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Uno splendido viaggio sulle montagne russe della mente di una borderline girl

domenica 14 novembre 2010

Altre "piccole" cose che vorrei fare nella vita

Ho riletto più volte il post che ho pubblicato un pò di giorni fà, riguardante le 10 cose che vorrei ancora fare nella vita...Era fuori di dubbio che 10 cose non sarebbero bastate e sarebbero state destinate ad aumentare.. mi conosco abbastanza da rendermi conto che a me non basta mai: voglio sempre qualcosina in più.. Amo gli eccessi..
Ad esempio, non mi basta un bicchierino di alcool dopo cena: se inizio, devo farmi fuori la bottiglia intera.. E oggi, bigia e pigra domenica pomeriggio, mi trovo completamente stordita dopo una serata di bagordi.. Non è una frase fatta, ma è proprio vero che non ho più il fisico di una volta.. Gli eccessi che mi hanno caratterizzata da sempre ora sono difficili da gestire, il corpo me li fa pagare tutti, con gli interessi.. Forse dovrei rileggermi "Il corpo sa tutto" di Banana Yoshimoto, magari mi aiuta a ridimensionarmi..
Ma torniamo all'oll'oggetto di questa chiacchierata tra me e me, purtroppo ho la tendenza cronica a divagare.. Dicevo che, continuando a riflettere, mi sono venute in mente altre cose che vorrei fare nella vita, sperando di avere il tempo e la sufficiente lucidità:
- lo studio: alla fin fine vado sempre a battere lì. Non capisco il motivo, ma la mia sete di conoscenza non mi lascia un attimo di tregua. Ben venga allora, non appena le finanze me lo consentiranno, l'iscrizione all'università per prendere l'ennesima (ed inutile) laurea. Secondo le ultime inclinazioni sto decidendo tra la laurea specialistica in lingue oppure la triennale in lingue orientali (mi ispiarano lo sloveno, il russo, il croato, l'ungherese).. Vedremo.. Intanto sosterrò il colloquio per partecipare ad un corso di mediatore linguistico d'impresa che mi aiuterà sicuramente a sdoganare le mie competenze linguistiche che al momento sono ricoperte da tonnellate di polvere.
- viaggiare, aprirmi a nuove culture e a nuovi mondi. Quindi non solo il coast to coast negli Usa, ma anche mille altri posti come Canada, Irlanda, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Singapore, Paesi Scandinavi, Islanda, Cornovaglia, Germania, Austria Olanda.. Insomma una sorta di giro del mondo senza sosta e in totale ed assolutà libertà.. senza vincoli di tempo o di orario.. Mi piacerebbe anche farmi la pista ciclabile che costeggia il fiume Danubio, sarebbe una vacanza coi fiocchi, anche perchè di vacanze serie non ne faccio ormai da anni..
- diventare clown di corsia e fare il pagliaccio come solo io sono capace di fare e strappare un sorriso alle persone ricoverate in ospedale.. Ho un'amica, Clauna Crostina, che lo fa, e molto bene, da molti anni e quasi quasi mi metterò in contatto con lei per sapere cosa devo fare. Certo è che le giornate dovrebbero durare 48 ore per consentirmi di fare tutto ciò che voglio..
- unirmi a qualche organizzazione no profit e andare a prestare la mia opera di volontariato nel terzo mondo.. Ci avevo pensato parecchio negli anni passati, ero sul punto di farlo, ma non ho mai avuto il coraggio di provarci sul serio. Mi sono limitatat a collaborare con Emergency qui in zona, ma non è la stessa cosa. La mia carissima amica Angela, invece, ha tirato fuori le palle e ora se ne sta in Nicaragua ad insegnare italiano ai ricchi e viziati rampolli delle famiglie altolocate del luogo. Lei ha trovato la sua strada, il modo per mettere in atto i suoi grandi ideali. La ammiro molto, ma non so se avrei lo stesso coraggio. Ad ogni modo, se dovessi partire, preferirei lavorare in un ospedale da campo o qualca di simile...
- prendere la patente europea del computer a livello avanzato (quella base l'ho fatta l'anno scorso) e magari imparare a programmare con vari linguaggi.. la programmazione è stata per me sempre una materia ostica, me la cavo bene col pc ma ci sono cose che proprio non riesco a fare perchè sono completamente negata., Ma sconfiggere i miei limiti è sempre stata una grossa sfida per me..
- arrivare ad un punto in cui non avrò più bisogno di pastiglie per vivere e per dormire. Assolutamente indipendente.. Ci guadagnerei in serenità e in denaro.. Ma non è semplice, ho comunque raggiunto dei traguardi invidibili negli ultimi mesi..
- prendere l'invalidità di accompagnamento per mio padre e portarlo a fare un bel viaggio in montagna. Solo noi due, come quando ero piccola, cantando a squarciagola le canzoni di montagna.. "Il Piace mormorava calmo e placido il passaggio dei primi fani il ventiquattro maggio..."
- riprendere a studiare il pianofote: non sono un'artista però so che da piccola mi divertivo a strimpellare le canzoni dei beatles.. ma ci vuole applicazione ed impegno, cosa che ora non riuscirei a garantire.. Ricordo che mi divertivo come una capra a studiare solfeggio: è tutto così logico e matematico che mi affascina tanto, anche se è una vera palla.
- imparare a difendermi da sola, magari seguendo un corso di difesa personale.. non si sa mai, visti i tempi.
- cantare dal vivo una canzone.. sono discretamente intonata, non sono certo una cantante fatta e finita, ma ho studiato canto ed è stupendo riuscire interpretare una bella canzone senza paura di essere giudicata. Magari potrei cantare What's up dei 4 Non Blondes o, ancora meglio, la canzone che rappresenta la mia vita: "Ironic", di Alanis Morisette. Per fare tutto ciò è più che sufficiente un karaoke..
- prendere il porto d'armi. Così mi va e non voglio dare alcuna giustificazione, anche perchè non c'è.
- imparare una nuova lingua straniera come ad esempio il francese e riprendere a studiare greco.
- andare in Venezuela a trovare i miei parenti, in special modo la mia carissima cugina Diana, una gran donna.. Nonostante l'ultima volta che l'ho vista era il mio ottavo compleanno, la sento tanto vicina, con le sue parole di costante incoraggiamento. Ho una voglia matta di abbracciarla.
- vincere un concorso pubblico. Non è per niente un'impresa facile. La prossima settimana ci tento con un concorso in ospedale, la vedo dura anche perchè non ho ancora capito se i concorsi sono truccati oppure no. Nel dubbio, mi sono stampata una dispensa gigantesca di diritto amministrativo che dovrò studiare con molto impegno tutta la prossima settimana.
- riprendere a leggere (come del resto ho ripreso da poco tempo), magari più libri contemporaneamente, perchè ogni libro è una full immersion in un mondo parallelo e per un attimo riesci a dimenticare tutte le preoccupazioni che ti affliggono.
- elaborare il lutto per la morte di Gianni. Ancora non ci riesco, la sofferenza continua a dilaniarmi l'anima..
- imparare a cucinare bene, non solo il mio pollo al forno, ma di tutto un pò ed invitare i miei più cari amici a cena da me.. Mi ci sto mettendo d'impegno già da ora e i risultati mi fanno ben sperare.
- andare in gita a Gardaland e Mirabilandia, divertirmi come una capra sulle giostre più spericolate.
- rifare la San XCandido-Lienz in bicicletta. E' stata un'esperienza stupenda, sono passati molti anni, ma penso che ripetere l'esperienza sia sempre un'avventura coinvolgente.
- prendere la seggiovia e ritornare sulla cima del monte Cristallo, vicino a Cortina D'Ampezzo: la vista del mondo dall'alto da una pace all'anima che non si dimentica.
- imparare a sciare (nonostante il ginocchio marcio) e specializzarmi in sci di fondo, per poter scivolare silenziosa nei boschi innevati, diventando tutt'una con la natura circostante.
Per ora mi fermo qui, ma conoscendomi tante altre cose mi verranno in mente..
"Voglio idee per sopravvivere,
E mille e mille vite non bastano..
e quel sogno, sai continua a chiamarmi
dalla profondità del mare"..
Una caduta dentro i vortici d'acqua
e le mie mani non si fermano più"...
(Piero Pelù)

