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Uno splendido viaggio sulle montagne russe della mente di una borderline girl

lunedì 8 novembre 2010

Le 10 cose che vorrei fare nella vita

Ieri Yuri (beh, forse sono trascorsi un po’ di giorni, ma mi piaceva il suono di queste due parole accostate) mi ha lanciato il guanto della sfida che io prontamente raccolgo. E rilancio.
Alla mia domanda: “Riuscirò un giorno a condurre una vita normale?” Premettendo ovviamente che il concetto di normalità mi è del tutto sconosciuto e, a dirla tutta, non so neanche se esista.
Dai miei vecchi studi in statistica ricordo vagamente la distribuzione normale, la cosiddetta gaussiana, che graficamente si presenta come una campana. Chi rientra nei parametri della normalità si piazza approssimativamente intorno al vertice di questa campana. Tutti gli altri, i pochi elementi solitari e lontani dalla media, si trovano sulle code. Sono chiamati outliers.
Ecco, io ora mi sento dentro una perfetta outlier, una variabile impazzita che si piazza costantemente fuori dall’intervallo di confidenza (destra o sinistra non importa, ma comunque sempre nelle code). A proposito, per i non addetti ai lavori, l’intervallo di confidenza è un concetto un po’ complesso da spiegare e io non sono la persona più adatta per farlo, diciamo solo che centra con lo studio di un campione rappresentativo della popolazione con lo scopo di individuarne delle caratteristiche peculiari che si adattano a tutta la popolazione di riferimento. E qui chiudo il discorso, prima di addentrarmi in territori troppo ostici sia per me che per i miei lettori. Inoltre chiedo scusa agli statistici esperti se ho utilizzato termini troppo tecnici un po’ a caso e senza un minimo di precisione, ma io mi diverto troppo a fare la tuttologa.
Torno dunque a parlare di Yuri ed alla avvincente sfida che mi ha lanciato: alla mia domanda sulla normalità, lui mi ha risposto invitandomi a scrivere le 10 cose che vorrei fare nella vita. Gran bella sfida. No, mi pare che avesse detto le cose che voglio davvero dalla vita, ma alla fin fine i due concetti sono simili.
Mi ricorda tanto quel film con Jack Nicholson e Morgan Freeman, credo si intitolasse “Non è mai troppo tardi”, solo che loro avevano poco, pochissimo tempo per realizzare i loro 10 desideri, dal momento che avevano una malattia terminale.
Per fortuna io non ho limiti spazio-temporali, per cui me la prenderò con tutta calma, così assaporerò meglio le mie conquiste.
Ed ora veniamo alla lista, che ho buttato giù in cinque nanosecondi (buon segno, vuol dire che ho le idee chiare..):

