscrivo

Caro Gianni,
eccomi qui a scriverti un'altra lettera. Era un desiderio, questo, che mi frullava in testa da parecchi giorni, un modo per sentirti qui con me.
Questi giorni ho riempito un sacco di fogli di appunti di cose da dirti, ho scritto come una forsennata ed eccomi ora a mettere insieme i pezzi e raccontarti delle belle cose che mi stanno succedendo in questo periodo.
Ho una vagonata di cose da dirti, spero di non annoiarti, ma voglio recuperare in qualche modo il tempo perso, tempo durante il quale ti ho imperdonabilmente trascurato. Spero tu non me ne voglia.
Dopo una lunga e sofferta attesa ho finalmente davanti ai miei occhi una tua fotografia che avevo richiesto ai tuoi familiari: che bel sorriso, è contagioso, mi trasmette tanta serenità.. e quasi quasi mi commuovo....
Il dolore per la tua perdita si sta lentamente placando e, piano piano, iniziano a riaffiorare i bei ricordi, nei quali mi piace dolcemente farmi cullare.
Ma lo sai Gianni che mi manchi un casino??? Prima era come se dessi per scontata la tua presenza, avevo sottovalutato la tua malattia e tu alla fine mi hai giocato il brutto scherzo di andartene senza salutare. Eh, no! Io ti voglio sentire ancora qui con me e il mio scriverti una lettera ogni tanto è il modo che ho escogitato per far sì che il tuo ricordo non mi abbandoni mai.
Il 10 settembre è stata una giornata strana. Erano contemporaneamente un mese dalla tua partenza e tre mesi che stavo con Yuri. Non sapevo se essere triste o felice, non volevo far torto a nessuno dei due, sicchè ho diviso il mio cuore a metà, un pò per te e un pò per Yuri e spero che ad entrambi vada bene la soluzione che ho adottato.
Pensa, caro Gianni, che una sera, sarà stato un mese fà circa, mi è accaduto un episodio stranissimo.... Ero da poco andata a dormire, avevo recitato dentro di me una preghiera alla tua memoria e poi mi ero buttata sotto le coperte.
L'aria intorno a me era strana, l'atmosfera quasi rarefatta e irreale, non so dirti se ero sveglia o già nel limbo che precede l'ingresso nel magico mondo dei sogni. Ebbene, non me lo so spiegare, ma io avvertivo chiaramente la presenza di qualcuno in casa, una persona che era passata di lì per salutarmi. Eddai, dimmi che eri tu! E magari, da gran mattacchione quale sei, hai voluto farmi una sorpresa!!! Beh, ci sei riuscito alla grande! All'inizio ho preso un grande spavento, poi mi sono tranquillizzata pensando a te.
Magari la prossima volta avvisami quando passi, che almeno mi faccio trovare decente, senza quegli orribili bigodini che mi metto ogni sera in testa! E magari ci possiamo anche bere una grappa in ricordo dei bei tempi che furono...
L'altro giorno, come un flash improvviso, mi è balzato alla mente il ricordo di tutte quelle volte che la domenica, dopo messa, mi facevi guidare la tua vecchia Panda. Mi sono sempre chiesta come facesse un uomo tanto grande a stare dentro un'auto così piccola, forse tu eri snodabile e io non me ne ero accorta:))
E, una volta fatto il giro del paese, arrivavamo sullo spiazzo ghiaioso davanti alla chiesa e tu mi urlavi: "Butile di cul! Butile di cul!" E io, pazza scatenata, ruotavo al massimo il volante e tiravo il freno a mano per far compiere all'auto un paio di giri su sè stessa. Matto! L'altro giorno ci ho ripensato a questa cosa e mi sono messa a ridere da sola. Ti prometto che appena trovo uno spiazzo decente, mi lancerò nuovamente in queste folli manovre, urlando al cielo tutta la mia follia! Perchè è bello, sai, trovare dei momenti in cui fare cose folli (ovviamente non pericolose). giusto per scaricare le tonnellate di adrenalina che mi circolano nelle vene come benzina pura che aspetta solo una piccola scintilla per poter esplodere incontrollata.
Ti dirò che, nonostante il tempo sia passato, sono rimasta un pò (tanto direi) folle e spericolata alla guida: parcheggio dove mi capita, me ne frego dei divieti, passo col semaforo rosso. Yuri sostiene che si tratta del mio 15% di neuroni bruciati, percentuale variabile in base a come butta la giornata e credo che non abbia tutti i torti.
Sapessi, caro Gianni, quante cose sono successe nella mia vita negli ultimi tempi, voglio raccontarti, un pò alla volta tutti gli aggiornamenti, dobbiamo in qualche modo recuperare il tempo perso.
