Cerca nel blog

Libri preferiti

  • Banana Yoshimoto
  • Due di due
  • Il gabbiano Jonathan Livingstone
  • Il piccolo principe
  • Ragazze interrotte
  • Veronika decide di morire

Uno splendido viaggio sulle montagne russe della mente di una borderline girl

domenica 7 agosto 2011

Divagazioni varie ed eventuali

Ricordo che sin da piccola avevo la passione per la lettura, che ho coltivato poi negli anni, adesso forse un po' meno, preferisco scrivere.
C'era un'amica di mia nonna che mi aveva preso in simpatia e mi regalava libri in continuazione, tre o quattro alla volta. Credo di aver letto “Le avventure di Huckelberry Finn” di Mark Twain in versione integrale di quasi mille pagine almeno dieci volte e da allora mi sono affezionata alla letteratura anglo-sassone.
E anche quando questa gentile signora si è trasferita in un'altra città ha continuato costantemente a spedirmi libri, sempre tre o quattro alla volta, fino alla sua morte. Provo un enorme senso di gratitudine nei suoi confronti.
Ci sono libri che ho letto e riletto fino a consumarli, altri (raramente) li lasciavo perdere dopo poche pagine. Si capisce al volo se c'è feeling con un libro, se non scatta la scintilla è meglio lasciar perdere. Sul mio comodino c'era sempre qualcosa, anche tre o quattro libri contemporaneamente perché leggere è come immergersi in un universo parallelo, partire per un lungo viaggio dove sei tu il protagonista.
A scuola andavo bene in italiano, ero una scheggia in grammatica alle medie, poi lo scazzo totale ha preso il sopravvento e l'ho sempre trascurato fino ad arrivare alla vigilia dell'esame di maturità senza aver aperto un libro. E per tre anni sono riuscita a schivare le interrogazioni sulla Divina Commedia, per cui io di Dante non ne so assolutamente nulla. Però uso l'olio Dante. E' molto buono...
Di chi sarà mai la colpa? Facile scaricare tutto sui professori, nel mio caso farei metà e metà: una professoressa troppo poco coinvolgente e il mio scazzo totale dopo aver preso 4 in un tema in cui avevo copiato pari pari i commenti di un illustre critico letterario (da lì il soprannome “the fox”). Ricordo che alla cena di classe prima delle vacanze natalizie mi sono ubriacata putrefatta, diciamola tutta, coma etilico, e mi ricordo vagamente di aver insultato la professoressa in una maniera devastante. Questo non mi ha certo aiutato nel proseguo dell'anno scolastico.... (anche io ho fatto le mie belle cazzate da fanciulla, questa era la prima e quindi la più disastrosa che potessi combinare).
Ricordo che anche i temi erano bruttissimi, i titoli riguardavano sempre argomenti di letteratura oppure storia e filosofia, praticamente erano delle interrogazioni scritte. Non ricordo una sola volta in cui io abbia potuto esprimere la mia creatività.. che poi con gli anni è scomparsa per riapparire solamente negli ultimi due anni.
Avrei tanto voluta avere come insegnante italiano il mitico professor Keating, magistralmente interpretato da Robin Williams nel film capolavoro “L'attimo fuggente”.... Dio, quante lacrime ho versato per quel film. Era ambientato in un rigorosissimo college inglese e il prof. Keating insegnava letteratura inglese in maniera del tutto anticonvenzionale, tipo tenendo le lezioni passeggiando in giardino o stimolando la creatività dei suoi allievi facendogli comporre poesie..