1) Formarmi una famiglia. Non dico di avere dei figli, sarei un pessimo esempio di madre, poi coi farmaci che prendo nascerebbe un mostro completamente deforme, ma almeno creare un nucleo stabile e coeso. Insomma vorrei vivere la mia vita con una persona che sia la metà che mi manca, qualcuno che mi completi e che io riesca a mia volta a completare. Amore è una parola grossa ma vorrei usarla con regolarità. Fino ad ora il candidato più idoneo per ricoprire questo ingombrante ruolo si è rivelato Yuri. Mi auguro con tutto il cuore che rimanga sempre lui. E in ogni caso, comunque vadano le cose, io spero davvero che un giorno Yuri riesca a vivere sereno, senza preoccupazioni e soprattutto senza quelle nuvole grigie che a volte, ultimamente troppo spesso, offuscano il suo dolcissimo sguardo.
2) La salute, ma prima che per me, per i miei genitori. Vorrei che la discesa che mio padre sta un po’ troppo rapidamente percorrendo (a causa della sua demenza senile e del suo Parkinson) rallentasse almeno un po’, in modo da fargli godere più serenamente le gioie di una sana e meritata vecchiaia.
3) Diventare economicamente indipendente, non dover ricorrere più al sostegno economico della mia famiglia (a 38 anni mi sembra un desiderio sacrosanto) o a sussidi statali. Voglio solo guadagnarmi in modo onesto il mio pane quotidiano. Se poi la mia fonte di reddito nascesse dalle boiate che scrivo, beh, allora sarebbe la fine del mondo. Rimanendo realisti, desidero ardentemente rimanere nella ditta dove ora lavoro come tirocinante non retribuita; è di gran lunga il posto dove mi sono trovata meglio, sia come ambiente di lavoro che come mansioni svolte. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo. Peccato che la ditta in questione stia trascorrendo un periodo di forte crisi, ma io voglio essere ottimista e sperare che un giorno anche per me si aprano le porte ed entrarvi come lavoratrice dipendente a tutti gli effetti.
4) Guardare il sole che sorge sulla cima di un monte. Amo la montagna, ma sono particolarmente legata al monte Amariana, che sovrasta il mio paese natio, Tolmezzo. Ogni volta che ci penso, mi viene una malinconia pazzesca, ci tornerei ad abitare subito, se ce ne fosse l’opportunità. E al diavolo la gente che dice che i carnici sono persone dure e rigide. Quelle sono le mie origini (oltre al Cadore e all’Austria) e le rivendico con orgoglio.
In particolare, il monte Amariana è a me molto caro poiché sulla cima, dopo una lunga e tortuosa strada ferrata, si erge una statua della Madonna che mio zio Adriano tanti anni orsono contribuì a trasportare fino lassù. Un paio di anni fa, grazie al mio amico Raf, sono riuscita a realizzare questo mio sogno di arrivare sulla cima. E’ stata un’esperienza pazzesca, in pieno inverno, con un ginocchio maciullato, rischiando continuamente di scivolare giù per la scarpata.
Ne approfitto di questa mia lista per chiedere a Raf di ripetere quell’entusiasmante esperienza e magari portarmi ancora un paio di volte ad arrampicare. E’ bellissimo, anche se sono un po’ impedita.
5) Terminare il praticantato e superare l’esame di stato per diventare Consulente del Lavoro. A dirla tutta, l’idea non mi fa impazzire al massimo, ma sono abituata a portare a termine gli impegni che mi assumo, anche se non me ne può più fregare niente. Il problema è la rapidità con cui cambio idea. Fosse per me, sarei iscritta contemporaneamente ad almeno dieci corsi di laurea, dall’ingegneria gestionale, alla farmacia, alle lingue straniere orientali. Non sono pazza, la mia è solo sete di conoscenza. Ad ogni modo, ho intrapreso il percorso per diventare Consulente del Lavoro perché mi piace fare buste paga ed amministrazione del personale e vorrei che questa diventasse la mia professione in futuro. Intanto sono preiscritta a due corsi serali: gestire le risorse umane ed Excel avanzato.
6) Tornare a New York e godermi la bellezza struggente della sua skyline al tramonto. Vorrei girare in metropolitana e vedere tutti i quartieri, anche i più malfamati. Completerei questo magico tour con un bel viaggio coast to coast in camper, attraversando l’America rurale, quella in cui si è fermato il tempo, cavalcare in Texas su un cavallo selvaggio, mangiarmi una enorme bistecca ma non al sangue, e infine approdare alle magiche spiagge della California.
7) Incontrare e fare un duetto con Nevruz. Avevo pensato a “Charlie fa surf” oppure qualcosa dei Litfiba, tipo “Gioconda”.
8) Dopo la mia morte andare in Purgatorio, so che mi meriterei l’Inferno per tutti i peccati che ho commesso, ma auspico nel buon cuore di San Pietro o chi per lui.. Il Paradiso è un miraggio per me, dovrei comportarmi meglio, ma a fare la brava bimba non mi ci ritrovo. Se eventualmente esistesse la reincarnazione, vorrei rinascere non in una nazione dove c’è un nanerottolo ninfomane al governo ma in un posto ove regni qualcosa che assomigli a una sorta di democrazia. Frequenterei le scuole con più impegno, andrei al liceo classico e poi studierei medicina, per diventare un valente medico che cura gratis i bisognosi.
Stavo pensando: ma è valido questo desiderio? A sensazione direi di no, perché la lista in questione si riferisce a qualcosa di attuabile ed ottenibile in questa e non in altre vite.
Pertanto, annullo quanto scritto e riformulo il desiderio: vedere in galera, dopo essere stato violentemente picchiato da una banda di stranieri abilmente mimetizzati e deprivato di tutti i suoi averi, quel delinquente bastardo enorme idiota del mio ex. Ho portato tanta pazienza, ma il limite è stato raggiunto e superato ormai da tanto tempo. Io di solito non auguro il male a nessuno, ma in questo caso è d’uopo fare un’eccezione. Ha imbrogliato e truffato troppa gente, trovando sempre il modo di scamparla liscia e riciclarsi sotto altre vesti. E’ ora che questo giochetto finisca. E anche in maniera brusca.
9) Imparare a fare bene il tricking. E’ una sorta di arte marziale acrobatica, senza regole e senza schemi. Salti e capriole. Puro divertimento con un sottofondo di potente musica rock. Fino ad ora ho fatto solo una lezione di prova e non è detto che io continui, ma mi sono divertita come una pazza.
10) Lo dico o non lo dico? Vabbè mi butto: fare la scrittrice, pescare quotidianamente dal cilindro magico della mia fantasia e partorire una quantità infinita di racconti buffi e filastrocche che riescano a portare un sorriso a chi il sorriso, per qualunque motivo, l’ha perso.