Ho trovato un lavoro, in realtà al momento è un semplice tirocinio, ma è di gran lunga il lavoro più bello e ricco di responsabilità che io abbia mai avuto. E ce la sto mettendo davvero tutta per imparare ogni giorno qualcosa di nuovo e mostrare ai miei responsabili che anche io sono una persona valida, che merita di avere una opportunità professionale. Per ora procede tutto bene, spero solo di riuscire a mantenere questi ritmi impegnativi. Mi sono imposta di andare a dormire presto la sera, ma già oggi sto sgarrando, ma ho troppa voglia di scriverti.
La mia salute, nonostante qualche acciacco, è in netto miglioramento. Mi sento molto più serena e felice, lucida e consapevole di ciò che mi è accaduto in passato e determinata a far sì che io non si ripeta più. Voglio godermi la vita, in tutta la sua pienezza, e come dice il grande Paolo Coelho "Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare."
E così spesso mi ritrovo a casa mia, da sola, a ballare tutta scatenata con la musica a palla, piacevolmente sgraziata, razionalmente incosciente, cronicamente fuori tempo, imperfettamente perfetta.... insomma, felicemente e insindacabilmente fuori di testa e fuori dagli schemi.
E allora via a tutte le barriere e agli intricati labirinti costruiti dalla mia mente perennemente orientata alla ricerca dell'assoluta perfezione e all'esaltazione della purezza della mia anima, disprezzando la consistenza delle cose terrene.
La vita è anche sporcarsi le mani raccogliendo la cacca del gatto e pulire le sue ciotole quotidianamente, ammazzandole formiche che infestano il mio bagno attirate dall'odore del cibo.
Sai, Gianni, da un paio di mesi ho adottato un piccolo cucciolo di gatto.Si chiama Leo (anche se io a volte lo chiamo Leopoldo o Leonardo o anche Leopino).
E' davvero dolce ma ha anche dei momenti in cui si comporta in maniera davvero folle, molto più della sua proprietaria!
Mi fa tanta compagnia visto che io vivo da sola ed ora sto scoprendo quanto è faticoso avere in casa una piccola creatura da crescere e accudire. Infatti la sera quando torno a casa, non importa quanto stanca io sia, il mio primo pensiero va a lui...Me lo prendo in braccio, me lo coccolo tutto quanto, lo riempio di baci, gli do da mangiare, gli cambio l'acqua e pulisco il suo cessetto.
E la mattina mi piange il cuore ad uscire e lasciarlo tutto solo per tutto il giorno. Lo guardo mentre parto che si arrampica sull'inferriata della terrazza e osserva l'orizzonte, forse chiedendosi quando ritornerò da lui.
Con Leo ci stiamo reciprocamente addomesticando, proprio come il piccolo principe e la volpe nel mitico libro di Saint-Exupery; perchè, come recita il libro, non si conosce solo ciò che si addomestica, addomesticare significa creare dei legami e, soprattutto, "l'essenziale è invisibile agli occhi".
E' il tempo perso per Leo che lo ha reso così importante per me. L'hai letto, caro Gianni, questo splendido libro? E' un capolavoro! Se ti va, prova lassù in paradiso a vedere nella Biblioteca Celeste se San Pietro ti può lasciare una copia in prestito per un pò, ne vale davvero la pena.
A proposito, mio caro amico, io do per socntato che tu ora sia in Paradiso, te lo meriti tutto.. Anche se, sotto sotto, un giretto nel Purgatorio io non lo disdegnerei, se non altro per conoscere persone nuove.
A questo punto sarai anche stufo di leggere i miei sproloqui, ma ho lasciato volutamente per ultima la notizia più bella, che vorrei condividere con te; ebbene sì, caro Gianni, mi sono innamorata.. e di brutto questa volta.
Peccato che tu e Yuri non vi siate mai incontrati, sicuramente ti sarebbe piaciuto. Ci sono mille cose che me lo fanno amare ogni giorno di più: è' il primo uomo che abbia amato a prima vista quanto me il sovracitato Piccolo Principe e per me vuol dire molto.. E grande e massiccio come piace a me (non apprezzo le persone troppo magre e detto da me è tutto un programma!), è intelligente e un gran dispensatore di gesti e parole d'affetto, ma soprattutto è il primo e unico uomo a cui non riesco a raccontare palle: riesce sempre a beccarmi, solo dal tono della voce, se ho combinato qualche cazzata.. E soprattutto sopperisce egregiamente alla mia ormai cronica penuria di neuroni (ho detto neuroni, non ormoni!!) che mi fa parcheggiare sui marciapiedi o nei divieti di sosta.
Concludo questa lunghissima lettera dicendoti che la promessa che ci siamo fatti a Natale la sto mantenendo, tu non ci sei riuscito ma non è colpa tua. Ci penso io per tutti e due.
Ti scriverò ancora, sperando di farti cosa gradita.. e intanto guardo la tua foto e sorrido.
Ti voglio bene!