martedì 9 novembre 2010

Risentimento

Prima o poi dovevo aspettarmelo. E pensare che fino ad ora era filato tutto liscio.
Sto parlando di questa creatura che sento come un figlio che è questo mio blog. L’ho concepito tanto tempo fa, l’ho dato alla luce mentre ero ricoverata a Teolo e adesso lo sto crescendo quotidianamente con tanto amore e tanto impegno (ed un pizzico di follia), prendendo spunto da tutto ciò che vedo, sento, dico ogni giorno.
In questo blog parlo un po’ di tutto, non c’è un filo narrativo coerente; mi diverte molto di più scatenare la mia bizzarra fantasia e scrivere di getto tutto ciò che mi viene in mente. Che sia una filastrocca senza senso oppure un lucido ragionamento sul mercato del lavoro odierno.
Parlo spesso di luoghi e di persone che sono entrate, adesso o in passato, in contatto con me. Tuttavia non penso di aver mai mancato di rispetto a nessuno. E se l’ho fatto, di sicuro è stato senza cattiveria.
Arriviamo al dunque: il mio amico Raf (beh immagino che ora si consideri ex amico, dopo aver ricoperto l’ingombrante ruolo di ex moroso) si è molto risentito per quanto ho scritto su di lui in un po’ di post fa.
Ci ho riflettuto abbondantemente e sono giunta alla conclusione che, pur scusandomi di avergli causato un disagio nel vedere il suo nome e la sua storia pubblicata su una pagina di Internet, non intendo minimamente cancellare quanto ho scritto in passato. Quel che è fatto è fatto e non si torna indietro.
Entrare nel mio blog significa farsi un viaggetto gratis su una bella giostra (tipo il Tornado o il Tagadà), oppure se preferite, entrare in un confortevole salotto ed assaporare the e pasticcini ascoltando delle storielle un po’ strampalate. E’ un posto tutto mio. Ma è aperto a tutti, amici e nemici. So che ho un brutto carattere e a distanza di anni riesco a portare tonnellate di rancore, ma di sicuro, tranne il post di ieri (vedi il punto numero 8 dell’elenco) non ho mai voluto parlar male (e soprattutto augurare il male) a nessuno.
Pertanto caro Raf mi dispiace se ti sei adirato, ma io non mi sposto di una virgola. Tutto ciò che puoi fare è non leggere il mio blog e dedicarti alle cose che più di aggradano.
A questo punto, sempre riferendomi al post di ieri, tra le dieci cose che vorrei fare nella vita avevo scritto che vorrei scalare ancora una volta il monte Amariana. Vista la situazione, non penso che Raf avrà voglia di accompagnarmi nuovamente, per cui lancio l’invito ai miei lettori.
Se tra di voi c’è un appassionato di montagna, lo prego con tutto il cuore di aiutarmi a realizzare questo mio desiderio. In cambio offro un abbonamento gratuito a tutte le mie pubblicazioni future e, perché no, un bell’invito a pranzo a casa mia a mangiare il mio mitico pollo al forno!!

