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Uno splendido viaggio sulle montagne russe della mente di una borderline girl

lunedì 21 marzo 2011

Svalvolata

Vista e considerata nonchè attentamente vagliata la mia situazione attuale, degnamente riassunta dai Baustelle con: "Io non voglio crescere, andate a farvi fottere...", fatta dunque questa doverosa premessa, ho deciso che per il prossimo periodo di tempo che per ora non ho ancora quantificato (bisogna provare) adotterò nei confronti del mondo un comportamento altamente asociale, nello specifico:
- starò quasi sempre in casa, a rincoglionirmi con Farmville oppure distesa sul divano a grattarmi la pancia e a farmi mordere i piedi dai gatti;
- uscirò solo per strette necessità (spesa, commissioni varie etc), visto che ho la fortuna di lavorare da casa;
- non andrò a trovare i miei perchè voglio evitare le classiche romanzine: "Ma che pallida che sei", "Ma come sei messa in banca?" (male, è ovvio! Mica ho vinto alla lotteria!). Nessun astio nei loro confonti, è semplicemente voglia di fare la mia strada autonomamente;
- mangerò quando avrò voglia di mangiare, dormirò quando avrò voglia di dormire, nessun rispetto per l'orologio appeso alla parete;
- non renderò conto a nessuno di ciò che dico, faccio, scrivo. Ovviamente senza mancare mai di rispetto, dopotutto qualcosa avrò imparato, avendo fatto l'asilo dalle suore e le medie e il liceo dai preti;
- mi laverò solo quando sentirò provenire un odore tipo Sole Piatti dalle mie ascelle;
- niente cinema, neanche da sola. Troppa fatica muovere il culo fino agli affollati multisala, coi sedili talmente morbidi che finisco sempre per addormentarmi. Allora per la cifra di 7 euro, dormo meglio sul mio divano;
- rinuncio a tutti i momenti di convivialità ed aggregazione sociale a cui sarò invitata (anche perchè a simulare un sorriso dopo un pò fanno male i muscoli facciali);
- risponderò male, ma molto male, a chiunque mi farà girare le palle, sono eventualmente disponibile ad attaccare rissa. Devo pur far fruttare le nozioni apprese al corso di kick boxing;
- risponderò a mail, telefonate, sms solo se in quel momento il mio quadro astrale me lo consentirà.
Contestualmente, oltre a questo codice comportamentale molto rigido e direi anche assurdo, ho deciso che mi prenderò delle sane e sacrosante libertà:
- rutto libero e scoreggia ben accetta in ogni luogo, in ogni ora, in ogni mare, in ogni lago;
- fumare a bestia come sempre, anche nei luoghi dove è proibito;
- se mi va, mi ubriacherò fino a strisciare per terra (ovviamente a casa mia, visto che già da sobria faccio fatica a tirare fuori l'auto dal garage senza rigarla);
- rimettermi a leggere e far fuori la pila di libri che ho accumulato in casa e poi regalarli a qualche biblioteca. A volte è più saggio leggere un buon libro che scrivere cazzate come queste;
- musica rock duro a manetta, quando mi va, e se mi prende il trip mi metto a saltare ed urlare tutta nuda in cucina (che poi coincide con la sala, mica vivo in un castello io), fino a che l'ultima corda vocale si spezzerà;
- mangiare schifezze, costano meno delle cose sane, e poi si sa dove vanno tutte a finire;
- nessuno costrizione a fare cose in cui non credo;
-  libera gestione della terapia farmacologica: se oggi voglio prendere le paste alle ore 18 anzichè alle 8, non c'è alcun problema (a questo punto al mio adorato dottor B, che ormai avrete capito tutti che è il mio strizzacervelli di fiducia, saranno caduti tutti i capelli.. sorry...);
- insultare tutte quelle rompicoglioni che mi telefonano per vendermi mobili, vino, o abbonamenti telefonici. So che è un lavoro di merda, l'ho fatto anch'io e penso che un vaffanculo a chi mi tritura i marroni mentre mangio o sono nella vasca da bagno, sia ampiamente meritato (forse più ai loro capi, ma qui non saprei come fare);
- andare in giro con il lettore mp3 a palla e far finta di capire cosa mi dice il mio interlocutore;
- mai offrire aiuto se non richiesto e valutare comunque la situazione anche quando viene richiesto;
- nessun rispetto per l'autorità.
Mi piace la mia nuova way of life, ma sono proprio curiosa di  vedere quanto dura. Magari mi si sgonfiano le palle, ma da un pò troppo tempo sono strapiene e girano vorticosamente.
Good night and good luck:)

lunedì 14 marzo 2011

Flash numero 2

Lunedì 14 marzo


Nuovamente lunedì mattina: a quanto pare la mia creatività (e a volte spero pure credibilità) si ridesta dal letargo del fine settimana e mi fa venire voglia di scrivere, ovvero scribacchiare forsennatamente su fogli improvvisati ciò che mi passa per la testa per poi ricopiare tutto con santa calma sul blog.. come minimo mi vanno via cinque giorni.

Il lunedì mattina si ridestano i pochi neuroni rimasti, e solamente quelli che non sono stati selvaggiamente bombardati da dosi varie e variegate di psicofarmaci nel corso degli anni. Decisamente troppo poco.

Infatti sento che col passare degli anni le mie capacità cognitive stanno drasticamente diminuendo, ma in cambio ho scoperto il desiderio di scrivere, di raccontarmi, e quasi quasi preferisco perdermi nel mio mondo bizzarro piuttosto che cercare di inserirmi una realtà che, sarà per colpa mia, non lo nego, mi ha sempre rimbalzata fuori come se avessi fatto un frontale contro una sequoia.

Ed eccomi, nel contemplare il vuoto, come sempre più spesso mi capita, e continuare ad osservare come in un film i flash più significativi della mia vita.