domenica 3 ottobre 2010

Pastiglie

"Pastiglie per dormire...
Pastiglie per mangiare....
Pastiglie per volare..."
Ho riascoltato pochi giorni fa questa simpatica canzone dei Prozac+ e mi ha fatto sorridere..

Beh, ammetto che nella mia lunga carriera di anima svalvolata, ne ho prese di pastiglie: di tutti gli odori, di tutte le forme, di tutti i colori.. E ne sto prendendo ancora.. a volte me le cambiano, a volte me le aumentano, a volte infine me le diminuiscono.. e io rimango ad osservare gli effetti che fanno sul mio corpo..
Beh, questa volta è davvero dura.. Sto scoprendo con stupore ed anche con tanta paura ciò che da tempo sospettavo ma non volevo ammettere a me stessa: ho sviluppato una forte e pesante dipendenza dalle benzodiazepine, gli ansiolitici per capirci.

En, Minias, Halcion, Pasaden, Tavor, ma soprattutto Xanax. E' la mia droga, non riesco a farne a meno. Rappresenta come un cuscinetto che mi protegge dalle minacce che quotidianamente mi giungono dal mondo.. Non sempre sono così forte come appaio..
E ora che ho trovato un lavoro (beh è un tirocinio ma pur sempre di lavoro si tratta), tra l'altro il più bello ed interessante delle mia vita, mi trovo nella spiacevole situazione di dover diminuire le dosi, altrimenti non sono lucida a sufficienza e rischio di addormentarmi col viso appoggiato alla scrivania. Sarebbe davvero molto imbarazzante.
E allora via la pastiglia del mattino, solo metà a pranzo e poi dalla prossima settimana via del tutto anche quella di pranzo.
Ora mi sento maledettamente scoperta e fragile, mi sembra come di camminare in equilibrio precario cul bordo di un burrone.. Chissà se cadrò? Ce la farò? La vedo molto dura.
Sto proprio vivendo una crisi di astinenza in piena regola, come un drogato che molla l'eroina, ma io non ho il metadone per compensare.. Non ho nulla e mi sento affogare in un mare nero che mi sta inghiottendo.
Ho paura.
ho i brividi.
ho un'angoscia tremenda.
ho freddo.
Quanto durerà?
Ce la farò?

Intanto lascio che il tempo scorra, dedicandomi alle attività più futili e superficiali, per non pensare troppo.. altrimenti il mio cervello va in shut down..
Benvenuta nel mondo reale...
..escribir de mi vida.. no se puede contar....