E grazie a quel film ho conosciuto il poeta americano Walt Whitman; ho letto poche sue poesie ma sono di un coinvolgente unico. Mi sarebbe piaciuto che al mio compleanno qualcuno mi avesse regalato un libro di sue poesie (con rigorosa traduzione in italiano a fianco), ma non avendo espresso questo desiderio a nessuno, ciò non è avvenuto. Vedremo di rimediare in qualche modo...
Navigando su internet ho trovato delle citazioni del film che mi si sono impresse nella mente come un marchio, le ho fatte mie. Eccone un paio:
“Ho un segreto da confessarvi, avvicinatevi. Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana e la razza umana è piena di passione. La poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, sono queste le cose che ci tengono in vita. Citando Walt Whitman: "O me, o vita domande come queste mi perseguitano. Infiniti cortei di infedeli, città gremite di stolti, che v'è di nuovo in tutto questo, o me, o vita? Risposta: che tu sei qui, che la vita esiste, e l'identità. Che il potente spettacolo continua e tu puoi contribuire con un verso." .. e quale sarà il tuo verso?”
Il mio umile verso è questo blog ove riverso tutti i miei pensieri, a volte seri, a volte completamente svalvolati, più un racconto che vorrei terminare prima o poi. Sento che mi sta chiamando perché vuole essere completato e io, da aspirante scrittrice, lo riprenderò in mano e cercherò di renderlo il mio piccolo capolavoro.. Sono cose che danno una soddisfazione immensa, soprattutto che adesso sento come non mai l'urgenza di scrivere...
Ecco un'altra bella citazione del film: “Mostratemi un cuore non contaminato da folli sogni e io vi mostrerò un uomo felice - Ma solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi. E' da sempre così e così sarà per sempre.”
Ma la frase più bella e commuovente è un passo di una poesia di Walt Whitman, che vorrei fosse inciso sulla mia tomba il giorno (spero il più lontano possibile) della mia dipartita:
“Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza, volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita e sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.”
Di questa frase ne farò tesoro, me la scriverò su un foglietto e la terrò sempre in tasca con me. Diventerà il mio proposito per il mio trentanovesimo anno appena iniziato. E voglio che sia un anno felice, per me e per tutti quelli a cui voglio bene, senza bollettini di guerra..
Tra l'altro, avendo io ripreso a 28 anni gli studi interrotti a 22 anni, ho riscoperto quanto bello è studiare ed imparare cose nuove. E così ho preso due lauree. Sono bramosa di conoscenza e non certo per avere un titolo in più da mettere nel curriculum, bensì per arricchire il mio spirito.
Ed ora, nonostante avessi giurato che mai e poi mai avrei ripreso un libro in mano, mi ritrovo sempre più spesso a navigare sul sito dell'università di Udine.. Questo è il chiaro segnale che il mio inconscio vuole mandarmi: “Iscriviti, frequenta, studia, impara cose nuove”.
C'è da aggiungere che adoro le sfide, mi preparo certosinamente per qualsiasi esame, anche il più semplice. Adoro far vedere al docente che mi interroga quanto sono preparata e godo come una capra quando prendo un bel voto. Non sono matta (almeno credo), un trenta è una soddisfazione effimera, per poter studiare bisogna prima lavorare e avere una discreta tranquillità economica. Ho un paio di amici che hanno iniziato l'università dopo aver passato la trentina e quando lo fai in età più matura, studi e ti impegni con maggiore consapevolezza, facendo tanti sacrifici.
Qui, se continua così la storia, mi sa tanto che a settembre mi reiscriverò. La facoltà? Sorpresa........