E dai mille stralunati flash della mia vita fanciullesca, tormentata, ingenua ma anche felice, (e quell'epoca secondo me era un gran bel mondo anche se i Beatles si erano già sciolti), giungo secondo percorsi neuronali del tutto casuali a nuovi flash, questa volta un po’ più recenti.

Caspita, ho già 38 anni, quasi non me ne rendo conto, e di acqua ne è passata sotto i ponti (a volte acqua inquinata, a volte fango vero e proprio ma anche acqua limpida come una spiaggia tropicale).

La prima laurea è un ricordo archiviato nell’armadio delle inutili formalità espletate. L’unica cosa che ricordo con piacere è che mi sono scolata a canna tutta la bottiglia di limoncello.

La seconda invece è stata dura, ma fortemente voluta. Non volevo dimostrare niente a nessuno (ho già provveduto ad accontentare mio padre con la prima).

La tesi è stata molto impegnativa, sul Sessantotto, periodo nel quale avrei voluto ardentemente vivere. Ricordo che non mi reggevo neppure in piedi per le pessime condizioni di salute, ma , dura e tenace, con quintali di pura adrenalina addosso, sono arrivata fino alla discussione. E quando sei lì, davanti alla commissione, e con voce decisa e perentoria discuti i tuoi scritti e le tue teorie, è un momento che non ha prezzo (soprattutto quando ti comunicano il voto!).

Senti che sei grande, che hai un valore, che non hai buttato via il tuo tempo inutilmente. Almeno fintanto che ti trovi all’interno dell’Aula Magna dell’università, poi quando torni alla realtà vedi che la situazione non è cambiata poi di molto (almeno dal punto di vista lavorativo). Però ne è valsa la pena e rifarei tutto da capo se dovessi ritornare indietro.

Altro flash, poco distante dalla seconda laurea: io che entro in comunità a Portogruaro. Pessima esperienza, litigi con tutti, medici, infermieri, operatori vari. Non sopporto la rigida disciplina militaresca e soprattutto che mi si mettano le briglie.

E in quell’occasione la Signora Morte ha bussato alla mia porta: un collasso e via di corsa a sirene spiegate in ambulanza al pronto soccorso. Non scorderò tanto facilmente quella corsa. Io, tanto spavalda, ho visto la tanto agognata morte in faccia e in quel momento me la sono davvero fatta sotto.

Avrei tanto voluto morire a casa, nel mio letto, in un posto a me caro. Giuro, la morte l’ho vista, ma in quel momento non ero pronta, mi ha fatto troppa paura. Il fatto è che devi essere preparato, ci sono tutti i riti per accoglierla con il rispetto che merita. L’esperienza insegna.

Ricordo poi che mi hanno ricoverata in ospedale, mi hanno messo il sondino naso gastrico; due mesi di tortura. Ma non c’era altra via d’uscita. Mi sono sentita irrimediabilmente sconfitta, gettata all’angolo. Del successivo ricovero a Portogruaro non ne parlo volentieri, forse perché l’esperienza si è rivelata piuttosto deludente.

I ricoveri a Teolo: per me è stata una vacanza in un hotel a 5 stelle, in un’enorme struttura immersa nei Colli Euganei. Certo, c’erano le cure, le terapie e impegno da mettere in conto, ma il fatto di vivere in una specie di comunità, di condividere le esperienze con le altre persone, hanno rappresentato una bella vittoria contro la solitudine di cui soffrivo da tempo. Tutto sommato non è andata male. Soprattutto il secondo ricovero, nel quale ho conosciuto persone splendide, tormentate ma di una profondità unica.

Di Teolo ho un ricordo fatto di malinconia struggente. Le sigarette in terrazza alle 6 del mattino, le cazzate sparate la sera prima di andare a dormire, i silenzi artificiali dei corridoi nel cuore della notte e ognuno perso nei suoi sogni e nei suoi pensieri, i pasti a orari improponibili, le passeggiate nel parco, le mille partite a ping pong. Mai prima d’ora mi ero sentita così protetta e non ho patito la solitudine.

E poi l’uscita dalla clinica, la ripresa di una parvenza di vita normale, un simil lavoro, due gatti a tenermi compagnia, insomma, sembrerebbe tutto sotto controllo.

Ma non so perché, sarà il mio essere fuori dagli schemi, oppure i neuroni danneggiati, ma ho di nuovo la carogna che continua a salirmi quotidianamente sulla spalla e mi mangia l’anima. Ogni tanto mi lascia in pace, ma sono momenti molto fugaci.

E quel mucchietto di pastiglie che ho inghiottito un paio di settimane fa sono il gesto estremo che finora non avevo mai avuto il coraggio di compiere ed è un segnale che mi dice che sono tanto stanca. E’ la stessa storia che si ripete ciclicamente: per un po’ stai bene, poi stai di nuovo male, ma il cielo continua a d essere grigio nonostante tutti gli altri ti dicono che è azzurro. Niente da fare. Tu non lo vedi.

Per ora ho ancora un po’ di benzina per andare avanti, poi penserò a cosa fare. Già intravedo un nuovo ricovero a Teolo.

Ed ora? Mi ritrovo in un’aula piena di persone disabili che seguono con un’attenzione cento volte superiore alla mia (anche perché i farmaci mi fanno dormire) un corso di contabilità. Mi sono fatta fregare per l’ennesima volta dal mio desiderio di imparare qualcosa di nuovo, di fare la diligente allieva di corsi indubbiamente organizzati bene ma dalla dubbia utilità in campo lavorativo. La contabilità e soprattutto la redazione del bilancio mi mancavano, come se, una volta imparate, mi si apriranno mille porte per entrare nel mondo del lavoro.