domenica 12 settembre 2010

As time goes by

Stamattina mi sono messa alacremente al lavoro per sistemare tutte le mie scartoffie ed è saltata fuori una poesia che mi avevano dato durante il periodo in cui ero ricoverata a Teolo. E' tratta da un film che narra la vita di Nelson Mandela. Anche allora l'avevo pubblicata sul mio blog perchè mi aveva colpita molto e ora la pubblico nuovamente perchè, a distanza di mesi, la rileggo con maggior consapevolezza e forza interiore.. Ora sì che mi sento cresciuta e matura (nonostante abbia i capelli tutti bianchi da una vita!!), grazie Yuri perchè sei il sole che ha illuminato il mio mondo e mi hai insegnato a tirare fuori le palle. Ti amo.
INVICTUS
Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l'indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro nè ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi dell'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

giovedì 9 settembre 2010

Autumn leaves

L'arrivo dell'autunno mi ha sempre messo addosso una sorta di strana malinconia. Le giornate che si accorciano, le foglie che diventano gialle e cadono, quel particolare profumo nell'aria, soprattutto nei boschi.
Qualsiasi psichiatra la definirebbe "depressione ciclotimica", ma io me ne strafotto di queste classificazioni del cazzo e mi godo la mia melanconia, in tutte le sue sfacettature.
Ho sempre amato, all'arrivo dell'autunno, fare delle lunghe passeggiate in solitaria nei boschi, preferibilmente verso il tramonto, quando il sole è una palla arancione che pian piano saluta il giorno, magari anche correndo dei rischi, ma con i pensieri che mi vagavano in libertà. A volte erano pensieri tristi ma altre volte trovavo conforto e serenità in quei silenzi.
Neglia anni scorsi, per un lungo periodo sono stata fortemente attratta dai cimiteri e da tutto ciò che aveva a che fare con la morte.. non lo so perchè, ma avevo la convinzione che era un evento che mi sarebbe capitato da lì a breve, era come se vedessi i defunti della mia famiglia che mi chiamavano a braccia aperte, pronti ad accogliermi in un mondo fatto della tanto agognata serenità che invano andavo cercando.
In questo delirio che mi portavo dietro, avevo progettato il mio suicidio da attuarsi il giorno del mio trentacinquesimo compleanno, mi ero informata su internet su tutti i metodi utilizzabili, ma alla fine la vigliaccheria mi ha impedito di compiere quel gesto estremo.
Poi la vita è continuata pigramente lungo i suoi binari... un ricovero in day hospital in psichiatria, dove ho risolto ben poco.. Beh forse qualcosa di buono l'hanno fatto: mi hanno trovato la cura per riuscire finalmente a dormire la notte senza svegliarmi ad ogni ora col cuore in gola. Lunga vita al Seroquel, io sono e rimarrò sempre una "quetiapina addicted".
Poi il lavoro, facevo la guardiana in una biblioteca universitaria presso un vecchio palazzo fatiscente a Udine.. mi ricordo che la mattina, mentre facevo il giro di perlustrazione, mi attardavo tra gli scaffali di quei freddi corridoi, a sfogliare le pagine di tutti quei libri, annusavo l'odore della carta, volevo leggere e imparare tutto lo scibile umano. E intanto studiavo, studiavo, studiavo, senza sosta, al di là della stanchezza. Beh la laurea me la sono presa, ci sta bene nel curriculum, ma alla fin fine non mi è servita granchè..se non altro ho imparato discretamente bene lo spagnolo.
La Luisona di oggi è distante anni luce da quella Luisa, eppure è una parte di me che non rinnego e che rimarrà sempre viva dentro di me.
Ora sono cambiate tante cose.. Ho una gran fame: di cibo, di vita, di amore e di fare l'amore, di fisicità, di contatto con altre persone, voglio riprendermi con gli interessi tutto ciò che non ho visto o non ho fatto negli ultimi anni.. Anche se ho sempre tanta paura per il futuro, ogni novità mi impaurisce, ho il terrore di fare passi falsi e commettere gli errori che ho fatto nel passato oppure di perdere ciò che con fatica mi sono conquistata..
Da giovane, mia mamma era una gran topolona (magari avessi avuto io un pizzico del suo fascino). Era fidanzata con un bell'uomo, molto più grande di lei, di buona famiglia ed estremamente affascinante. Erano colleghi, dovevano sposarsi.. Poi lui ha avuto un attacco di cuore e le è morto praticamente in diretta davanti agli occhi. Questa cosa l'ho saputa solo negli ultimi anni e mi ha turbato parecchio.