giovedì 4 agosto 2011

Happy birthday to me

Trascorrere il proprio compleanno in una clinica psichiatrica può fare storcere il naso a più di qualcuno.
E invece no, è un'esperienza stupenda, ho trascorso una giornata fantastica circondata da tanti amici e tanto affetto. Ora mi sento così felice che mi sembra di volare..
Tutti pensano che siamo matti ma invece abbiamo una sensibilità molto marcata, fuori dal comune, che a volte ci è di ostacolo perchè rimaniamo feriti dai problemi della vita più facilmente delle altre persone, ma contemporanemente siamo pieni di amore e di sentimenti forti da regalare a chi ci vuole bene. Sono contenta di essere così, devo solo imparare a proteggermi di più dai colpi bassi ma per il resto non cambierei una virgola di me stessa.
Oggi in sala da pranzo sono stata circondata a tradimento da un gruppo di bei ragazzuoli che mi hanno intonato la canzoncina degli auguri. Stupendo.
E mi hanno regalato un piccolo mazzo di fiori raccolti in giardino. Li ho messi qui, sulla mia scrivania, dentro un bicchiere di acqua, sperando che durino il più possibile.
A me non interessano regali sfarzosi, sono felice anche solo con un bacio, un abbraccio, un pugno di piccoli fiori colorati.
Queste sono le gioie della vita. Anche in una clinica...