Bull shit! Ma fare le ore piccole sui libri mi ha sempre appassionata, che ci volete fare, amo le sfide. Anche se il fascino che provavo verso il mondo del lavoro si è esaurito da un bel pezzo, almeno trascorro le mattine fissando la lavagna con l’insegnante che scrive numeri e formule che io capisco con molta difficoltà.

E di nascosto, quatta quatta, strappo un foglio dal mio block notes e senza farmi notare continuo a scrivere le mie stranezze, coltivando, in un angolo segreto del mio cuore, il desiderio di diventare, un giorno o l’altro, una scrittrice.

Per il resto non penso ad altro.

Cerco solo di sopportare la vita.

domenica 6 marzo 2011

Flash

E' un lunedì mattina grigio/freddo/nuvoloso come da copione, io mi ritrovo seduta nella mia auto al distributore di benzina. Rimango imbambolata a fissare il muro grigio, senza accorgermi dell'enorme cartello che dice che è tutto chiuso.
Fisso il vuoto senza vedere nulla.
E la mente parte.... succede spesso... Tanti flash di momenti belli e momenti brutti vissuti nella mia vita, come un cortometraggio a volte in bianco e nero, a volte a colori, che mi fa pensare a quante cose ho vissuto finora.
Quando andavo a far benzina proprio il quel distributore perché mi piaceva il benzinaio, era molto gentile, piccolo e cicciottello, ma, me ne sono accorta subito, mi trattava con la consueta gentilezza che usava per tutti gli altri clienti.
La via IV novembre a Feletto Umberto, percorsa un miliardo di volte per andare a lavorare, passando davanti alla casa della mia amica Lorenza, compagna di stanza in collegio a Padova.
La mia stanzetta numero 16 in collegio, in cui troneggiava il poster di Paul MaCartney, dove facevo i santi cavoli miei. Ma ero anche diligente, studiavo parecchio, anche fino alle due di notte, poi un esame bastardo mi ha messo i bastoni tra le ruote e ho mandato tutto a quel paese (salvo poi rifarmi alla grande in età più matura).
La stanza si trovava proprio sopra la fermata dell'autobus e io, proprio al primo piano, certamente avrò inalato una discreta quantità di quell'urban parfume. Ricordo anche con infinito piacere le partite a carte fino a tarda notte, bevendo e fumando come disgraziate, ma è anche naturale sgarrare un po' quando finalmente a 18 anni esci di casa e vai a vivere una nuova vita lontano dall'oppressione dei genitori.
Le fette biscottare nel caffellatte a colazione quando ero piccola, le odiavo, facevo il possibile per saltare la colazione, ma purtroppo quel buldogg di mia madre era proprio forte a placcarmi.
Quando ho scoperto che mi piacevano da impazzire i pomodori, Avrò avuto 3 anni, papà stava pranzando r io, piano piano, gli ho fregato tutte le fettine, godendo felice.
Il mio primo giorno di scuola, col grembiule nero ed il fiocco rosa. mia nonna che mi accompagna tenendomi per mano e mi affida alla maestra. Eravamo nei prefabbricati perché c'era stato da poco il terremoto, ma a me piaceva lo stesso. Ricordo l'odore della cartella, non so proprio come descriverlo, un cuoio molto forte e inebriante. So solo che era unico e per anni, andando in soffitta, continuavo ad annusarlo, facendomi delle piste galattiche.
L'odore dei pennarelli, la colla che ci spalmavamo sulle mani per poi sfregarla e trasformarla in piccoli grumi, il fastidio del gesso che si rompe sulla lavagna.
Io che facevo la piccola teppista provocando danni ai motoveicoli parcheggiati sotto casa, e soprattutto picchiavo con violenza infinita i bambini più piccoli di me. Ero il terrore del quartiere, mi chiedo ancora come mai non siano intervenute le assistenti sociali. Forse all'epoca non esistevano.
Una notte, ero piccola, avrò avuto 2 o 3 anni, mi sono svegliata nel cuore della notte ed ho visto davanti al mio letto una figura bianca trasparente, che mi fissava e mi soffiava aria fredda. Il terrore mi fa chiudere gli occhi con la speranza che scompaia, ma rimane lì e io mi metto a chiamare a squarciagola mio papà. Non ho ancora capito cosa fosse ma ci giurerei, anche a distanza di molti anni, che fosse un'entità reale.
Le lunghe passeggiate con la nonna, visto che i miei non potevano tenermi. Non era di molte parole, ma adesso rimpiango tantissimo per non averla trattata con più affetto. Ero e rimango la solita cogliona e maleducata.
Mi ricordo che partivamo dalla casa di Tolmezzo e andavamo a farci un giro, con l'immancabile sosta al Bar Manin, dove lei prendeva un caffè e leggeva il giornale, mentre io mi ciucciavo l'immancabile lecca lecca alla fragola.
Le porte sbattute in faccia a mia madre perché non volevo che entrasse in casa: non c'era mai, che diritto aveva di metterci piede?
Le innumerevoli botte ricevute perché non volevo mangiare; ho ancora il segno di una bastonata inferta da mio padre sulla testa col mestolo della polenta. Ogni tentativo di fuga era inutile.
Un flash molto particolare: avrò avuto pochi mesi di vita ma mi rivedo con gran lucidità distesa sulla bilancia (quanto mi stanno sulle palle le bilance!) e poi sollevata e rimessa sulla culla dalla mia dottoressa. Piangevo e urlavo e, lo giuro, sento quel momento nella sua intensità come se fosse successo ieri..
Le lunghe perlustrazioni delle cantine e delle soffitte dei condomini di Tolmezzo, alla ricerca di chissà quale fantomatico tesoro. Ci sentivamo trasgressivi e, inutile dirlo, io ero il capobanda.
I miscugli di detersivi e medicine che io e la mia dirimpettaia Francesca facevamo in terrazza, avevamo la sindrome del piccolo chimico. troppo divertente.