Mi sono informata, ho conosciuto la sua famiglia che mi ha accolto ed ospitato a braccia aperte, sono andata in cimitero a versare un fiume di lacrime sulla tomba di quell'uomo che avrebbe potuto essere mio padre ed insegnarmi tante cose. Mi sono chiesta molte volte come sarebbe stata la mia vita se fossi nata in quela calda famiglia e non in quella tutta sfilacciata in cui mi ritrovo ora. Sarebbe stato tutto uguale? Avrei avuto la stessa vita? Gli stessi problemi?
Alla fine, mia madre, dopo anni di solitudine, ha accettato la corte di quella vecchia volpe di mio padre, che ogni estate nel suo paese (che un posto di villeggiatura) faceva strage di cuori.
Ah papà, mi piacerebbe tanto che tu mi raccontassi i dettagli piccanti della tua gioventù, ma adesso tu sei preda del Parkinson e della demenza senile. Una strada senza ritorno, con le tue mani tremanti, tutto gobbo e le parole che ti escono a scatti..
E in questo contorto girovagare attraverso i meandri dei miei circuiti cerebrali, il mio pensiero va a Raffaele, il ragazzo con cui sono stata per quasi un anno, credo fosse il 2006.
Ci siamo conosciuti su internet, la cosa che ci ha accomunato era la passione per lo studio, entrambi avevamo ripreso l'università in età "avanzata", tra l'altro nella stessa facoltà.
Ma alla fin fine credo che lui non abbia mai capito me e io non ho mai capito lui veramente. Eravamo due universi che viaggiavano paralleli, due solitudini che si incontrano per farsi un pò compagnia.
Io ero disoccupata, andata da poco a vivere da sola, con l'angoscia di trovarmi in una casa nuova che sentivo non appartenermi ancora e con il problema di arrivare a fine mese senza troppi debiti. Lui lavorava in banca.. La mattina presto mi telefonava con voce pimpante e mi diceva:" ti auguro di passare una splendida giornata!". Io rispondevo grazie, ma in realtà pensavo: "Ma vaffanculo tu e il tuo lavoro in banca da 2000 euro al mese quando a me aspetta un'altra giornata da disoccupata, in continuo pellegrinaggio per le agenzie interinali di Udine a mendicare un qualsiasi lavoro"... Stavo male ma lui non voleva (testuali parole) essere il lavandino dove sfogare i miei problemi, quindi alla lunga ho alzato i tacchi e me ne sono andata per la mia strada.
Ma una bella cosa riconosco a Raf: mi ha trasmesso il suo grande amore per la montagna, che io avevo dimenticato da tempo.. Ricordo le lunghe camminate nei boschi silenziosi, in pieno inverno, quella volta che siamo stati colti da una tempesta di neve e non vedevamo più il sentiero. E poi la realizzazione del mio grande sogno: raggiungere la vetta del monte Amariana, che sovrasta Tolmezzo, il mio paese natale, e vedere la statua della Madonna che mio zio aveva contribuito a trasportare lassù più di trent'anni fà.. Quanta pace lassù sulle vette, respirare aria pura, godersi il panorama dopo aver fatto tanta fatica..
La Luisona di oggi è distante anni luce da quella Luisa, eppure è una parte di me che non rinnego e che rimarrà sempre viva dentro di me.
Ora sono cambiate tante cose.. Ho una gran fame: di cibo, di vita, di amore e di fare l'amore, di fisicità, di contatto con altre persone, voglio riprendermi con gli interessi tutto ciò che non ho visto o non ho fatto negli ultimi anni.. Anche se ho sempre tanta paura per il futuro, ogni novità mi impaurisce, ho il terrore di fare passi falsi e commettere gli errori che ho fatto nel passato.
Adesso che ho buttato nero su bianco i pensieri che mi sgorgavano da dentro come un vulcano in eruzione, mi sento esausta. Questo pomeriggio i miei pensieri hanno intrapreso strade pericolose, ho rischiato un corto circuito cerebrale, era tutto un casino in testa, avevo perso il senso dell'orientamento.
L'unico rimedio che conosco al fine di evitare di cadere nel baratro della follia è del sano e buon sesso, ma questa opzione non è praticabile al momento, avendo Yuri fuori combattimento a causa di un attacco di tronco-bronco-assassinosi. Allora il piano B (perchè esiste sempre un piano B, vero Gigia?) prevede di sfiancarsi in palestra consumando tutte le forze e le energie (caro Nefer, se mi stai leggendo sappi che ti adoro, un istruttore colombiano che fa lezione di step in friulano è un mito da inseguire)..
Comprensibilmente stanca, all'una e mezza, saluto tutti, buoni e cattivi, simpatici e antipatici.
Good night and good luck...