martedì 2 agosto 2011

Caro papà

Caro papà,
sono diversi giorni che penso a te, sei costantemente nella mia mente, ma i pensieri sono molto contrastanti. Come da sempre è stato contrastante il nostro rapporto. Affettuosissimo oppure aggressivo. Sempre agli estremi, proprio come sono io, o bianco o nero, zero sfumature intermedie.
Da te ho ereditato diverse cose: gli occhi azzurri (che apprezzo molto), il fisico alto e asciutto, il viso lungo e spigoloso, l'impulsività e il non saper contare fino a dieci prima di dire qualcosa di molto cattivo che può ferire qualcuno (ma anche l'incapacità di portare rancore, per te tutto passa subito, io invece mi porto sulla schiena vagonate di rabbia da molti anni).
Ho preso inoltre da te la passione per i numeri, il gusto di fare calcoli e tabelle, non per niente mi sono laureata in statistica.
Quando le cose non vanno come vuoi tu, basta una scintilla per far scatenare la tua rabbia. Però a differenza di me, non sei un leader, una persona carismatica: non per niente ti sei preso un posto pubblico con un concorso pubblico, diciamolo, un po' falsato, e ti sei garantito lo stipendio il 27 di ogni mese, senza troppe rogne e rotture di scatole. Io invece, nonostante le tue insistenze affinché facessi concorsi pubblici, sono più grintosa e ambiziosa, aspiro a lavori dove il pane quotidiano te lo devi sudare duramente, combattere per far vivere e prosperare un'azienda come se fosse mia. Che poi la fortuna nel trovare un bel lavoro come piace a me mi abbia voltato le spalle, quello è un altro discorso. Che ci vuoi fare, amo le sfide ed ho fatto molte scelte sbagliate. Ma almeno non ho rimpianti.
Ma ora parliamo di te: i ricordi si perdono nella notte dei tempi, quando da piccola mi raccontavi storie inventate da te per farmi addormentare (forse è per questo che adesso vorrei tanto scrivere fiabe per bambini). Quando mi portavi sulla neve con lo slittino. Quando eravamo profughi a Grado dopo il terremoto del 1976, tu venivi a trovarmi il fine settimana e mi ricordo le corse in bicicletta e tu che mi rincorrevi.
Poi la sfortuna, non saprei come chiamarla altrimenti, ha bussato alla porta di casa nostra e tu, quando io ero ancora troppo piccola per capire, hai iniziato ad avere i tuoi pesanti ed infiniti problemi di salute che ti hanno portato più volte con un piede in quella che tu chiami “Valle di Josafat”. Noi siamo di tempra dura e tu sei riuscito a beffare la signora con la falce parecchie volte. Probabilmente hai sette vite come i gatti. Quante te ne sono rimaste? Eri sempre in ospedale: o al lavoro visto che eri impiegato lì, oppure ricoverato. Non c'eri mai, io venivo sballottata da vari parenti, ma nessuno mi diceva nulla. Ma, ricordatelo, i bambini capiscono quando c'è qualcosa che non va. Io sentivo la tensione in maniera fin troppo palpabile e reagivo per sfogare la mia rabbia picchiando i bambini più piccoli di me del mio quartiere, ero maledettamente selvaggia e incazzata. Andavo giù duro...
Anche io, come te ho beffato la morte in un paio di occasioni, come quando abbiamo avuto quel brutto incidente stradale, il lontano 25 aprile 1982, quando tornando a casa da Auronzo, un ubriaco ci ha centrato in pieno, distruggendoci la macchina e procurandoci non poche lesioni. Ricordo che stavamo canticchiando le canzoni dei cori di montagna, quelle che tu mi hai insegnato con passione e che cantavamo sempre, quando, tutto all'improvviso, all'apparire di una macchina nella direzione opposta tutta nel centro della strada a velocità pazzesca, per salvarmi la vita (altrimenti mi sarei sfracellata sul vetro anteriore) hai mollato il volante e ti sei gettato sopra di me per proteggermi, altrimenti ci avrei lasciato le penne. All'epoca purtroppo non esistevano airbag e obbligo di indossare le cinture di sicurezza.
E poi la lunga degenza, in stanza assieme (lavorando in ospedale avevi i tuoi giusti privilegi) e infine la convalescenza tutti e due con le stampelle a camminare per il paese per fare riabilitazione..
Ti ho visto piangere una volta sola e mi ha fatto un'impressione incredibile: pochi giorni dopo l'incidente ti ha colto un momento di disperazione fortissima perché ti sentivi in colpa per avermi fatto del male. Ma io non ti do nessuna colpa, anzi, quell'evento ci ha uniti come non mai. Mi hai salvato la vita.
A scuola apprezzavi prestazioni elevate, che io sono riuscita a garantire solo fino ad un certo punto. Mi ricordo quando erano usciti i risultati degli esami di terza media e io avevo preso ottimo, il mio primo pensiero è stato correre a perdifiato da te (che tanto per cambiare eri ricoverato) per darti la lieta novella. Poi al liceo mi ha colto lo scazzo più totale, studiavo solo le materie che amavo di più, matematica, latino, inglese, il resto non mi interessava. E quando in seconda sono stata rimandata in tre materie, appena arrivata a casa mi sono chiusa a chiave in camera per paura che tu mi picchiassi. Per non parlare dello striminzito 38 alla maturità, me l'hai rinfacciato per una vita. Come pure quando ho deciso di mollare l'università, non ricordo periodi peggiori di tensioni e litigi, urla e insulti. Però quando a 28 anni ho ripreso in mano i libri ed ho portato a termine gli studi interrotti, il giorno della laurea ti sei commosso.