Le lunghe passeggiate al mare da piccola con mio padre, il colore del sole che tramonta sulla vastità del mare.
Il periodo da profuga durante il terremoto a Grado con la nonna. Eravamo solo io e lei, e le mie cugine nell'appartamento a fianco. Io lo ricordo come un momento fantastico, eravamo una piccola comunità di profughi carnici, era così bello essere uniti in un momento così difficile.
Le canzoni di montagna insegnate da mio padre quando andavamo in ferie ad Auronzo, e a squarciagola cantavamo "Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il ventiquattro maggio..."e così via in una infinita serie di duetti.
Le ferie ad Auronzo: tutto bello tranne il viaggio, dato che mio padre, per come affrontava i tornanti, faceva venir voglia di vomitare i pasti degli ultimi cinque anni. Amavo andare al lago dove c'erano le giostre e gli scivoli, ci perdevo le ore.
Quando ho compiuto 6 anni: nella mia mente ero convinta che da quel momento in poi, inziando la scuola, sarei diventata una persona grande. E allora mi sono presa armi e bagagli e sono andata a fare un giro per Auronzo da sola. Quando i miei mi hanno beccato, ne ho prese tante ma tante, che ancora me lo ricordo.
La mia prima Comunione: ero dolcissima, con quel vestito lungo e bianco, gli occhioni azzurri che spuntavano dalla foto, con la frangia d'ordinanza, e uno sguardo ricolmo di serenità infinita. Ma che odio le collant bianche che non mi stavano su, perchè io ero la più alta di tutti e non si riusciva a trovare un indumento che fosse uno che andasse bene per la mia taglia. E tutto il casino che abbiamo fatto al ristorante: tutte le pietanze che non ci piacevano le abbiamo buttate sotto il tavolo. Un gran bel porcile...
Quando mio papà mi ha salvato la vita in un incidente stradale durante un viaggio di ritorno da Auronzo, una domenica sera. Ad un tornante un tizio ubriaco fradicio ha deciso che la strada era tutta sua e ci ha centrato in pieno.
Quando io e mio padre, visto che nell'incidente ci eravamo entrambi fatturati il femore, andavamo in giro per Tolmezzo ognuno con le stampelle. Eravamo un po' buffi da vedere.
Quando durante l'adolescenza io e mio padre ci odiavamo talmente tanto che ci davamo tante di quelle botte che forse è da lì che mi è nata la passione per il kick boxing.
Le mie velleità artistiche: facevo pattinaggio artistico con scarsi risultati ma tanta buona volomtà: ho ancora le foto dei saggi annuali: in una sono vestita da cespuglio e nell'altra da arpa. Quando quelle foto, anni e anni dopo, sono finite nel bar del paese,(gran scherzo bastardo di franz e Luigi) , io dalla vergogna, per sottrarmi alle grasse risate degli avventori, volevo nascondermi in cantina coi topi.
Quando ho comunicato ai miei che mollavo l'università: non me l'hanno mai perdonato. Per non parlare di quando alla maturità sono uscita solo con 38/60. Gli ho dato una delusione cocente. Ma io sono così: se una cosa mi piace la studio, altrimenti, il libro rimane intonso.
Quando un paio di anni fa mia madre mi telefona dicendomi che mio padre sta male . Infarto. Ma alla fine ce l'ha fatta. Però il terrore che ho provato per una eventuale imminente perdita è inenarrabile e ancora qui con me, che me lo porto dentro.
Paradossalmente mia mamma non c'è mai nei miei flash (tranne per le botte quando non mangiavo) e se appare faccio subito in modo che la sua figura scompaia immediatamente. Non la odio, anzi, apprezzo quanto ha sempre fatto per me, ma non la amo, a volte la tollero con fatica, altre le spaccherei la faccia, ma riconosco che è dotata di un bel paio di palle grandi e grosse. Rispetto, dunque, sempre e comunque.
Gli gnocchi la domenica a pranzo, la pizza fatta in casa la domenica sera quando io ne approfittavo per rubare un goccio di birra dal bicchiere di mio padre e la mia faccia diventava di uno strano colore rosso-violaceo.
Il pasticcio a Capodanno, seduti in sala, con servizio buono e il caminetto acceso e in sottofondo il concerto di musica classica in grande stile dell'Orchestra di Vienna.
Le giostre e le bancarelle a Udine a novembre per Santa Caterina, e i biglietti gratuiti che ci regalava zio Bepi, che lavorava nella polizia e, non so come, aveva sempre la soluzione a tutti i problemi.
Il mio continuo peregrinare come ospite a volte a volte ben accetta a volte fastidiosa un pò meno dei vari parenti perchè i miei genitori non potevano tenermi visto che mio padre era sempre ricoverato in ospedale, impegnato a non lasciarci troppo presto la pellaccia.
Indimenticabili gli scherzi dei miei cugini Claudia e Alberto. una volta mi hanno fatto salire su una sedia per passargli un fico e loro, dalla terrazza al primo piano mi hanno rovesciato addosso un intero secchio di acqua ghiacciata.
Il bizzarro cugino Luca non mi faceva mai annoiare: grazie a lui ho imparato a giocare a ping pong e anche a golf nella pista artigianale costruita nel giardino.
Le scuole medie dai Salesiani, con la loro ferrea disciplina: credo di aver svolto da loro il mio servizio militare e, visto che se sono comandata a bacchetta rendo al massimo, ho ottenuto risultati eccellenti. Cosa che poi non si è ripetuta più.
Le vacanze in Toscana con i miei: stupenda regione, pallosa la vacanza, con genitori che odiavano la spiaggia (e quello splendido mare) e privilegiavano chiese, mostre e musei: me ne fosse fregato qualcosa.
Potre andare avanti per ore, ma con due neuroni come bagaglio culturale, necessito del meritato riposo.
Però è una figata questa dei flash..
E non finisce qui....