Alla fine di questa strana lista, direi che non chiedo poi molto, non mi interessa fare la velina (anche perché oltre a non essere strafiga, non ho l’età e soprattutto so coniugare i congiuntivi, sia in italiano che in latino). Non mi va di entrare nella casa del Grande Fratello, ma farei leggere a tutti i concorrenti l’omonimo libro di George Orwell che è un capolavoro. Altri reality o programmi televisivi non mi competono, al massimo non disdegnerei una intervista alle Iene o da Fabio Fazio. Ma dubito che questo prima o poi accada.
E voi?? Quali sono i vostri 10 sogni che volete realizzare in questa vita? Mi piacerebbe tanto ricevere una risposta dai miei lettori a questa domanda; sono curiosa e poi mi piacerebbe confrontare le vostre risposte con le mie e, magari, trovare qualche spunto o ispirazione per allungare la mia lista magari a 15 o 20 sogni.. sarebbe una figata.. Allora, cosa aspettate??

giovedì 4 novembre 2010

Riparto da zero

Ordunque, dov’ero arrivata? Mi sa che ultimamente mi sono un po’ persa, pertanto mi fermo un attimo e poi riparto da capo. Stop and go, è un’abitudine ormai consolidata per me.
Nuovi eventi all’orizzonte, e li definirei tutti con il termine “nefasti”. Se negli ultimi mesi mi ero, con tanta fatica ed impegno, costruita un minimo di credibilità professionale, me la sono sputtanata tutta con poche ma semplici abili mosse.
E questa volta, a differenza di altre, eccomi a puntare il dito contro i farmaci che prendo. Porca miseria, ieri mattina mi sono addormentata sulla scrivania, il cambio di terapia attuato martedì scorso mi ha incasinata a tal punto che non connettevo più, la testa ciondolava, le dita battevano a caso i tasti del computer. Totalmente incapace di intendere e di volere. Ho impiegato più di un’ora per redarre una lettera (tutta sbagliata e piena di ripetizioni) che di solito ci metto cinque minuti per farla. Nel pomeriggio sono stata abbondantemente cazziata dalla mia responsabile, la quale mi ha detto che se fossi una dipendente, questo sarebbe un comportamento inaccettabile. E la prossima volta devo strarmene a casa a smaltire i postumi dei miei cocktail farmacologici.
Ben fatta. E adesso? Ovviamente faccio un restart e parto nuovamente, non da zero come tutti, ma da meno dieci, secondo prassi consolidata.
Chi sono dunque io? Confermo quanto avevo scritto un paio di post fa: una maldestra clown in questo buffo teatrino che è la vita. Fuori posto e fuori tempo. Un po’ disadattata. Però anche simpatica. Camminando in continuazione sull’orlo del burrone che separa la sanità mentale dalla follia più pura. A volte sono tentata di buttarmi a peso morto nel burrone, vivere in pieno il mio essere fuori di testa, e altre in cui mi sforzo penosamente di comportarmi da persona onesta, coscienziosa, ligia al dovere. Ma le regole del gioco io non riesco a seguirle, non l’ho mai fatto né intendo farlo ora. Le regole del gioco le detto io, e chi mi ama mi segua.
Certo che sono buffa da vedere: cammino con passo pesante e deciso su un luccicante paio di stivaletti di vernice tacco 12 o eventualmente stivaloni neri di gomma, jeans strappati a zampa d’elefante e maglione nero d’ordinanza, orecchino al naso, enormi orecchini a cerchio come la zingara che chiede l’elemosina nel parcheggio dell’ospedale, occhiali scuri o in alternativa occhialoni da vista stile Arisa, capelli sciolti in una perfetta capigliatura anarchica tendente al punk, rossetto rosso acceso e linea nera sugli occhi da perfetta battona di periferia, mani in tasca e stuzzicadenti