lunedì 8 novembre 2010

Le 10 cose che vorrei fare nella vita

Ieri Yuri (beh, forse sono trascorsi un po’ di giorni, ma mi piaceva il suono di queste due parole accostate) mi ha lanciato il guanto della sfida che io prontamente raccolgo. E rilancio.
Alla mia domanda: “Riuscirò un giorno a condurre una vita normale?” Premettendo ovviamente che il concetto di normalità mi è del tutto sconosciuto e, a dirla tutta, non so neanche se esista.
Dai miei vecchi studi in statistica ricordo vagamente la distribuzione normale, la cosiddetta gaussiana, che graficamente si presenta come una campana. Chi rientra nei parametri della normalità si piazza approssimativamente intorno al vertice di questa campana. Tutti gli altri, i pochi elementi solitari e lontani dalla media, si trovano sulle code. Sono chiamati outliers.
Ecco, io ora mi sento dentro una perfetta outlier, una variabile impazzita che si piazza costantemente fuori dall’intervallo di confidenza (destra o sinistra non importa, ma comunque sempre nelle code). A proposito, per i non addetti ai lavori, l’intervallo di confidenza è un concetto un po’ complesso da spiegare e io non sono la persona più adatta per farlo, diciamo solo che centra con lo studio di un campione rappresentativo della popolazione con lo scopo di individuarne delle caratteristiche peculiari che si adattano a tutta la popolazione di riferimento. E qui chiudo il discorso, prima di addentrarmi in territori troppo ostici sia per me che per i miei lettori. Inoltre chiedo scusa agli statistici esperti se ho utilizzato termini troppo tecnici un po’ a caso e senza un minimo di precisione, ma io mi diverto troppo a fare la tuttologa.
Torno dunque a parlare di Yuri ed alla avvincente sfida che mi ha lanciato: alla mia domanda sulla normalità, lui mi ha risposto invitandomi a scrivere le 10 cose che vorrei fare nella vita. Gran bella sfida. No, mi pare che avesse detto le cose che voglio davvero dalla vita, ma alla fin fine i due concetti sono simili.
Mi ricorda tanto quel film con Jack Nicholson e Morgan Freeman, credo si intitolasse “Non è mai troppo tardi”, solo che loro avevano poco, pochissimo tempo per realizzare i loro 10 desideri, dal momento che avevano una malattia terminale.
Per fortuna io non ho limiti spazio-temporali, per cui me la prenderò con tutta calma, così assaporerò meglio le mie conquiste.
Ed ora veniamo alla lista, che ho buttato giù in cinque nanosecondi (buon segno, vuol dire che ho le idee chiare..):