Non serve che tu me lo dica, ma l'ho sempre capito che non apprezzavi le mie scelte lavorative, a tuo avviso troppo di basso livello: ho fatto la commessa, la promoter, ho fatto volantinaggio e telemarketing ed anche le pulizie. Lo so benissimo che tu immaginavi un futuro radioso per me: un bell'impiego, una famiglia, un paio di nipotini con cui giocare.. Ebbene no, le cose sono andate diversamente e prima o poi te ne dovrai fare una ragione. Però pensa che figata: hai una figlia borderline. E chi non la vorrebbe??? Con me non ci si annoia mai....
Tu hai una capacità straordinaria di ferire le persone con le parole, che sono delle pugnalate che vanno dritte al cuore e il bello è che neanche te ne accorgi. E quante pugnalate mi ha dato.
L'ultima una settimana fa, quando sono venuta a salutarti prima del mio ricovero ospedaliero e tu mi hai detto: ”Questa non è la vita che avevo pregustato per me. Belle soddisfazioni ci hai dato..” Beh, grazie di cuore, un'altra pugnalata era giusto quello che mi mancava. Potevi fare a meno di mettermi al mondo, sai quanta fatica ci saremmo risparmiati.. L'ho persino sognato un mese fa circa: io che ti prendevo per il bavero della camicia, ti sbattevo con violenza sul muro e ti urlavo.”Gran bel regalo mi hai fatto: la vita! Grazie tante, potevi proprio farne a meno. Ma perché l'hai fatto?”. Sento ancora vivida dentro di me la rabbia di quel sogno.
Poi, parlando con la mamma, è saltato fuori che tu intendevi rammaricarti per non essere stato un buon padre. Beh, senti, io proprio ho capito tutt'altro. Ma quanti misunderstandigs e incomprensioni reciproche ci sono sempre state fra di noi? Perché è così difficile comunicare con te? Dove sta l'inghippo?
Con me sei stato sempre generoso, devo ammetterlo,quando avevo bisogno di soldi perché ero disoccupata, di un tetto per vivere da sola, mi sei sempre venuto incontro con una generosità infinita e di questo te ne sarò eternamente grata.
Ma sei anche un gran figlio di puttana: quante liti, discussioni, risse. Da piccola non volevo mangiare certi cibi che ora invece assumo senza problemi, si sa che i bambini piccoli spesso fanno i capricci e tu non mi lasciavi uscire dalla cucina fintanto che io non avevo finito. Io, testa dura quanto te, cercavo qualsiasi via di fuga.. Mi ricordo le rincorse attorno al tavolo della sala, poi quando mi prendevi erano botte da orbi. Ma lo sai che conservo ancora sulla sommità del cranio il segno di una, o forse anche più, bastonate tirate col mestolo della polenta? Altro che telefono azzurro..
Anche nel corso degli anni abbiamo avuto sempre molti momenti di tensione: che risse.. Mi ricordo ancora oggi il furore, o forse anche l'odio, che trasparivano dai tuoi occhi mentre mi picchiavi selvaggiamente. Anche io te ne ho date tante in risposta, ma se non fosse intervenuta la mamma non oso pensare all'epilogo.
E anche quest'anno, per il mio compleanno, mi regalerai il solito cinquantone, così ti comprerai il mio affetto. Beh, forse questa era troppo cattiva, ma mi è uscita spontanea, lo sai che sono impulsiva tanto quanto te. Ritiro quello che ho detto, accetterò con piacere il tuo regalo, qualunque esso sia, perché so che lo fai col cuore.
Non mi hai fatto mai mancare niente di materiale quando ho avuto bisogno, ed di questo te ne sono infinitamente riconoscente. Tranne quelle volte in cui me lo rinfacci (gran bastardata da parte tua). Quello che mi è mancato è tutto ciò che è immateriale: parlare, darmi consigli, cercare di capirmi un po' meglio, entrare nel mio mondo. A te bastava sapere se avevo mangiato e dormito bene, poi se dentro di me c'era un buco nero, non te ne sei mai accorto. E forse non avresti neanche capito.
E adesso mi fai una pena incredibile, tutto rinsecchito e tremolante a causa del Parkinson e della demenza senile. Cammini con difficoltà, tutto ricurvo su te stesso, non trovi le parole, non riesci ad abbottonare una camicia. E, da bravo testardo quale sei, non vuoi nessuno ad aiutarti, vuoi far sempre di testa tua, credi sempre di aver ragione. Non faccio fatica a crederci. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Io a volte ti tratto male, ti rispondo sgarbatamente, ma il mio non è odio o rancore, penso piuttosto che sia il dolore nel vedere come pian piano stai scomparendo. Ed è per questo che passo poco a casa a salutarti, preferisco non vedere anche se mi rendo perfettamente conto che sto sbagliando.
Chissà quanto durerai ancora? Un mese, un anno, cinque anni? Io spero solo che il tuo lento decadimento sia indolore, un tranquillo passaggio da questa vita alla tua Valle di Josafat, a ritrovare pace e serenità. Niente più rotture di scatole con i conteggi delle bollette da pagare, la dichiarazione dei redditi e simili amenità.
Non oso immaginare quel giorno. Non so cosa proverò, se rabbia, dolore, indifferenza, senso di sollievo. Ma per ora non ci penso.
Vivo la mia vita giorno per giorno, navigo a vista, cercando di non rimuginare troppo sul passato e sperando il meglio per tutti noi.
Il 24 agosto compirai 77 anni, ammetto che è un vero record considerando tutto quel che hai passato. Te ne auguro ancora tanti tanti ancora, possibilmente in salute.
Ti voglio bene. Vaffanculo.