mercoledì 2 marzo 2011

For no one

Presa in prestito ed adattata da For no one dei Beatles. Dedicata a chi non c'è più, non fisicamente per fortuna, ma solamente nella mia vita..
Your day breaks, your mind aches
You find that all her words of kindness linger on
When he no longer needs you
He wakes up, he makes up
He takes her time and doesn't feel he has to hurry
He no longer needs you
And in his eyes you see nothing
No sign of love behind her tears
Cried for no one
A love that should have lasted years
You want him, you need him
And yet you don't believe him when he says his love is dead
You think he needs you
And in his eyes you see nothing
No sign of love behind the tears
Cried for no one
A love that should have lasted years
You stay home, he goes out
He says that long ago he knew someone but now she's gone
He doesn't need him
Your day breaks, your mind aches
There will be times when all the things he said will fill your head
You won't forget him.
And in his eyes you see nothing
No sign of love behind his tears
Cried for no one
A love that should have lasted years...
..con tanto rimpianto..
the show must go on..

lunedì 21 febbraio 2011

Produzioni letterarie psicopatiche

Nonostante i pregiudizi delle persone perbene, moraliste e benpensanti, anche uno squallido reparto psichiatrico può esprimere la sua vitalità, in maniera a volte bizzarra, a volte violenta, ma sicuramente fuori da ogni schema.
Il reparto di Psichiatria dell'Ospedale di Udine è piuttosto squallido, anche se non posso proprio lamentarmi del personale. Meglio un tugurio polveroso e infermieri tutto sommato educati, piuttosto che una clinica di lusso con personale che gli tireresti un calcio diretto nelle gengive non appena apre bocca.
Fatta la doverosa premessa, l'unico posto in questo reparto che esprime un minimo di vitalità è la sala tivù..
Ai detenuti (ops.. ricoverati) è stata concessa la libertà di esprimere la propria creatività dipingendo e scrivendo sui muri.
E io mi sono divertita a ricopiare le frasi più interessanti:

Simone sei una persona molto speciale per me, ti ricorderò sempre nel mio cuore.

Io sono il Dio di me stesso, faccio le cose in base ai miei buoni valori (Eros 85).

L'S.P.D.C. è l'ultimo calcio nel culo di questo mondo infame pieno di merda.

Never say yes when you can say no.

Per piegare la volontà dei signori ammalati, non servono privazioni e vetri antiurto, ma più rispetto e dedizione per il padre e per la madre che ci hanno creati.

Chi non mangia pane e figa, Dio lo castiga.

Io decido e divento ciò che penso, così creo il mio destino e la mia persona (Eros 85).

Niente è più triste della tristezza di non sorridere.

Rischi la depressione se reciti in questi modi:
il polemico
il superemotivo
il pessimista
il sospettoso.

Meno medicine e meno cazzate e presunzione, e qui voglio dividere, in teoria, tirate fuori le palle e fate vedere che Dio esiste, anche se non si vede c'è.

Nella vita non è più bravo chi non cade mai, ma chi cadendo si rialza sempre.

Io fra poco esco per la seconda volta, spero l'ultima! Chi è qui e si rende conto di non essere destinato a questo posto vada via!!!

La vita è breve ma anche lunga per tutti....

Bella questa galera:) Io la odio questa galera!

Basta con la violenza verso noi malati!

Lunghi trasporti funebri
senza tamburi né bande
sfilano lentamente nella mia anima
vinta la speranza piange
e l'atroce angoscia dispotica
lancia sul mio cranio chinato
il suo nero vessillo.

Basta con le chiacchiere e più carbamazepina!!!!

Anticaglie letterarie

Oggi, nel mio pigro girovagare tra i meandri del mio computer, alla ricerca di qualcosa di interessante nonché risalente al paleolitico, mi sono imbattuta in un file che è una specie di embrione di blog... Era tra il 2004 e il 2006, periodo non proprio tranquillissimo ma rileggere le mie parole, che qui riporto, mi ha fatto un enorme piacere.
Era il periodo in cui avevo la fissa di scrivere tutti i sogni che facevo (non a caso il file si intitola I have a dream), pratica adottata per diversi anni, ma ora messa in disuso per ampia rottura dei miei maroni.
Ed ecco cosa ho trovato:

09/09/04
Questa notte ho fatto un sogno, di quelli vivi, con i colori talmente abbaglianti che stenti a credere che si tratti realmente di un sogno….Ero a Padova, quella città continua a rincorrermi come se non l’avessi mai abbandonata..
Ero in compagnia di tante persone, tutte giovani come me.. correvamo, forse alla ricerca di un autobus che ci riportasse in centro.. nonostante fossimo in periferia, non erano luoghi abbandonati, c’era vita ovunque..
Un attimo dopo mi ritrovo in centro, a vagare tra una lezione all’università e tra una miriade di stoffe colorate appese al di fuori di tanti negozi, come un infinito bazar… Non so perché, ma camminavo all’indietro, quasi pattinavo…
Ricordo solo che ero maledettamente felice… E continuavo a chiedere a Glauco, anche se non era lì con me:” ma cosa diavolo sono tornata a Udine? per far cosa? La commessa nei centri commerciali?....quando avrei potuto rimanere in questo paradiso?”
Ma la domanda più inquietante, quella a cui non è arrivata nessuna risposta, è stata:” Ma dimmi Glauco, io che lavoro faccio? Che lavoro faccio? Cosa faccio??” Non sapevo assolutamente ciò che ero o facevo in quel momento..
So solo che di sogni così, con quei colori, dovrei farne più spesso…
6.55: si riparte con un’altra giornata…

13/09/04
La strada che ti porta in treno verso Padova è lastricata di porte, una uguale all’altra, tutte il fila, attaccate come gemelli siamesi.. ma il bello è che queste porte hanno solo gli stipiti, di un bell’azzurro intenso.. I pilastri non reggono nulla, ma si aprono sulla campagna verde che si perde a vista d’occhio…

16/09/04
Un’altra notte dispersa a Manhattan… ma senza paura, solo con tanta curiosità e desiderio di non ritrovare il gruppo di persone che mi sta aspettando…..