1) Formarmi una famiglia. Non dico di avere dei figli, sarei un pessimo esempio di madre, poi coi farmaci che prendo nascerebbe un mostro completamente deforme, ma almeno creare un nucleo stabile e coeso. Insomma vorrei vivere la mia vita con una persona che sia la metà che mi manca, qualcuno che mi completi e che io riesca a mia volta a completare. Amore è una parola grossa ma vorrei usarla con regolarità. Fino ad ora il candidato più idoneo per ricoprire questo ingombrante ruolo si è rivelato Yuri. Mi auguro con tutto il cuore che rimanga sempre lui. E in ogni caso, comunque vadano le cose, io spero davvero che un giorno Yuri riesca a vivere sereno, senza preoccupazioni e soprattutto senza quelle nuvole grigie che a volte, ultimamente troppo spesso, offuscano il suo dolcissimo sguardo.
2) La salute, ma prima che per me, per i miei genitori. Vorrei che la discesa che mio padre sta un po’ troppo rapidamente percorrendo (a causa della sua demenza senile e del suo Parkinson) rallentasse almeno un po’, in modo da fargli godere più serenamente le gioie di una sana e meritata vecchiaia.
3) Diventare economicamente indipendente, non dover ricorrere più al sostegno economico della mia famiglia (a 38 anni mi sembra un desiderio sacrosanto) o a sussidi statali. Voglio solo guadagnarmi in modo onesto il mio pane quotidiano. Se poi la mia fonte di reddito nascesse dalle boiate che scrivo, beh, allora sarebbe la fine del mondo. Rimanendo realisti, desidero ardentemente rimanere nella ditta dove ora lavoro come tirocinante non retribuita; è di gran lunga il posto dove mi sono trovata meglio, sia come ambiente di lavoro che come mansioni svolte. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo. Peccato che la ditta in questione stia trascorrendo un periodo di forte crisi, ma io voglio essere ottimista e sperare che un giorno anche per me si aprano le porte ed entrarvi come lavoratrice dipendente a tutti gli effetti.
4) Guardare il sole che sorge sulla cima di un monte. Amo la montagna, ma sono particolarmente legata al monte Amariana, che sovrasta il mio paese natio, Tolmezzo. Ogni volta che ci penso, mi viene una malinconia pazzesca, ci tornerei ad abitare subito, se ce ne fosse l’opportunità. E al diavolo la gente che dice che i carnici sono persone dure e rigide. Quelle sono le mie origini (oltre al Cadore e all’Austria) e le rivendico con orgoglio.
In particolare, il monte Amariana è a me molto caro poiché sulla cima, dopo una lunga e tortuosa strada ferrata, si erge una statua della Madonna che mio zio Adriano tanti anni orsono contribuì a trasportare fino lassù. Un paio di anni fa, grazie al mio amico Raf, sono riuscita a realizzare questo mio sogno di arrivare sulla cima. E’ stata un’esperienza pazzesca, in pieno inverno, con un ginocchio maciullato, rischiando continuamente di scivolare giù per la scarpata.
Ne approfitto di questa mia lista per chiedere a Raf di ripetere quell’entusiasmante esperienza e magari portarmi ancora un paio di volte ad arrampicare. E’ bellissimo, anche se sono un po’ impedita.
5) Terminare il praticantato e superare l’esame di stato per diventare Consulente del Lavoro. A dirla tutta, l’idea non mi fa impazzire al massimo, ma sono abituata a portare a termine gli impegni che mi assumo, anche se non me ne può più fregare niente. Il problema è la rapidità con cui cambio idea. Fosse per me, sarei iscritta contemporaneamente ad almeno dieci corsi di laurea, dall’ingegneria gestionale, alla farmacia, alle lingue straniere orientali. Non sono pazza, la mia è solo sete di conoscenza. Ad ogni modo, ho intrapreso il percorso per diventare Consulente del Lavoro perché mi piace fare buste paga ed amministrazione del personale e vorrei che questa diventasse la mia professione in futuro. Intanto sono preiscritta a due corsi serali: gestire le risorse umane ed Excel avanzato.
6) Tornare a New York e godermi la bellezza struggente della sua skyline al tramonto. Vorrei girare in metropolitana e vedere tutti i quartieri, anche i più malfamati. Completerei questo magico tour con un bel viaggio coast to coast in camper, attraversando l’America rurale, quella in cui si è fermato il tempo, cavalcare in Texas su un cavallo selvaggio, mangiarmi una enorme bistecca ma non al sangue, e infine approdare alle magiche spiagge della California.
7) Incontrare e fare un duetto con Nevruz. Avevo pensato a “Charlie fa surf” oppure qualcosa dei Litfiba, tipo “Gioconda”.
8) Dopo la mia morte andare in Purgatorio, so che mi meriterei l’Inferno per tutti i peccati che ho commesso, ma auspico nel buon cuore di San Pietro o chi per lui.. Il Paradiso è un miraggio per me, dovrei comportarmi meglio, ma a fare la brava bimba non mi ci ritrovo. Se eventualmente esistesse la reincarnazione, vorrei rinascere non in una nazione dove c’è un nanerottolo ninfomane al governo ma in un posto ove regni qualcosa che assomigli a una sorta di democrazia. Frequenterei le scuole con più impegno, andrei al liceo classico e poi studierei medicina, per diventare un valente medico che cura gratis i bisognosi.
Stavo pensando: ma è valido questo desiderio? A sensazione direi di no, perché la lista in questione si riferisce a qualcosa di attuabile ed ottenibile in questa e non in altre vite.
Pertanto, annullo quanto scritto e riformulo il desiderio: vedere in galera, dopo essere stato violentemente picchiato da una banda di stranieri abilmente mimetizzati e deprivato di tutti i suoi averi, quel delinquente bastardo enorme idiota del mio ex. Ho portato tanta pazienza, ma il limite è stato raggiunto e superato ormai da tanto tempo. Io di solito non auguro il male a nessuno, ma in questo caso è d’uopo fare un’eccezione. Ha imbrogliato e truffato troppa gente, trovando sempre il modo di scamparla liscia e riciclarsi sotto altre vesti. E’ ora che questo giochetto finisca. E anche in maniera brusca.
9) Imparare a fare bene il tricking. E’ una sorta di arte marziale acrobatica, senza regole e senza schemi. Salti e capriole. Puro divertimento con un sottofondo di potente musica rock. Fino ad ora ho fatto solo una lezione di prova e non è detto che io continui, ma mi sono divertita come una pazza.
10) Lo dico o non lo dico? Vabbè mi butto: fare la scrittrice, pescare quotidianamente dal cilindro magico della mia fantasia e partorire una quantità infinita di racconti buffi e filastrocche che riescano a portare un sorriso a chi il sorriso, per qualunque motivo, l’ha perso.