mercoledì 27 luglio 2011

Grand Hotel Villa Napoleon

Ed ecco che timidamente riemergo dal buco nero e melmoso nel quale ero sprofondata negli ultimi mesi negli ultimi mesi e provo timidamente a guardarmi intorno.
Le alternative erano ben poche: o continuavo il processo di lenta autodistruzione iniziato mesi fa (ho provato anche a distruggermi in maniera definitiva ma si vede che sono troppo imbranata o molto più probabilmente vigliacca), oppure cercare un appiglio, una via di scampo.
Ho optato per questa seconda opzione e finora non me ne sono pentita.
Aveva ragione Freccia nel mitico film Radiofreccia di Ligabue quando diceva che da te stesso non ci scappi neanche se sei più veloce di Eddie Merxx.
Ed eccomi di nuovo in clinica, dove tra non molti giorni trascorrerò il mio compleanno. Beh, di festività passate in qualche struttura, ospedale o clinica che fosse, ne ho fatte tante, per cui non mi pongo più di tanto problemi. Offrirò da bere a tutti un bel caffè decaffeinato dal distributore automatico, visto che di caffè vero non ce n'è l'ombra, non so di cosa abbiano paura nel farci bere un caffè normale...
Questa volta la clinica ha un nome altisonante: “Villa Napoleon”; avrei preferito l'Hotel California cantato dagli Eagles ma non si può avere tutto nella vita. Il nome ricorda qualche grand hotel coi camerieri tutti impettiti nella loro livrea inamidata e i tappeti rossi nei corridoi. E' un posto molto bello, un'antica villa veneta del '700, coi soffitti alti, enormi lampadari dorati, poltrone di pelle e una sala da pranzo sontuosa. Purtroppo il parco non è grandissimo, non riesco a farmi le mie passeggiate chilometriche, però in compenso ci sono il minigolf e la biblioteca.
L'unica cosa strana è che ti devi comprare la carta igienica, qui la vendono alla modica cifra di 2,10 euro. Che strano...
Devo ammettere che questa volta ho avuto una enorme botta di culo: la mia splendida amica Gigia ha fatto una ricerca per me sulle cliniche del Triveneto, ha trovato questa, io ho telefonato e nel giro di una settimana sono arrivata. E' successo tutto così velocemente che stento ancora a rendermene conto.
E la fortuna è stata ancora dalla mia parte visto che mi sono beccata una stanza singola con televisione. Ed è tutto gratis (e qui è in atto una diatriba con la Gigia la quale sostiene che comunque qualcuno paga e siamo noi contribuenti con le tasse. Tutto giusto, ma se la spesa pubblica può può essere impiegata in cose utili come questa ben venga. Sono gli sprechi che vanno aboliti, tipo le troppe auto blu dei parlamentari).
Sui medici ancora non mi esprimo, è troppo presto. Anche se in realtà stamane ho ingaggiato una discussione col primario perché a mio avviso mi sono sentita dare della bugiarda. L'ho affrontato a modo duro, dicendogli che io non sono una contaballe e lui per risposta mi ha detto che io sono una persona malata; malata dall'età di quattro anni quando picchiavo selvaggiamente i bambini più piccoli di me. Sto camminando su una lastra di ghiaccio ed è naturale che io cada in continuazione. Ipse dixit.
Per ora sono bombardata di farmaci, sto facendo la cura del sonno e tutto sommato, giunta a questo punto, mi va anche bene, così posso riprendere le forze che ormai mi hanno abbandonata.
Soprattutto qualsiasi cosa va bene pur di mettere a tacere la feroce belva che mi divora l'anima, mi succhia il sangue e mi massacra la vita). Dovrò portare molta pazienza perché qui i ritmi sono molto lenti e per una persona iperattiva come me è uno sforzo tremendo lasciare che i minuti e le ore passino con tanta calma senza dover correre in giro. Io non sono capace di stare ferma, la mia giornata deve essere pianificata al millesimo di secondo, non devono esserci spazi vuoti, altrimenti mi fermo a pensare e allora sono guai.
I miei compagni di viaggio sono molto eterogenei e peculiari a modo loro, spesso mi fermo ad osservarli, a cercar di capire che cosa li abbia condotti fin qui. Mi hanno avvisata in anticipo che qui c'è una marea di scrocconi: tutti che chiedono in continuazione soldi per il caffè o una sigaretta. Ma io ho imparato a fargli capire che da me non si tira fuori un ragno dal buco. Poche parole, ma ben chiare.
Quindi per ora ci siamo io, il mio blog, tanti libri da leggere, tante sigarette da fumare e la bestia addormentata.
Domenica sera, quando sono andata a salutare i miei genitori prima della partenza, al momento del commiato mio padre mi ha salutato dicendomi: “Questa non è la vita che avevo pregustato per te. Proprio belle soddisfazioni ci hai dato.”
Grazie papà, grazie dal profondo del mio cuore. Le tue coltellate con frasi brevi ma intense nel corso degli anni hanno sempre fatto centro, proprio in mezzo al cuore, facendolo sanguinare copiosamente. E non me ne frega un cazzo se adesso hai il Parkinson e la demenza senile, le parole le riesci pur sempre a trovare. Potevi fare a meno di mettermi al mondo, mi avresti risparmiato tante fatiche.
Giusto un mese fa, ho fatto un sogno strano. Io e mio padre in una stanza, io che lo prendo per il bavero della camicia, lo sbatto violentemente contro il muro e gli urlo: “Grazie papà! Grazie di cuore! Proprio un bel regalo mi hai fatto: la vita. Non potevi farne a meno? Perché cazzo l'hai fatto???”
Non gliela perdono, io non perdono niente a nessuno, ma alla fin fine questi sono discorsi abbastanza sterili ed inutili, i genitori non li puoi scegliere, gli amici sì. Non si potrbbe fare il contrario?
Stando qui dentro in clinica mi sento bene, a mio agio. Mi vesto come voglio, dico quello che voglio, l'ipocrisia della vita reale qui non è presente.
Ecco: noi siamo i “quasi adatti”. Siamo persone che potrebbero tranquillamente vivere nel mondo (in)civile ma in qualche modo siamo dei disadattati. Io stessa continuo a sentirmi come una straniera alla terra. E questo mio modo di essere è il mio marchio di fabbrica, nessuno me lo leverà mai e sotto sotto forse non voglio neanche che lo facciano.
E finisco a ripensare al mio atavico dilemma; “cosa è normale e cosa non lo è?” Non l'ho ancora capito. Ho studiato la distribuzione normale in statistica ma non è la stessa cosa. Ad ogni modo si tratta di una campana rovesciata dove gli elementi cosiddetti normali, i più frequenti, sono posizionati sulla sommità della campana, gli altri sono posizionati nelle code: sono gli outliers cioè quegli elementi che non seguono il comportamento della massa.
Ed io sono una discreta outlier, ma intendo rimanerci nelle code, magari trovando un modo per vivere senza dovermi necessariamente autodistruggermi.
Ce la farò? Who knows?