pendente dalle labbra.. proprio un bel soggetto.. E pensare che lavoro (beh, lavoro è una parola grossa, diciamo che presto la mia opera gratuitamente, sono anni ormai che lavoro per la sig.na Gloria) nell’ufficio del personale di una grossa azienda. Vedo e sento cose davvero riservate, conosco la storia e gli scheletri negli armadi di tutti i dipendenti.. Chissà se si sono già pentiti di avermi affidato questo incarico? A dicembre staremo a vedere se mi confermano l’incarico, sennò mi toccherà pescare nuovamente nel mio cilindro magico e vedere cosa esce fuori..Non ho proprio il look della responsabile del personale, a dire il vero neanche della responsabile delle pulizie.. ma spero che un giorno qualcuno mi dia l’opportunità, questa volta retribuita, di far vedere quello che so fare…
Oggi, in sala mensa, c’era una collega con la faccia talmente brutta che sembra che abbia fatto un frontale con un’autobetoniera, che continuava a squadrarmi dall’alto in basso e non la smetteva più. Di solito risponde al mio saluto con un cenno un po’ troppo altezzoso per i miei gusti. Mi stanno più simpatici gli operai. Avrei tanto voluto prendere la sua testolina a parallelepipedo sbeccato e ficcargliela nel tegame della minestra orzo e fagioli, per poi osservare se il suo aspetto migliorava.
Quotidianamente, nel lungo tragitto che separa il mio ufficio dalla sala mensa, all’incirca due giorni a piedi e due giorni a cavallo, cammino diligentemente lungo il sentiero tracciato da ampie linee verdi, e saluto con educazione e con un sorriso, tutti gli operai che incrocio sul mio cammino. Io saluto tutti, giovani e vecchi, bianchi e neri, gialli e rossi, belli e brutti, ma ho una predisposizione particolare per quelli un po’ svalvolati come Fonso, che va in giro per Udine su una bicicletta arrugginita e che la scorsa settimana mi ha confessato di essersi innamorato di me, per via dei miei occhi un po’ celesti e un po’ verde smeraldo.. Per me si era fumato un acido, ma considerata l’età avanzata, non ho osato infierire..
Ecco, ho trovato la soluzione a tutti i miei problemi: scendo in politica. Tanto ormai in quell’ambiente ci sguazzano tutti, i cani e i porci, per cui credo di avere la capacità per integrarmi alla perfezione.
Il mio slogan sarà: “più psicofarmaci per tutti!!”. E poi stiamo a vedere se si risolve qualcosa. Io credo proprio di sì.
Sei triste ed addolorato perché ti è morto il gatto?? Eccoti due belle pastiglie di Prozac e il tuo cielo tornerà a risplendere di blu.
Hai l’ansia perché temi di non riuscire a pagare le rate della tua bambola gonfiabile? Nessun problema, un bicchierino di Rivotril e farai free climbing senza imbragatura.
En, Xanax, Tavor, Minias, Halcion, Lendormin, Sereupin, Seroquel, Zyprexa, Risperdal, Serenase, Prazene, Citalopram ed Escitalopram, Fluoxetina, Zoloft, Maveral, Exeffor, Xeristar, Cymbalta, Compendium, Frontal, Serenal, Anafranil, Abilify, Entact, Depas, Largactil, Lexotan, Control, Ansiolin, Valium, Roipnol, Lorans, Tofranil, Lyrica, Carbolithium, Depakin, Tegretol, Cipralex, Tatig, Eutimil, Daparox, Fevarin, Remeron, Davedax, Faxine, Neurontin, Rivotril (questo lo voglio assolutamente provare!), Haldol, Talofen, Prozin, Dobren, Equilid, Sulamid, Deniban, Levopraid (che ti fa venire due zinne grandi come il tendone del circo Togni), Orap, Nozinam, Belivon, Leponex, e tutti gli altri che purtroppo mi sono dimenticata di menzionare….
Avanti, dunque, correte! La scorta di psicofarmaci è arrivata e ce n’è per tutti!! Finalmente le preoccupazioni scompariranno!!!