martedì 17 agosto 2010

Lettera ad un amico

Caro Gianni,
è passata una settimana, giorno più giorno meno, da quando te ne sei andato e io continuo a soffrire per la tua perdita, soprattutto perchè mi ha colto come un fulmine a ciel sereno, non sapevo che le tue condizioni erano peggiorate, ed è forte il rimpianto per non averti salutato.
Certo, qualcuno potrebbe obiettare che io non ho titolo per essere così addolorata, in confronto a quanto possono provare la tua mamma, tua moglie e tua figlia.. Ma tu eri un caro amico, una persona a cui volevo un gran bene. Hai fatto parte della mia vita, abbiamo condiviso bei momenti e anche se negli ultimi anni ci siamo persi un pò di vista, non ho mai smesso di pensare che eri una delle persone più belle nel giro delle mie amicizie.
Quando ho avuto la notizia della tua scomparsa ho pianto disperatamente, come non facevo da tempo immemorabile. Inizialmente la mia rabbia si è rivolta contro chi sapeva che stavi per andartene e non mi ha detto nulla, poi l'ho dirottata verso me stessa. Ha avuto ragione mia mamma quando mi ha detto: "potevi pensarci prima".
Ed è per questo che continuo a sentirmi in colpa, non me la perdono. Ti ricordi quando a Natale ci siamo visti e ci siamo abbracciati forte forte, ripromettendoci che ce l'avremmo fatta? E perchè invece mi hai lasciata sola a combattere?
E poi l'impegno a trovarci a bere qualcosa ma quando tu mi cercavi, io non c'ero mai, sempre a macinare vasche in quella fottuta piscina, che mi ha tenuta troppo a lungo isolata dal mondo.
Ho trascorso una settimana d'inferno, con un senso di angoscia profonda, come un macigno pesante piazzato nel cuore e notti agitate, funestate da brutti sogni.
Ho cercato di anestetizzare il dolore buttandomi a capofitto nell'attività fisica e nel bere un bicchiere di grappa o di limoncello la sera dopo cena, per portare la mia consapevolezza nel limbo.
Adesso finalmente ho capito che non esistono farmaci o antidoti al dolore, ma che questo va vissuto, accettato e metabolizzato. E' la vita, ed esperienze come queste aiutano a crescere e soprattutto a capire quanto sacra è la vita, e che la vita va vissuta in pieno, accettando a braccia aperte i doni che ci porta e superando con santa pazienza gli inevitabili ostacoli a cui ci pone di fronte.
Quando ti ho visto disteso nella bara, non riuscivo a distogliere lo sguardo dal tuo viso, ero come in catalessi. Mi veniva voglia di dirti: "Su Gianni, smettila di dormire! Alzati e andiamo al bar a berci uno spriz"! Quell'aperitivo che per colpa mia non abbiamo mai bevuto. Ma tu non mi sentivi, continuavi a rimanere fermo e io stavo male.
Adesso però è giusto che io riprenda il mio cammino, e soprattutto che smetta di sentirmi in colpa. Il nodo al cuore pian piano col tempo si scioglierà... Io diventerò grande e mi porterò sempre dentro il tuo ricordo.
Ti ricordi quella volta che siamo andati alle cascate di notte a mangiare l'anguria, e le mie mitiche feste di compleanno??? Sei stato un mito quando ti ho visto alzarti la mattina successiva e andare via barcollando, pronto per andare a lavorare!!! E quando venivi a trovarmi a casa mia? E quando per il tuo matrimonio ho messo insieme il coro e ti ho regalato la maglietta del concerto rock che avevo organizzato a Plaino? Ci penso a tutti questi bei ricordi e mentre ti scrivo, il mio viso si distende ed esce fuori un sorrriso. Da lassù aiutami ad avere sempre questo sorriso sulle labbra, anche quando mi si presenteranno altre prove dure da superare.
Ti ho voluto bene e te ne voglio ancora tanto. Grazie per essere stato parte della mia vita, tu non sei morto, il tuo ricordo rimarrà per sempre indelebile nel mio cuore. Ciao Gianni!