martedì 21 giugno 2011

Ombre

Caro Gianni,
ormai sei diventato il mio interlocutore preferito per le mie elucubrazioni mentali, rassegnati ad ascoltare le cose bislacche che mi vengono in mente.. e poi abbiamo tante cose da raccontarci, tutto il tempo perso ognuno per la sua strada, a combattere per le proprie battaglie. Ma non preoccuparti, ci sono qua io, con il mio blog, a tormentarti periodicamente, spero ti faccia piacere.
Inutile dire che mi manchi tanto, ma io non mi stancherò mai di ripetertelo.
Come stai lassù ora che ti stai godendo il tuo meritato riposo? Siamo in tanti a pensare a te, hai lasciato un segno indelebile in tutti noi.
Qui la vita continua come al solito, con gioie e dolori, a volte sono più i dolori, ma si tira avanti, la mattina bisogna alzarsi e affrontare la giornata, bella o brutta che sia, e sperare di arrivare a sera senza prendere troppi scossoni.
Certe volte penso che sia così comoda la vita dei miei due gatti: dormono quando vogliono, giocano a rincorrersi e a far la lotta, hanno la pappa pronta quando hanno fame, si fanno coccolare quando sono in vena di tenerezze. Ma non è così che vanno le cose per noi umani..
Ti confesso che è un periodo un pò difficile per me, il mio saliscendi dell'umore come sulle montagne russe talvolta mi lascia spossata, tanto che un pò di volte ho desiderato raggiungerti. Questo te l'ho già detto altre volte, ma ho deciso che preferisco aspettare.
Dopotutto ci sono anche belle notizie. Non so se ti ho mai raccontato che pratico kick boxing: è una vera medicina per scaricare nervoso e tensione ed è davvero divertente. Sabato scorso ce l'ho fatta a superare l'esame di passaggio di cintura. Ora sono cintura gialla e anche se ciò non mi porta nessun vantaggio concreto, la cosa mi riempie di orgoglio, perchè ci ho messo l'anima per prepararmi, l'assenza di un mese e mezzo causata dal ricovero a Teolo mi aveva fatto perdere tanto tempo utile per la preparazione. Avevo anche il maestro che mi  diceva che sarei stata bocciata e io che sono testarda come un mulo mi sono messa sotto con una grinta da leone e ce l'ho fatta, anche grazie all'aiuto della mia bravissima istruttrie Elisa.
Adesso che ci ho preso gusto, voglio imparare a fare combattimento, voglio mettermi ulteriormente alla prova. Sai quanto amo le sfide. E vincerle.
Ti racconto un episodio strano che mi è accaduto la scorsa settimana: mi stavo allenando, stavo facendo combattimento a vuoto, ovvero tiravo calci e pugni contro un avversario immaginario. Ad un certo punto è apparsa davanti ai miei occhi una figura umana tutta nera, senza volto, percepivo che era maschile e molto cattiva. La mia istruttrice mi ha vista tutta all'improvviso assumere uno sguardo vitreo, duro, incazzato, mi sono stretta ancor di più nelle spalle per proteggermi di più e ho iniziato a tirar colpi con una violenza prepotente. Non ti nascondo che questo episodio mi ha un pò turbata. Ne ho parlato con alcune persone: non so se sia stata un'allucinazione o cos'altro, di sicuro ho visto qualcosa. Alcuni mi hanno suggerito che erano le mie angosce e paure che avevano preso forma. Bene, sono pronta, se apparirà di nuovo, come spero, sarò ancora più violenta, te l'assicuro.
Certo che è tutto così strano: non mi manca nulla per essere felice, ma ogni giorno immancabilmente sento quella stretta allo stomaco, una tristezza feroce mi pervade, mi fa soffrire come un cane.
Oggi il medico mi ha detto che nè lui ne io possiamo mandare via questo mio male di vivere ma accettarlo, sopportarlo e, per quanto possibile, addomesticarlo. E va bene, cercherò di superare anche questa prova, ci provo, non voglio lasciare nulla di intentato.
Intanto ho intenzione di rimettermi a scrivere: il mio racconto è fermo da più di un mese e ci tengo a finirlo, poi c'è il lavoro, gli amici, tuttta una vita da vivere, nel bello e nel cattivo tempo.
Tu continua a rimanermi vicino col tuo sorriso e veglia su di me.
Ti abbraccio forte forte
LU