lunedì 1 novembre 2010

Novembre

Caro Gianni,
come promesso e puntuale come le tasse da pagare, eccomi qua a scriverti nuovamente, perché parlare con te mi mette dentro tanta serenità.
Chissà se sei stufo di sentirmi oppure hai voglia di ascoltarmi anche questa volta.
Possiedo ben due tue foto, una la tengo sulla scrivania accanto al computer e l'altra è in macchina; quindi tu e il tuo sorriso siete sempre con me, non riesco proprio a farne a meno.
Come va lassù in Paradiso? Come passi le giornate? Ti diverti a vedere noi comuni mortali qui sulla terra, che quotidianamente ci arrabattiamo come meglio possiamo per condurre un'esistenza decente e, ogni tanto, soddisfacente?
Non avrei mai immaginato che la tua perdita mi colpisse così intensamente.. Tanto che per placare il dolore riempio una quantità inverosimile di fogli di carta e scarico la tensione scrivendo un ammasso di cose senza senso, che solo pochi ardimentosi hanno la santa pazienza di leggere.
Però ti dirò che mi diverto un casino a scrivere, ad osservare le frasi che da sole all'improvviso si formano in testa e che altrettanto rapidamente trascrivo, prima dei perdere l'ispirazione.
E' un dono, questo della scrittura, che mi è giunto all'improvviso, quando ormai credevo di aver esaurito tutte le cartucce a mia disposizione.
E non mi diaspiacerebbe affatto se questo un giorno diventasse il mio lavoro, insomma qualcosa che mi consenta di guadagnarmi il mio pane (anche la carne e la verdura) quotidiano, senza dover scendere a compromessi col mondo.
Nella mia più genuina ingenuità, voglio credere che questo dono me l'abbia fatto tu, quasi per scusarti di essere andato via proppo presto.
Ed è davvero un bel regalo quello che mi hai fatto, anche perchè so che l'hai fatto col cuore.
Oggi, 1 novembre, desidero ardentemente venire a trovarti, portarti un pò di fiori (o preferisci l'ultimo cd di Sting?) e recitare una preghiera sulla tua tomba.
Solo così riuscirò ad avere un pò di pace.
Stiamo vivendo in questi giorni quel periodo dell'anno che quel saggio poeta che fu Giovanni Pascoli, definì "l'estate fredda dei morti". La conosci questa bella e malinconica poesia? Ti riporto una strofa, vedrai che leggendola ti tornerà alla memoria:
Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile.
È l’estate, fredda, dei morti.
E' un momento dell'anno molto fugace, durante il quale la temperatura è molto mite, il sole quando cala è un enorme pallone rosso fuoco e l'aria tutto intorno ha quel sapore quasi frizzante. Ed io mi sento molto irrequieta e malinconica.
Ho sempre santificato, anche solo con una semplice preghiera, il giorno dei morti, il 2 novembre.
Ogni anno mia mamma va su a Tolmezzo, dove è sepolta la mia famiglia, e depone un mazzo di fiori sulla loro tomba. E' un sacco di tempo che non vado con lei.
Mi ricordo, quando ero piccola, che mia nonna mi portava spesso in cimitero e mi incaricava di andare a prendere l'acqua per annaffiare i fiori. E io conoscevo a memoria tutti i sentieri, ogni tanto mi soffermavo su qualche tomba, e mi mettevo a far di conto quanti anni aveva il defunto quando se n'era partito.
La nostra tomba di famiglia è una delle più belle di tutto il cimitero di Tolmezzo, con quella Madonna piangente, tutta rannicchiata su se stessa e con le mani rivolte verso la foto di di mio zio Adriano, morto precocemente a soli ventotto anni.
Ho sempre ritenuto sacrosanto onorare questa giornata, ho un enorme rispetto per chi non c'è più, anche perchè sono convinta che dall'alto i defunti veglino su di noi e controllino che non facciamo troppe cazzate.
E invariabilmente ogni anno finisco col pormi la fatidica domanda su quanto tempo ancora mi rimane, ma non solo per me, ma anche per mio padre.
Ci sono stati momenti in cui io mi sono sentita incredibilmente attratta dalla morte. La bramavo con ogni singola cellula del mio corpo.
Ci ho giocato, come un bambino col fuoco, ed ho rischiato davvero di bruciarmi. E in effetti un pò ustionata lo sono rimasta...
Ma com'è che, caro Gianni, mi sono soffermata così a lungo su questi trucidi discorsi? E pensare che volevo scriverti solo cose belle! Perdonami se in qualche modo ti ho turbato, non lo farò più.
Il fatto è che ora finalmente apprezzo la vita nella sua pienezza e di conseguenza tremo al solo pensiero di quando finirà questo stato di grazia.
Ogni seppur piccolo accenno alla parola "morte" mi turba e mi ferisce profondamente. Riuscite lassù ad aspettarmi ancora un pochettino?? Io non ho fretta.
Voglio godermela ancora un pò questa vita e stare a vedere come vanno a finire le cose. Magari sono pure capace di trovare un lavoro fisso e farmi una famiglia. Chi può dirlo?
E nel frattempo, caro il mio amico Gianni, teniamoci in contatto in qualche modo.
Sento la tua mancanza in maniera struggente, a volte mentre guardo la tua foto mi si stringe il cuore, e non oso pensare a come si sentano tua mamma o tua figlia. Certo è che ci hai tirato un bello scherzo!!
Ti voglio sempre un mondo di bene.
Con tanto affetto.
LU