Alla fine di questa strana lista, direi che non chiedo poi molto, non mi interessa fare la velina (anche perché oltre a non essere strafiga, non ho l’età e soprattutto so coniugare i congiuntivi, sia in italiano che in latino). Non mi va di entrare nella casa del Grande Fratello, ma farei leggere a tutti i concorrenti l’omonimo libro di George Orwell che è un capolavoro. Altri reality o programmi televisivi non mi competono, al massimo non disdegnerei una intervista alle Iene o da Fabio Fazio. Ma dubito che questo prima o poi accada.
E voi?? Quali sono i vostri 10 sogni che volete realizzare in questa vita? Mi piacerebbe tanto ricevere una risposta dai miei lettori a questa domanda; sono curiosa e poi mi piacerebbe confrontare le vostre risposte con le mie e, magari, trovare qualche spunto o ispirazione per allungare la mia lista magari a 15 o 20 sogni.. sarebbe una figata.. Allora, cosa aspettate??

giovedì 4 novembre 2010

Riparto da zero

Ordunque, dov’ero arrivata? Mi sa che ultimamente mi sono un po’ persa, pertanto mi fermo un attimo e poi riparto da capo. Stop and go, è un’abitudine ormai consolidata per me.
Nuovi eventi all’orizzonte, e li definirei tutti con il termine “nefasti”. Se negli ultimi mesi mi ero, con tanta fatica ed impegno, costruita un minimo di credibilità professionale, me la sono sputtanata tutta con poche ma semplici abili mosse.
E questa volta, a differenza di altre, eccomi a puntare il dito contro i farmaci che prendo. Porca miseria, ieri mattina mi sono addormentata sulla scrivania, il cambio di terapia attuato martedì scorso mi ha incasinata a tal punto che non connettevo più, la testa ciondolava, le dita battevano a caso i tasti del computer. Totalmente incapace di intendere e di volere. Ho impiegato più di un’ora per redarre una lettera (tutta sbagliata e piena di ripetizioni) che di solito ci metto cinque minuti per farla. Nel pomeriggio sono stata abbondantemente cazziata dalla mia responsabile, la quale mi ha detto che se fossi una dipendente, questo sarebbe un comportamento inaccettabile. E la prossima volta devo strarmene a casa a smaltire i postumi dei miei cocktail farmacologici.
Ben fatta. E adesso? Ovviamente faccio un restart e parto nuovamente, non da zero come tutti, ma da meno dieci, secondo prassi consolidata.
Chi sono dunque io? Confermo quanto avevo scritto un paio di post fa: una maldestra clown in questo buffo teatrino che è la vita. Fuori posto e fuori tempo. Un po’ disadattata. Però anche simpatica. Camminando in continuazione sull’orlo del burrone che separa la sanità mentale dalla follia più pura. A volte sono tentata di buttarmi a peso morto nel burrone, vivere in pieno il mio essere fuori di testa, e altre in cui mi sforzo penosamente di comportarmi da persona onesta, coscienziosa, ligia al dovere. Ma le regole del gioco io non riesco a seguirle, non l’ho mai fatto né intendo farlo ora. Le regole del gioco le detto io, e chi mi ama mi segua.
Certo che sono buffa da vedere: cammino con passo pesante e deciso su un luccicante paio di stivaletti di vernice tacco 12 o eventualmente stivaloni neri di gomma, jeans strappati a zampa d’elefante e maglione nero d’ordinanza, orecchino al naso, enormi orecchini a cerchio come la zingara che chiede l’elemosina nel parcheggio dell’ospedale, occhiali scuri o in alternativa occhialoni da vista stile Arisa, capelli sciolti in una perfetta capigliatura anarchica tendente al punk, rossetto rosso acceso e linea nera sugli occhi da perfetta battona di periferia, mani in tasca e stuzzicadenti pendente dalle labbra.. proprio un bel soggetto.. E pensare che lavoro (beh, lavoro è una parola grossa, diciamo che presto la mia opera gratuitamente, sono anni ormai che lavoro per la sig.na Gloria) nell’ufficio del personale di una grossa azienda. Vedo e sento cose davvero riservate, conosco la storia e gli scheletri negli armadi di tutti i dipendenti.. Chissà se si sono già pentiti di avermi affidato questo incarico? A dicembre staremo a vedere se mi confermano l’incarico, sennò mi toccherà pescare nuovamente nel mio cilindro magico e vedere cosa esce fuori..Non ho proprio il look della responsabile del personale, a dire il vero neanche della responsabile delle pulizie.. ma spero che un giorno qualcuno mi dia l’opportunità, questa volta retribuita, di far vedere quello che so fare…
Oggi, in sala mensa, c’era una collega con la faccia talmente brutta che sembra che abbia fatto un frontale con un’autobetoniera, che continuava a squadrarmi dall’alto in basso e non la smetteva più. Di solito risponde al mio saluto con un cenno un po’ troppo altezzoso per i miei gusti. Mi stanno più simpatici gli operai. Avrei tanto voluto prendere la sua testolina a parallelepipedo sbeccato e ficcargliela nel tegame della minestra orzo e fagioli, per poi osservare se il suo aspetto migliorava.
Quotidianamente, nel lungo tragitto che separa il mio ufficio dalla sala mensa, all’incirca due giorni a piedi e due giorni a cavallo, cammino diligentemente lungo il sentiero tracciato da ampie linee verdi, e saluto con educazione e con un sorriso, tutti gli operai che incrocio sul mio cammino. Io saluto tutti, giovani e vecchi, bianchi e neri, gialli e rossi, belli e brutti, ma ho una predisposizione particolare per quelli un po’ svalvolati come Fonso, che va in giro per Udine su una bicicletta arrugginita e che la scorsa settimana mi ha confessato di essersi innamorato di me, per via dei miei occhi un po’ celesti e un po’ verde smeraldo.. Per me si era fumato un acido, ma considerata l’età avanzata, non ho osato infierire..
Ecco, ho trovato la soluzione a tutti i miei problemi: scendo in politica. Tanto ormai in quell’ambiente ci sguazzano tutti, i cani e i porci, per cui credo di avere la capacità per integrarmi alla perfezione.
Il mio slogan sarà: “più psicofarmaci per tutti!!”. E poi stiamo a vedere se si risolve qualcosa. Io credo proprio di sì.
Sei triste ed addolorato perché ti è morto il gatto?? Eccoti due belle pastiglie di Prozac e il tuo cielo tornerà a risplendere di blu.
Hai l’ansia perché temi di non riuscire a pagare le rate della tua bambola gonfiabile? Nessun problema, un bicchierino di Rivotril e farai free climbing senza imbragatura.
En, Xanax, Tavor, Minias, Halcion, Lendormin, Sereupin, Seroquel, Zyprexa, Risperdal, Serenase, Prazene, Citalopram ed Escitalopram, Fluoxetina, Zoloft, Maveral, Exeffor, Xeristar, Cymbalta, Compendium, Frontal, Serenal, Anafranil, Abilify, Entact, Depas, Largactil, Lexotan, Control, Ansiolin, Valium, Roipnol, Lorans, Tofranil, Lyrica, Carbolithium, Depakin, Tegretol, Cipralex, Tatig, Eutimil, Daparox, Fevarin, Remeron, Davedax, Faxine, Neurontin, Rivotril (questo lo voglio assolutamente provare!), Haldol, Talofen, Prozin, Dobren, Equilid, Sulamid, Deniban, Levopraid (che ti fa venire due zinne grandi come il tendone del circo Togni), Orap, Nozinam, Belivon, Leponex, e tutti gli altri che purtroppo mi sono dimenticata di menzionare….
Avanti, dunque, correte! La scorta di psicofarmaci è arrivata e ce n’è per tutti!! Finalmente le preoccupazioni scompariranno!!!