10/10/04
Montagne da scalare, ghiacciai innevati, sentieri impervi da affrontare.. Ma in compagnia dei più cari amici è tutto più semplice, una passeggiata… E nasce anche una canzone…

18/11/04
E’ tutto nella testa.. Basta non pensarci.. è così semplice…

12/12/04
Un pomeriggio a Padova ed è come una magia… L’aria, i colori.. ti entrano dentro nella pelle.. è la mia seconda casa.. La nostalgia è molto forte, non riuscivo a staccare gli occhi di dosso dalle strade, dalle case, la vecchia università.. Un giorno ci torno e non me ne vado via più.. intanto come ricordo un ciondolo a forma di croce..

27/12/04
Ciò che mi è sconosciuto mi spaventa (anche se un po’ mi attrae).. Visto che lo fanno tutti, anche io voglio lanciarmi in previsioni, speranze e pensieri per ciò che sarà… è il 27 dicembre…
Ora come ora ho paura, ma sento che butta bene (ma non quel bene che si è rivelato un disastro un po’ di anni fa!!). E’ un bene più tranquillo, meno esaltato, più propositivo. Sono cambiati i valori, le cose che contano. Non ammazzarsi per il lavoro, per i soldi, ma VIVERE, RESPIRARE e soprattutto sorridere più spesso.
Voglio essere una sicurezza per chi ha bisogno di me, non voglio piegarmi a compromessi, beh, e se proprio devo farlo, non ammalarmici per questo.
Forse troverò un lavoro che mi piace e se anche non mi piacerà, ho trovato il modo di farmi la corazza. So che sono resistente agli urti, anche se non sembra. Voglio amare chi mi ama e non farmi pestare i piedi da chi mi odia. Sguardo fiero (con questi 2 occhi, sarebbe un peccato non farlo --> HEDONISM) e sorriso fiero.
Ma non rompetemi troppo i coglioni.

02/01/05
Fa male, anche se non ci credevo. E’ sempre meglio credere che siamo stati noi a tagliare i ponti, quando alla fine sono gli altri ad anticiparti, anche se di un soffio,e tu rimani spiazzata.
Va bene, anzi va benissimo, non serve aver paura. Dopotutto era quello che volevi. Vai grande!

16/01/05
Sono felice, quasi sempre e non ne ho ancora capito il motivo. Mi sto abituando a questo stato d’animo. Le persone che amo stanno bene e forse questa è la cosa più importante. Ci sono gli scazzi momentanei, i soldi che non bastano, ma credo che in qualche modo riuscirò sempre a cavarmela. Non vale la pena preoccuparsi troppo del futuro.
Lo studio mi apre nuovi mondi, prima o poi voglio viaggiare e vederli di persona.
Germania, Svizzera, America, Inghilterra.. Conoscere e capire. Intanto studio.
Ho sognato che cambiavo scuola, mi inserivo in una nuova classe. Era bello, libri colorati, si studiava tedesco.. Era in Veneto.. voglio andare a Padova..

19/01/05
Voglio andare a vivere al caldo, non mi piace il freddo, ti ghiaccia l’anima.. Direi che la California va bene. Una piccola casetta vicino al mare a a qualche campus. Un bagno con una vasca a parete e le piastrelle arancioni..


20/01/05
Credici, credici un po’ di più.. (da Ligabue, Ho perso le parole)..
Sto aggiustando il tiro, il campo d’azione si sta riducendo sempre più. Meno male che ci sono persone come la Feltracco (docente universitaria di tecniche di scrittura Ndr) che incoraggiano a tirare fuori tutte le infinite possibilità che si hanno dentro. Non aver paura della banalità. Bene.
Ho sognato una casa in legno, molto bella, tante piccole stanze tipo cunicoli. Peccato dover partire. Il legno era chiaro, di quello che si usa nelle costruzioni di montagna. La casa si trovava sulle rive di un grande fiume, placido, tranquillo.. addirittura c’era gente distesa a pancia in su a prendere il sole. Che bella città. Nel sogno mi pare fosse Livorno, ma dubito che nella realtà corrisponda. Forse un giorno la troverò la mia città sul fiume..


25/01/05
Ci sto girando intorno ma non capisco cosa sia. È un’idea che mi sta girando in mente, molto confusa, sta prendendo corpo, si fa viva la notte nei miei sogni.. quel fiume continua a essere presente, stanotte ho sognato che stavo per essere investita da una grossa onda, ma mi mettevo al riparo dietro a un muro.
Sto prendendo la mira, intanto la direzione è quella giusta e non è mai troppo tardi per trovarla. E’ veramente assurdo che a 32 anni mi entusiasmino le cose che a 15 mi facevano schifo, non so come ho potuto cambiare inclinazioni in questo periodo. Forse non ho saputo sfruttare le occasioni, ma non mi pento di nulla e di sicuro non vivo nel rimpianto. Sono felice di tutto ciò che ho fatto, di tutti i passi che ho compiuto e non rinnego gli errori. Sono pentita del male che ho fatto, spero di aver espiato abbastanza.
E’ stato bello studiare statistica, la mia mente amante degli schemi ha trovato il pane per i suoi denti, ma ora voglio girarmi verso altri orizzonti, capire e conoscere altre cose.. nuovi mondi..
Ho sempre nel cuore la mia adolescenza felice a Tolmezzo, bruscamente interrotta…
Reminder: almeno tre sorrisi al giorno..

una vita senza ricerca non è degna d’esser vissuta

Ama e fa’ ciò che vuoi. S. Agostino.