domenica 31 ottobre 2010

Faccio un pò il punto della situazione

Mi sento bene.. tutto sembra filare liscio, per una volta.. Ma non tutto è come appare..
Mi ritrovo tutto d’un tratto ad essere una grafomane compulsiva, dannatamente euforica, facilmente infiammabile, cronicamente fuori tempo, sempre o troppo presto o troppo tardi. Quanto avrei voluto essere una figlia dei fiori, a ballare a piedi nudi sui prati, protestando a gran voce contro la guerra in Vietnam e la segregazione razziale, odiando i russi e bevendo litri e litri di birra (tralascio gli acidi, non mi interessano al momento). Il tutto con la colonna sonora di Janis Joplin e di Jimi Hendrix. Ma questa è un’altra storia.
Fondamentalmente mi ritengo una impenitente anarchica, rifiuto di essere sottoposta a qualsiasi tipo di disciplina, faccio sempre di testa mia e soprattutto sono convinta di avere sempre ragione. Salvo poi pentirmene amaramente.
Il discorso vale anche per mio papà, il nostro è un marchio di fabbrica… io adesso faccio la grafomane compulsiva, sempre incredula di leggere ciò che la mia mente bislacca partorisce, come se fossi posseduta dallo spirito di qualche grande autore (non mi dispiacerebbe che a possedermi fosse il grande Charles Bukowski, lo adoro); mio padre invece rifiuta convinto alcune soluzioni che gli abbiamo proposto riguardo il suo problema col Parkinson, si impunta e sostiene a gran voce di essere normale.. Ma di normale nella nostra famiglia c’è ben poco..
La domanda che più spesso mi pongo è: “E se….?” Vorrei tanto poter disporre di una bacchetta magica e tornare indietro nel tempo di una ventina di anni. Cambierei radicalmente il mio percorso scolastico e compierei delle scelte completamente differenti.
Ma all’epoca ero troppo addormentata (mi definirei una “patata lessa”) per poter scegliere con la necessaria indipendenza ed oggettività, nonchè fortemente condizionata dall’ambiente che frequentavo.. una scuola di preti salesiani con una rigida disciplina, stile militare. E’ sta l’unica volta nella mia vita in cui ho seguito scrupolosamente le regole del gioco.
Per placare la mia sete di conoscenza, rivelatasi in età quasi adulta, di sicuro cambierei radicalmente il mio percorso di studi e lo affronterei con quella dedizione ed impegno che non ho saputo dimostrare quando era il momento.
Sicuramente andrei al liceo classico, studierei latino e greco (ci ho provato ad imparare il greco due anni fa, ma è davvero un casino) e tutte le altre affascinanti materie come chimica, biologia, storia, filosofia, matematica, storia dell’arte…. Parteciperei alle attività extrascolastiche, magari scriverei sul giornalino della scuola e potrei perfino iscrivermi a qualche partito (tutto a sinistra, ovviamente).
E poi andrei all’università, quasi sicuramente mi iscriverei a medicina, per poi specializzarmi in neurologia per poter comprendere una volta per tutte il funzionamento dei circuiti cerebrali umani.
Non è detto che prima o poi io lo faccia, se non in questa, sicuramente nella prossima vita.
Tuttora mi ritrovo spesso, come in un automatismo inconscio, a navigare su un sito per me potenzialmente pericoloso, ed è quello dell’università di Udine, ma non disdegno anche quelli dell’università di Trieste o Padova.
Se non fosse così costoso e se avessi più tempo, è garantito che mi iscriverei per prendere la terza laurea. Sono pazza? Probabilmente sì, ma ho il trip dello studio e nessuno riesce a togliermelo dalla mente. Anche la consapevolezza che per la ricerca di un lavoro un ulteriore titolo sarebbe del tutto ininfluente, non mi fa demordere da questo strano gioco.
Ma la parte più bella è quando devo scegliere il corso di laurea: mi sono studiata a memoria tutti i corsi e i relativi programmi degli esami, gli orari delle lezioni. Non ho ancora le idee chiare, ma i miei preferiti sono giurisprudenza, farmacia, tecnico di laboratorio biomedico, infermieristica, biotecnologie, scienze dell’ambiente e della natura, ingegneria gestionale, lingue orientali. Ma credo che alla fine opterei per giurisprudenza. Studierei di notte come ha fatto Antonio Di Pietro, lavorerei di giorno e alla fine diventerei un valente magistrato.. Che buffi sogni mi fa fare la vita!! Ma alla fine sono contenta di quel che faccio ora e poi fra un anno mi dovrò cimentare nell’esame di stato per diventare Consulente del Lavoro, per cui libri da studiare ne ho a vagonate, sebbene ultimamente io prediliga scrivere sul mio blog e null’altro…
La canzone che maggiormente mi rappresenta ora è “Charlie fa surf” dei Baustelle, ma io preferisco la versione di quell’anima inquieta ed inquietante che è Nevruz. Anche io, come il protagonista della canzone, prendo pastiglie che contengono paroxetina e che mi preservano dalla follia pura, ma soprattutto non voglio crescere e vorrei mandare tutti a farsi fottere..
Ecco il testo:

Vorrei morire a quest’età.
Vorrei star fermo mentre il mondo va.
Ho quindici anni.
Programmo la mia drum-machine. E suono la chitarra elettrica.
Vi spacco il culo.