lunedì 1 novembre 2010

Novembre

Caro Gianni,
come promesso e puntuale come le tasse da pagare, eccomi qua a scriverti nuovamente, perché parlare con te mi mette dentro tanta serenità.
Chissà se sei stufo di sentirmi oppure hai voglia di ascoltarmi anche questa volta.
Possiedo ben due tue foto, una la tengo sulla scrivania accanto al computer e l'altra è in macchina; quindi tu e il tuo sorriso siete sempre con me, non riesco proprio a farne a meno.
Come va lassù in Paradiso? Come passi le giornate? Ti diverti a vedere noi comuni mortali qui sulla terra, che quotidianamente ci arrabattiamo come meglio possiamo per condurre un'esistenza decente e, ogni tanto, soddisfacente?
Non avrei mai immaginato che la tua perdita mi colpisse così intensamente.. Tanto che per placare il dolore riempio una quantità inverosimile di fogli di carta e scarico la tensione scrivendo un ammasso di cose senza senso, che solo pochi ardimentosi hanno la santa pazienza di leggere.
Però ti dirò che mi diverto un casino a scrivere, ad osservare le frasi che da sole all'improvviso si formano in testa e che altrettanto rapidamente trascrivo, prima dei perdere l'ispirazione.
E' un dono, questo della scrittura, che mi è giunto all'improvviso, quando ormai credevo di aver esaurito tutte le cartucce a mia disposizione.
E non mi diaspiacerebbe affatto se questo un giorno diventasse il mio lavoro, insomma qualcosa che mi consenta di guadagnarmi il mio pane (anche la carne e la verdura) quotidiano, senza dover scendere a compromessi col mondo.
Nella mia più genuina ingenuità, voglio credere che questo dono me l'abbia fatto tu, quasi per scusarti di essere andato via proppo presto.
Ed è davvero un bel regalo quello che mi hai fatto, anche perchè so che l'hai fatto col cuore.
Oggi, 1 novembre, desidero ardentemente venire a trovarti, portarti un pò di fiori (o preferisci l'ultimo cd di Sting?) e recitare una preghiera sulla tua tomba.
Solo così riuscirò ad avere un pò di pace.
Stiamo vivendo in questi giorni quel periodo dell'anno che quel saggio poeta che fu Giovanni Pascoli, definì "l'estate fredda dei morti". La conosci questa bella e malinconica poesia? Ti riporto una strofa, vedrai che leggendola ti tornerà alla memoria:
Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile.
È l’estate, fredda, dei morti.
E' un momento dell'anno molto fugace, durante il quale la temperatura è molto mite, il sole quando cala è un enorme pallone rosso fuoco e l'aria tutto intorno ha quel sapore quasi frizzante. Ed io mi sento molto irrequieta e malinconica.
Ho sempre santificato, anche solo con una semplice preghiera, il giorno dei morti, il 2 novembre.
Ogni anno mia mamma va su a Tolmezzo, dove è sepolta la mia famiglia, e depone un mazzo di fiori sulla loro tomba. E' un sacco di tempo che non vado con lei.
Mi ricordo, quando ero piccola, che mia nonna mi portava spesso in cimitero e mi incaricava di andare a prendere l'acqua per annaffiare i fiori. E io conoscevo a memoria tutti i sentieri, ogni tanto mi soffermavo su qualche tomba, e mi mettevo a far di conto quanti anni aveva il defunto quando se n'era partito.
La nostra tomba di famiglia è una delle più belle di tutto il cimitero di Tolmezzo, con quella Madonna piangente, tutta rannicchiata su se stessa e con le mani rivolte verso la foto di di mio zio Adriano, morto precocemente a soli ventotto anni.
Ho sempre ritenuto sacrosanto onorare questa giornata, ho un enorme rispetto per chi non c'è più, anche perchè sono convinta che dall'alto i defunti veglino su di noi e controllino che non facciamo troppe cazzate.
E invariabilmente ogni anno finisco col pormi la fatidica domanda su quanto tempo ancora mi rimane, ma non solo per me, ma anche per mio padre.
Ci sono stati momenti in cui io mi sono sentita incredibilmente attratta dalla morte. La bramavo con ogni singola cellula del mio corpo.
Ci ho giocato, come un bambino col fuoco, ed ho rischiato davvero di bruciarmi. E in effetti un pò ustionata lo sono rimasta...
Ma com'è che, caro Gianni, mi sono soffermata così a lungo su questi trucidi discorsi? E pensare che volevo scriverti solo cose belle! Perdonami se in qualche modo ti ho turbato, non lo farò più.
Il fatto è che ora finalmente apprezzo la vita nella sua pienezza e di conseguenza tremo al solo pensiero di quando finirà questo stato di grazia.
Ogni seppur piccolo accenno alla parola "morte" mi turba e mi ferisce profondamente. Riuscite lassù ad aspettarmi ancora un pochettino?? Io non ho fretta.
Voglio godermela ancora un pò questa vita e stare a vedere come vanno a finire le cose. Magari sono pure capace di trovare un lavoro fisso e farmi una famiglia. Chi può dirlo?
E nel frattempo, caro il mio amico Gianni, teniamoci in contatto in qualche modo.
Sento la tua mancanza in maniera struggente, a volte mentre guardo la tua foto mi si stringe il cuore, e non oso pensare a come si sentano tua mamma o tua figlia. Certo è che ci hai tirato un bello scherzo!!
Ti voglio sempre un mondo di bene.
Con tanto affetto.
LU