giovedì 12 agosto 2010

Quello che ha imparato Paolo Coelho

Paolo Coelho è una gran persona, è uno dei miei  scrittori preferiti, ha vissuto una vita veramente particolare, è stato anche ricoverato in un istituto psichiatrico perchè era una persona dotata di una sensibilità particolare, scambiata da medici incompetenti per malattia mentale.
Non ho ancora iniziato a leggere la sua biografia che mi ha regalato la zia Gigia ma so già che sarà una lettura molto coinvolgente.
Anni fa ho trovato alcune sue citazioni, riguardano le cose che ha imparato nella vita e che vorrei poter imparare anch'io, anche se ho molta strada ancora da fare. Eccole qui:

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
Che la pazienza richiede molta pratica.
Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.

Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.

Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto te stesso.

Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
E’ vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
Non cercare le apparenze, possono ingannare.
Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.

Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

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Oggi ho saputo che è morto un mio caro amico che era ammalato da tempo. La cosa che mi ha fatto rabbia è che eravamo d'accordo di trovarci a bere qualcosa prima o poi ma tutte le volte che mi cercava io ero sempre impegnata, a macinare vasche in quella piscina di merda.

Mi rimane il rimpianto di non averlo salutato, gli volevo un gran bene, abbiamo passato bei momenti assieme.

A Natale ci eravamo incontrati e ci eravamo abbracciati forte forte, con la promessa reciproca che ce l'avremmo fatta. Conservo ancora il suo sms in risposta ai miei auguri:
"Grazie cara Luisa. Ricambio gli auguri sicuro che anche tu farai la tua lotta. Ce la possiamo fare! Un abbraccio! Gianni."

Ora che lui non ce l'ha fatta, mi assumo io l'impegno per tutti e due di farcela, di guarire una volta per tutte. Voglio vivere, voglio combattere, so che da lassù lui mi guarda e sorride.

Il suo viso sereno quando l'ho visto oggi disteso nella bara mi ha dato una sensazione davvero forte: ha smesso di soffrire ed ovunque sia, so che finalmente sta bene.

E per una vita che finisce, un'altra incomincia. E' nato Tommaso, figlio del mio amico Luigi e della sua morosa Cristiana. Che la vita gli sorrida sempre.

E' un mondo talmente ingiusto a volte, ma in fondo è ancora molto bello....

martedì 3 agosto 2010

una vita in vacanza

C'è chi farebbe i salti di gioia al mio posto, sono perennemente in ferie, senza mai un lavoro se non fisso almeno continuativo.
Nella mia mente nel corso degli anni si è formata la convinzione che una persona vale se ha un lavoro onesto e socialmente riconosciuto e io, non avendo nulla, di conseguenza non valgo niente.
Questo è il pensiero altamente distorto contro il quale sto combattendo in questi giorni; lo voglio sconfiggere prima di tutto per me e per la mia tranquillità e poi anche perchè non voglio far preoccupare le persone a me care.. La faccia triste di Yuri quando è in pensiero per me è un coltello che ferisce il cuore e io voglio che il mio uomo sia felice, sempre e comunque, anche se io sono una persona che si porta dietro un pò di fardelli pesanti.
Certe volte i miei pensieri sono talmente incasinati e attorcigliati che mi fanno venire il mal di testa e allora spengo tutti gli interruttori e vado a farmi un giro al parco.
Mi ripeto come un mantra "sei in ferie" e allora, cazzo, godiamocele queste fottute ferie... A settembre si penserà al da farsi sul lavoro, ora sarebbe solo un combattere contro i mulini a vento.
Sapevo che non sarebbe stata facile la vita fuori da Teolo, a volte è facile e a volte è tanto difficile che temo di non farcela. Sono caduta, mi sono rialzata e ho ripreso a camminare..
Voglio godere la mia vita e il mio uomo fantastico.

vorrei un giorno poter dire:
"....nascere a mani vuote,
morire a mani vuote,
ho contemplato la vita nella sua pienezza,
a mani vuote..."