E’ questione d’equilibrio.
Non è mica facile.

Charlie fa surf.
Quanta roba si fa.
MDMA
Ma ha le mani inchiodate.
Se Charlie fa skate, non abbiate pietà.
Crocifiggetelo.
Sfiguratelo in volto con la mazza da golf.
Alleluja, alleluja.

Mi piace il metal e l’ r’n’b.
Ho scaricato tonnellate di filmati porno.
Vado in chiesa e faccio sport.
Prendo pastiglie che contengono paroxetina.

Io non voglio crescere.
Andate a farvi fottere.


Charlie fa surf. Quanta roba si fa. MDMA
Ma ha le mani inchiodate
da un mondo di grandi e di preti. Fa skate.
Non abbiate pietà.
Una mazza da baseball.
Quanto bene gli fa. Alleluja, Alleluja…..


Ad ogni modo, fino a questo momento, le canzoni nelle quali mi piace identificarmi sono “Working class hero” originariamente di John Lennon e “Lithium” degli Evanescence: nei loro testi è concentrata buona parte della mia essenza. In particolare, quella di John Lennon dice:

Appena nato ti fanno sentire piccolo
non ti danno il tempo, invece di dartelo tutto
finché il dolore si fa così grande
che non senti proprio niente
bisogna essere un eroe della classe operaia

prima ti feriscono a casa tua e colpiscono la tua scuola
ti odiano se sei intelligente e disprezzano gli stupidi
finché sei così dannatamente pazzo
che non riesci a seguire le loro regole
bisogna essere un eroe della classe operaia

quando ti hanno torturato e terrorizzato per venti assurdi anni
poi si aspettano che intraprendi una carriera
quando non puoi funzionare davvero sei così impaurito
bisogna essere un eroe della classe operaia


ti tengono drogato con la religione, il sesso e la TV
e pensi di essere così intelligente,
di non appartenere a nessuna classe e di essere libero
ma resti dannatamente zotico, per come la vedo io
bisogna essere un eroe della classe operaia ……

E in effetti io, con le mie mille velleità lavorative e i miei sogni mai realizzati, mi sono sempre sentita un’eroina della classe operaia, una verace combattente affinché vengano riconosciute anche a me (e non solo a me, ma anche a numerosi amici e conoscenti nella stessa precaria situazione) le sacrosante verità proclamate dalla Costituzione italiana:

Art. 1
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 36

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Letta così, mi pare più che altro una barzelletta, un’ironica farsa messa in piedi nell’attuale corrotto scenario politico. E con questo ho detto tutto. Per ora.

mercoledì 27 ottobre 2010

Ho perso le parole

Cogito ergo sum, conditio sine qua non, no plus ultra, homo homini lupus, semel licitus est insanire, cave canem, honoris causa, pater ave gloria, nuntio vobis magno cum gaudio, repetita iuvant, gallia est omnia divisa in partes tres, pater noster qui es in caelis santificetur nomen tuum, non ci sono più le mezze stagioni, i bastoncini del capitan findus, chiama il 187, fatti per durare, altissima purissima levissima, rex li fa e nessuno li distrugge, una contorsionista sull’anguilla infuocata, non menare il can per l’aia, stupido è chi lo stupido fa, digitangi cellulangi, olio cuore mangiar bene per restare in forma, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zio pino, vidi o mmare quant’è bello, cassonetto differenziato per il frutto del peccato, ognun al bale cun so agne.
Domanda: dove sono finiti gli ultimi due neuroni rimasti?