domenica 31 ottobre 2010

Faccio un pò il punto della situazione

Mi sento bene.. tutto sembra filare liscio, per una volta.. Ma non tutto è come appare..
Mi ritrovo tutto d’un tratto ad essere una grafomane compulsiva, dannatamente euforica, facilmente infiammabile, cronicamente fuori tempo, sempre o troppo presto o troppo tardi. Quanto avrei voluto essere una figlia dei fiori, a ballare a piedi nudi sui prati, protestando a gran voce contro la guerra in Vietnam e la segregazione razziale, odiando i russi e bevendo litri e litri di birra (tralascio gli acidi, non mi interessano al momento). Il tutto con la colonna sonora di Janis Joplin e di Jimi Hendrix. Ma questa è un’altra storia.
Fondamentalmente mi ritengo una impenitente anarchica, rifiuto di essere sottoposta a qualsiasi tipo di disciplina, faccio sempre di testa mia e soprattutto sono convinta di avere sempre ragione. Salvo poi pentirmene amaramente.
Il discorso vale anche per mio papà, il nostro è un marchio di fabbrica… io adesso faccio la grafomane compulsiva, sempre incredula di leggere ciò che la mia mente bislacca partorisce, come se fossi posseduta dallo spirito di qualche grande autore (non mi dispiacerebbe che a possedermi fosse il grande Charles Bukowski, lo adoro); mio padre invece rifiuta convinto alcune soluzioni che gli abbiamo proposto riguardo il suo problema col Parkinson, si impunta e sostiene a gran voce di essere normale.. Ma di normale nella nostra famiglia c’è ben poco..
La domanda che più spesso mi pongo è: “E se….?” Vorrei tanto poter disporre di una bacchetta magica e tornare indietro nel tempo di una ventina di anni. Cambierei radicalmente il mio percorso scolastico e compierei delle scelte completamente differenti.
Ma all’epoca ero troppo addormentata (mi definirei una “patata lessa”) per poter scegliere con la necessaria indipendenza ed oggettività, nonchè fortemente condizionata dall’ambiente che frequentavo.. una scuola di preti salesiani con una rigida disciplina, stile militare. E’ sta l’unica volta nella mia vita in cui ho seguito scrupolosamente le regole del gioco.
Per placare la mia sete di conoscenza, rivelatasi in età quasi adulta, di sicuro cambierei radicalmente il mio percorso di studi e lo affronterei con quella dedizione ed impegno che non ho saputo dimostrare quando era il momento.
Sicuramente andrei al liceo classico, studierei latino e greco (ci ho provato ad imparare il greco due anni fa, ma è davvero un casino) e tutte le altre affascinanti materie come chimica, biologia, storia, filosofia, matematica, storia dell’arte…. Parteciperei alle attività extrascolastiche, magari scriverei sul giornalino della scuola e potrei perfino iscrivermi a qualche partito (tutto a sinistra, ovviamente).
E poi andrei all’università, quasi sicuramente mi iscriverei a medicina, per poi specializzarmi in neurologia per poter comprendere una volta per tutte il funzionamento dei circuiti cerebrali umani.
Non è detto che prima o poi io lo faccia, se non in questa, sicuramente nella prossima vita.
Tuttora mi ritrovo spesso, come in un automatismo inconscio, a navigare su un sito per me potenzialmente pericoloso, ed è quello dell’università di Udine, ma non disdegno anche quelli dell’università di Trieste o Padova.
Se non fosse così costoso e se avessi più tempo, è garantito che mi iscriverei per prendere la terza laurea. Sono pazza? Probabilmente sì, ma ho il trip dello studio e nessuno riesce a togliermelo dalla mente. Anche la consapevolezza che per la ricerca di un lavoro un ulteriore titolo sarebbe del tutto ininfluente, non mi fa demordere da questo strano gioco.
Ma la parte più bella è quando devo scegliere il corso di laurea: mi sono studiata a memoria tutti i corsi e i relativi programmi degli esami, gli orari delle lezioni. Non ho ancora le idee chiare, ma i miei preferiti sono giurisprudenza, farmacia, tecnico di laboratorio biomedico, infermieristica, biotecnologie, scienze dell’ambiente e della natura, ingegneria gestionale, lingue orientali. Ma credo che alla fine opterei per giurisprudenza. Studierei di notte come ha fatto Antonio Di Pietro, lavorerei di giorno e alla fine diventerei un valente magistrato.. Che buffi sogni mi fa fare la vita!! Ma alla fine sono contenta di quel che faccio ora e poi fra un anno mi dovrò cimentare nell’esame di stato per diventare Consulente del Lavoro, per cui libri da studiare ne ho a vagonate, sebbene ultimamente io prediliga scrivere sul mio blog e null’altro…
La canzone che maggiormente mi rappresenta ora è “Charlie fa surf” dei Baustelle, ma io preferisco la versione di quell’anima inquieta ed inquietante che è Nevruz. Anche io, come il protagonista della canzone, prendo pastiglie che contengono paroxetina e che mi preservano dalla follia pura, ma soprattutto non voglio crescere e vorrei mandare tutti a farsi fottere..
Ecco il testo:

Vorrei morire a quest’età.
Vorrei star fermo mentre il mondo va.
Ho quindici anni.
Programmo la mia drum-machine. E suono la chitarra elettrica.
Vi spacco il culo.

E’ questione d’equilibrio.
Non è mica facile.

Charlie fa surf.
Quanta roba si fa.
MDMA
Ma ha le mani inchiodate.
Se Charlie fa skate, non abbiate pietà.
Crocifiggetelo.
Sfiguratelo in volto con la mazza da golf.
Alleluja, alleluja.

Mi piace il metal e l’ r’n’b.
Ho scaricato tonnellate di filmati porno.
Vado in chiesa e faccio sport.
Prendo pastiglie che contengono paroxetina.

Io non voglio crescere.
Andate a farvi fottere.


Charlie fa surf. Quanta roba si fa. MDMA
Ma ha le mani inchiodate
da un mondo di grandi e di preti. Fa skate.
Non abbiate pietà.
Una mazza da baseball.
Quanto bene gli fa. Alleluja, Alleluja…..


Ad ogni modo, fino a questo momento, le canzoni nelle quali mi piace identificarmi sono “Working class hero” originariamente di John Lennon e “Lithium” degli Evanescence: nei loro testi è concentrata buona parte della mia essenza. In particolare, quella di John Lennon dice:

Appena nato ti fanno sentire piccolo
non ti danno il tempo, invece di dartelo tutto
finché il dolore si fa così grande
che non senti proprio niente
bisogna essere un eroe della classe operaia

prima ti feriscono a casa tua e colpiscono la tua scuola
ti odiano se sei intelligente e disprezzano gli stupidi
finché sei così dannatamente pazzo
che non riesci a seguire le loro regole
bisogna essere un eroe della classe operaia

quando ti hanno torturato e terrorizzato per venti assurdi anni
poi si aspettano che intraprendi una carriera
quando non puoi funzionare davvero sei così impaurito
bisogna essere un eroe della classe operaia


ti tengono drogato con la religione, il sesso e la TV
e pensi di essere così intelligente,
di non appartenere a nessuna classe e di essere libero
ma resti dannatamente zotico, per come la vedo io
bisogna essere un eroe della classe operaia ……

E in effetti io, con le mie mille velleità lavorative e i miei sogni mai realizzati, mi sono sempre sentita un’eroina della classe operaia, una verace combattente affinché vengano riconosciute anche a me (e non solo a me, ma anche a numerosi amici e conoscenti nella stessa precaria situazione) le sacrosante verità proclamate dalla Costituzione italiana:

Art. 1
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 36

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Letta così, mi pare più che altro una barzelletta, un’ironica farsa messa in piedi nell’attuale corrotto scenario politico. E con questo ho detto tutto. Per ora.

mercoledì 27 ottobre 2010

Ho perso le parole

Cogito ergo sum, conditio sine qua non, no plus ultra, homo homini lupus, semel licitus est insanire, cave canem, honoris causa, pater ave gloria, nuntio vobis magno cum gaudio, repetita iuvant, gallia est omnia divisa in partes tres, pater noster qui es in caelis santificetur nomen tuum, non ci sono più le mezze stagioni, i bastoncini del capitan findus, chiama il 187, fatti per durare, altissima purissima levissima, rex li fa e nessuno li distrugge, una contorsionista sull’anguilla infuocata, non menare il can per l’aia, stupido è chi lo stupido fa, digitangi cellulangi, olio cuore mangiar bene per restare in forma, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zio pino, vidi o mmare quant’è bello, cassonetto differenziato per il frutto del peccato, ognun al bale cun so agne.
Domanda: dove sono finiti gli ultimi due neuroni rimasti?