venerdì 3 giugno 2011

Finalmente a casa

Carissimo Gianni,
è un pò che volevo scriverti, ma la santa pigrizia mi ha pigliato di brutto.
Finalmente sono tornata a casa, era il 19 maggio. Ci sono voluti un pò di giorni per riprendere la vita normale ma ancora non mi ci sono abituata. E' difficile.
Ho rimesso la tua foto davanti al computer, il tuo sorriso a volte mi rasserena, a volte mi fa star male, sento la tua mancanza in maniera struggente. Uno di questi giorni voglio venire a trovarti.
Ieri sera ho partecipato a una grigliata con la squadra di Marco, evento per me eccezionale visto che sono un orso, ma mi sono divertita parecchio. E mi sono benzinata di birra come non facevo da anni. Si stava da dio. Poi oggi ho pagato le conseguenze, ho dormito tutto il giorno, non ho più l'età per fare certe cose.
E con grande nostalgia mi sono venuti alla mente i ricordi delle mie vecchie feste di compleanno, tu che andavi via la mattina barcollando tuttto rincoglionito... Che bei tempi.. quanta serenità, pazzia ed incoscienza..
E mi ricordo anche quando ti vedevo sfrecciare in scooter andando al lavoro, con l'acceleratore a manetta tutto piegato in avanti come a fendere il vento..
Sono sincera: ci sono ancora dei momenti in cui vorrei raggiungerti ma non preoccuparti, ho ancora tante cose che voglio fare, non è il mio tempo.
Invece non so cosa darei perchè tu tornassi qua almeno un momento, solo qualche ora, giusto il tempo per andare al Cral (anche se ha cambiato nome per me rimarrà sempre il Cral) a berci uno spritz, fare un giro di briscola e raccontarcel a un pò. Ma so che non è possibile. Vorrei tanto che questo miracolo si avverasse.
Almeno se puoi, ti chiedo un favore: ogni tanto vienimi a trovare nei mei sogni, è l'unico modo che ho per sentirti vicino.
Un bacione
LU

venerdì 29 aprile 2011

Delusa

Mi sento molto delusa e rattristata. Forse dovrei fregarmene, far finta di nulla, ma purtroppo non ci riesco.
Sono rinchiusa in questa maledetta clinica psichiatrica dal 1 aprile e da quel momento molti amici o pseudo tali sono spariti. Volatilizzati. Eppure erano tutti lettori appassionati del mio blog.... Quindi nessuno può dire:" Ma io non sapevo niente..."
Quando facevo il clown, facendo divertire tutti in palestra oppure scrivendo assurdità sul mio blog, ero amata, tanti baci ed abbracci. E poi?
Sono malata, sono in una casa di cura. Faccio paura? Cosa temete? Che vi pianti addosso un coltello nella schiena? Che mi rotoli per terra con la bava alla bocca?
Io sono  fatta così, nel bene e nel male. Sono allegra, divertente, socievole ma anche triste, scoraggiata, soffro di ansia, depressione e disturbi alimentari. In pratica una borderline girl. Chi vuole essermi amico deve accettarmi come sono e non cercarmi solo quando sono simpatica e divertente.
D'altronde Peter Gabriel nella sua bellissima canzone "Don't give up" dice "No one wants you when you lose". Nessuno ti vuole quando perdi. E, cavoli, se ha ragione.
Grazie al cielo ci sono degli amici VERI che mi sono sempre stati vicini, anche solo con una parola, in tutti i miei momenti, quelli belli e quelli brutti, incitandomi a combattere.
E li voglio ringraziare tutti, ad uno ad uno: Maurizio, George, la Gigia, Caterina, Nicoletta, Yuri, Antonia ed Anna, Angela, mia cugina Claudia, Fabar, Francesca D.L., il Grat, Stefano.
Per fortuna la canzone di Peter Gabriel ha anche parole di speranza, alle quali mi appiglio saldamente:

" don't give up
'cos you have friends
don't give up
you're not beaten yet
don't give up
I know you can make it good"

Traduzione:
"Non mollare, perchè gli amici ce li hai, non mollare perchè non sei ancora sconfitto, non mollare, lo so che ce la puoi fare".

E ancora:
" rest your head
you worry too much
it's going to be alright
when times get rough
you can fall back on us
don't give up
please don't give up"

Traduzione:
"Riposa la tua mente, ti preoccupi troppo, andrà tutto bene, quando i tempi si fanno duri, puoi appoggiarti a noi, non mollare, ti prego, non mollare".

Ed infine:
" don't give up
'cause you have friends
don't give up
you're not the only one
don't give up
no reason to be ashamed
don't give up
you still have us
don't give up now
we're proud of who you are
don't give up
you know it's never been easy
don't give up
'cause I believe there's the a place
there's a place where we belong."

Traduzione:
"non mollare, perchè gli amici ce li hai, non mollare, non sei il solo, non mollare perchè non c'è nessuna ragione per vergognarsi, non mollare, noi ci siamo ancora, non mollare perchè noi siamo orgogliosi di ciò che sei, non mollare perchè lo sai che non è mai stato facile, non mollare perchè c'è un posto a cui appartieni".

Grazie dal profondo del mio cuore a tutti i miei fidati amici, vi voglio bene. E ai conoscenti, un cordiale saluto.

E ricordatevi: i veri matti non siamo noi!!!
E io barcollo ma non mollo!!!!!