03/03/2005
Ora non ho più paura.

25/08/2004
IL CREDO DI LIGABUE IN RADIOFRECCIA

Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei riff di Keith Richards.
Credo al doppio suono del campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese, credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finché non sta in piedi, credo che un'Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non e' detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche Dio.
Credo che se mai avrò una famiglia, sarà dura tirare avanti con 300.000 al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio capo reparto, difficilmente cambieranno le cose.
Credo che c'è un buco grosso dentro, ma anche che il rock'n roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici, che, ogni tanto questo buco me lo riempiono.
Credo che la voglia di scappare da un paese con 20.000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddye Merks.
Credo che non e' giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri, credo che per credere, in altri momenti, ti serve molta energia....


08/03/2005
IL MIO CREDO (COME QUELLO DI LIGABUE IN RADIOFRECIA):

Credo in un essere infinitamente buono e caritatevole che sta sopra di noi, io lo chiamo Dio, voi fate come volete.
Credo nelle persone, nella loro buona fede.. Se poi c’è qualche stronzo, beh, questo fa parte del gioco.
Credo che sono una roccia e che dentro di me ho tanta energia che neanche immagino.
Credo nel tendere una mano senza aspettarmi nulla in cambio.
Credo nella forza di un sorriso.
Credo che se ho voglia di starmene per i fatti miei ne ho tutto il diritto e nessuno mi deve rompere le scatole per questo.
Credo che esista un momento per ridere e uno per parlare molto seriamente.
Credo nella ricerca costante, qualsiasi cosa, purché ti permetta di scoprire finalmente te stesso.
Credo che ora non ho più paura.
Credo che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.

26/12/05
PERDONA E DIMENTICHERAI
PER QUANTO POSSA FARE MALE in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve


Continuo a sognare città dalle larghe strade in cui mi trovo a mio agio.. attraverso le strade di corsa, incurante delle macchine che sfrecciano, sono in compagnia dei miei amici. Ci sono giardini, strade contornate da alberi.
Non conosco queste città, non le ho mai viste ma mi ci sento bene.
Vorrei capire dove sono questi posti e poterci andare.

17/04/06
L’amore conta e io non conosco altro modo per evitare la morte.. Ligabue non se ne avrà a male se scippo le sue parole.
Talvolta ho dei black out biochimici improvvisi che mi lanciano in un buco nero fatto di nulla e di disperazione: nel buco nero ho paura, sento che niente abbia un senso e sono come un topolino che cerca di uscire da un labirinto di vetro nel quale qualche scienziato sadico l’ha incastrato.. Mi ricorda i castelli di labirinti di vetro dei luna park dove andavo da piccola.
E’ strano ed imprevedibile questo mio andare su e giù per le montagne russe delle mie emozioni.. Non riesco a non pensare che in una vita precedente ero un giullare… Non puoi essere veramente esilarante se non hai toccato davvero il fondo degli abissi mentali..
I sogni che faccio sono quasi sempre belli, ricchi di immagini luminose e posti conosciuti ma rivisitati secondo l’umore del momento.. Sogno di viaggiare in treno, in macchina, a piedi o in bicicletta.. Vado per sentieri di montagna, autostrade, strade isolate, metropoli affollate.. Sempre durante le ore mattutine quando sono tutti sono sotto le coperte.. O anche il mare, calmo o in violenta tempesta, ma sempre azzurro.. Ma anche un sentiero di montagna da scalare.. Adoro il diramarsi dei labirinti dei sentieri di montagna.. Sai che se ne prendi uno chissà quanti altri bei posti non vedrai.. e per colpa di questo amletico dubbio rischi di non partire mai..
Io non so cosa devo fare o dove devo andare, per ora i miei sogni mi danno qualche dritta, l’importante è che la chimica non vinca sulla mia anima… Ma non credo che ciò avverrà..

01/05/06
Leggero, nel vestito migliore, senza andata né ritorno, senza destinazione.
Leggero, nel vestito migliore, nella testa un po' di sole ed in bocca una canzone.
È quello che ho sognato stanotte.. fuggire via con poche persone e nessuna preoccupazione…

25/11/06
Oggi ho imparato che (con l'aiuto di Paolo Coelho):
- Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
-Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
Ma anche che se piango continuerò a rimanere da sola.. a volte è bello però starsene rintanata a leccarsi le ferite, basta mettere il naso fuori di casa prima o poi.
L’obiettivo è sopravvivere, di 12 ore in 12 ore, non sono permesse cadute.





domenica 20 febbraio 2011

Domenica 20 febbraio 2011

E' passato quasi un anno da quando ho iniziato a scrivere su questo blog; è stata un'esperienza divertente e coinvolgente, ma soprattutto catartica, nella quale sono riuscita a riversare come un fiume in piena tutto ciò che mi passava per la mente. Avrei dovuto pensarci prima.
E' stata, insomma, la telecronaca della mia vita nei suoi bassi e nei suoi alti, condita con riflessioni bizzarre e filastrocche assurde, che al solo pensiero me la faccio sotto dal ridere.
Me lo ricordo, era il 16 aprile 2010, ero sola nella mia stanza numero 403 al quarto piano di una clinica psichiatrica a Teolo.
Il cielo era grigio, io mi sentivo persa e disorientata, ma osservare dal mio letto la bellezza struggente dei colli Euganei, mi dava sollievo e placava la mia anima inquieta. E così ho iniziato a scrivere.
Sono successe tante cose durante quel ricovero, a Teolo ho vissuto un'esperienza di vita molto particolare, che oserei definire stupenda, ho conosciuto persone splendide, ho fatto un sacco di camminate su e giù per il parco e mi sono cimentata in una quantità indefinita di partite a ping pong (uscendone spesso vincitrice).
E' stato bello ma anche molto difficile, impegnativo. Ricordo la disperazione di quando mi hanno attaccato la flebo della nutrizione parenterale: me ne andavo in giro per il reparto con una sacca di sostanze nutritive attaccate ad un palo che alcune pazienti del reparto avevano soprannominato “George”.
Io comunque, dopo mille tentennamenti, ci ho provato e per fortuna è andata bene. Ero sinceramente convinta che quello sarebbe stato l'ultimo ricovero della mia vita.
Una volta tornata a casa, ho vissuto l'estate più bella della mia vita, a settembre ho trovato un lavoro (se così possiamo definire un tirocinio non retribuito e senza alcuna speranza futura di assunzione, ma il convento non offriva altro).
E poi cosa è successo?
La mia vita ha iniziato a correre a una velocità vertiginosa, mi sono trovata dentro un meccanismo che era come le giostre del luna park, tutto correva così veloce e io mi godevo estasiata la frenesia con cui i fatti accadevano: lavoro, palestra, e poi ancora mille altre cose. Ero felice di correre in questa entusiasmante giostra soprattutto perché ero finalmente ritornata a vivere una vita pseudo normale.
Volevo dare di me un'immagine che rispecchiasse perfezione, massima efficienza e per un po' ci sono riuscita davvero.
Certo, da sola non sarei mai riuscita a farcela, i ritmi erano troppo frenetici e allora via libera a red bull, ginseng, caffeina, guaranà. Ero più dopata di un ciclista al Tour de France. Un'esplosione di energia allo stato puro.
Io so essere molto forte oppure molto fragile, a seconda dei casi, non ho vie di mezzo, la mia mente non contempla gradazioni intermedie.
Poi un giorno, tutto all'improvviso, mi si è palesata davanti agli occhi la mia avvilente carriera lavorativa degli ultimi anni: tanti tirocini, borse lavoro, stage, work experience... Tutto questo significa lavorare (tanto) e non percepire un benché minimo rimborso (tranne casi sporadici).
Ho sbroccato di brutto: di punto in bianco ho deciso che non avrei più accettato compromessi così degradanti, il solo pensiero mi faceva talmente male che mi sono ritornati gli attacchi di panico.
Vivere senza soldi è brutto, terrificante, e io per guadagnarne un po' ho fatto davvero di tutto, tanto che non oso neanche parlarne......
Fortunatamente è apparso all'orizzonte il mio Personal Trainer che mi ha offerto di lavorare con lui, cosa che ho accettato con un mare di gioia.
Oltre che PT, Marco è anche il mio Psyco Boss, un capo davvero fuori di testa. In realtà siamo entrambi fuori di testa ed è per questo che andiamo così d'accordo e la ditta procede spedita come un treno...
Ora dovrei essere felice, ho un lavoro, una quasi indipendenza economica, ma c'è qualcosa nella mia testa che ha smesso di funzionare (non che prima fosse tutto perfettamente ingranato). E non riesco a capirne il motivo.
Il mio umore è un saliscendi continuo, ho degli scoppi di aggressività che mai avrei immaginato di poter avere, ho tanta voglia di piangere ma non una lacrima fa capolino nei miei occhi, forse dovrei provare con la cipolla, una bella passata sugli occhi e via...
Spesso sono cupa, non mi interessa ciò che di bello facevo prima, fisso il vuoto e non desidero altro che sprofondare in un sogno senza sogni, in un limbo che mi faccia dimenticare tutti i miei pensieri e mi faccia riposare a lungo, il più a lungo possibile.
E ora?
Oggi domenica 20 febbraio 2011 per l'ennesima volta mi ritrovo ricoverata in un letto di ospedale. Questa volta è la stanza 314 del Reparto di Psichiatria dell'Ospedale di Udine.
Il panorama non è un granché ed il reparto è discretamente lurido e malmesso, per non parlare dei degenti, uno più fuori dell'altro (vedasi la mia compagna di stanza che mi scrocca sigarette in continuazione nonché spiccioli per il caffè, anche quando dormo!!).
A Teolo c'erano anime ferite che con amore e pazienza potevano essere recuperate.
Qui vedo solo casi senza soluzione, una sorta di parcheggio per gente scomoda.
E per me ci sarà una soluzione?
Dopo l'intelligente mossa dello scorso mercoledì sera non so più cosa pensare di me stessa.
Ho finalmente trovato il coraggio per compiere quel gesto a cui per anni avevo anelato ma ero troppo codarda per farlo: ho tentato il suicidio.
Ovviamente non è andato a buon fine, dal momento che sono qui a scriverne.
Avevo una determinazione addosso che mi ha colpito per la sua intensità, non ho avuto neanche un attimo di esitazione o timore.
Mi sono seduta al tavolo, ho preparato un bel mucchietto di pastiglie colorate e un po' alla volta me le sono scolate (col Gatorade, non alcolici, siamo seri.....)
In un lampo di lucidità ho chiamato il mio Psyco Boss Marco che mi ha portata in ospedale, dove ho passato la notte.
Non voglio giudizi su ciò che ho fatto, tantomeno ho una spiegazione da dare.
Ma la pace che ho provato in quei momenti è stato un viaggio da cui non sarei più tornata.
E invece sono ancora qui! Chissà quale sarà la prossima cazzata che combinerò?
Ho tanta voglia di raggiungere il mio amico Gianni, mi manca troppo e sicuramente lui ora sta molto meglio di me.
Voglio un'altra vita nella quale giocare in maniera più sapiente le mie carte. O forse sono ancora in tempo per fare qualcosa di buono?
Intanto dormo, ogni tanto prendo a calci le porte del reparto, e in questi giorni sto testando il mio nuovo sapiente e calibrato mix di farmaci.
Al resto ci penserò dopo.
Ora voglio solo fare tanti bei sogni.