lunedì 25 ottobre 2010

Considerazioni sul mondo del lavoro

Lascio un attimo da parte l’ilarità che aveva suscitato il mio precedente post e, con la poca credibilità ormai rimasta, provo a fare delle lucide considerazioni sulla situazione politico-economica attuale.
Premetto che sono un’ignorante in materia, seguo solo marginalmente l’evolversi delle vicende politiche nazionali ed internazionali, ma questo non mi lascia immune da pensieri e preoccupazioni sul mio futuro.
Ieri sera ho assistito alla trasmissione di Fabio Fazio su Rai Tre dal titolo “Che tempo che fa”. Tra i vari ospiti c’era Sergio Marchionne, amministratore delegato del Gruppo Fiat e di Chrysler.
Nel corso della puntata, egli ha fatto delle pesanti affermazioni che riporto testualmente: "La Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l'Italia. Nemmeno un euro dei 2 miliardi dell'utile operativo previsto per il 2010 arriva dall'Italia. La Fiat non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre. L'Italia è al 118/mo posto su 139 per efficienza del lavoro e al 48/mo posto per la competitività del sistema industriale. Siamo fuori dall'Europa e dai Paesi a noi vicini. Il sistema italiano ha perso competitività anno per anno da parecchi anni e negli ultimi 10 anni l'Italia non ha saputo reggere il passo con gli altri Paesi, non è colpa dei lavoratori. Non possiamo ignorare la realtà, qualcosa bisogna fare, perché non c'è nessun straniero che investe qui".
A questo punto mi sento, legittimamente, molto allarmata e non so proprio cosa pensare. Ma non ci avevano detto che l’Italia sta lentamente uscendo dalla crisi, che si intravedono i primi timidi segnali di una ripresa? Chi ha ragione? Devo credere a questo tri-laureato manager che getta una bomba a mano affermando perentoriamente che l’Italia è una realtà devastata, non competitiva ed arretrata?
Dopo aver visto la trasmissione mi par tanto di essere nel Terzo Mondo. Il settore industriale è fortemente in perdita e l’unica soluzione sembrerebbe la chiusura di diversi importanti stabilimenti lungo tutto il territorio italiano.
Fino ad ora non ho mai fatto interventi concernenti la stretta attualità, ma adesso mi sento direttamente chiamata in causa. La mia testimonianza penso sia rappresentativa di buona parte dei giovani della mia età: ho 38 anni ed ho perso il conto da quanto tempo sono o disoccupata oppure occupata in maniera precaria. Neppure il fatto di appartenere alle Categorie Protette mi tutela dalla mancanza di lavoro.
Ho sostenuto, in tutti questi anni, centinaia e centinaia di colloqui di lavoro e tutti portavano sempre ad un’unica conclusione: se ti adatti ad essere inquadrato come stagista, borsista, tirocinante, allievo di work-experience, va bene, il posto è tuo, ma se inizi a fare delle pretese circa un minimo di stabilità, ecco che le porte immediatamente si chiudono. Vengono sprangate.
Ora, dopo un periodo di interruzione forzata a causa di problemi di salute, e dopo aver fatto innumerevoli ricerche, ho trovato un posto come stagista in una grossa azienda nei paraggi di Udine, che non citerò, visto che il mio posticino a costo zero ma coi buoni mensa gratuiti, me lo voglio custodire per bene. Sto anche terminando il praticantato per poi sostenere l’esame di stato e diventare Consulente del Lavoro, ma dubito fortemente che questo ulteriore titolo conferirà vigore al mio più che blasonato curriculum.
Nel corso degli anni ho fatto i lavori più disparati: dalla cameriera, alla promoter, poi commessa, impiegata sia amministrativa che addetta al telemarketing (che odio a morte), ho lavato piatti in una mensa, fatto volantinaggio e anche le pulizie. Quando ho potuto ho sempre cercato di frequentare corsi di formazione ed aggiornamento, per essere sempre pronta e preparata per qualsiasi richiesta del mondo del lavoro.
Resta sottointeso che una pensione decorosa io non ce l’avrò mai, dovrei iniziare a pensarci già da subito, attraverso i fondi per le pensioni integrative, ma dove diamine vado a pigliare i soldi, se solo la scorsa settimana la Telecom mi ha tagliato la linea telefonica perché la banca non mi aveva pagato la fattura di agosto??
L’ultima volta in cui ho avuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato ed ero sotto ogni aspetto tutelata, risale al lontano 2001, quando facevo l’impiegata all’ufficio tecnico di una grossa azienda del settore telefonia (Adriacom), ero molto appagata e ben pagata, avevo ottime prospettive di crescita professionale, ma poi questi benedetti deficienti hanno fatto una fusione tra aziende, spostato la sede legale a Milano e tutti gli impiegati in esubero sono stati posti in mobilità (riconosco comunque la congrua buonuscita, che poi mi sono abilmente mangiata da sola, mantenendo quel farabutto delinquente del mio ex, che peste lo colga).
Da allora è stato un susseguirsi di piccoli periodi di lavoretti, alternati da lunghe e forzate pause di disoccupazione, durante le quali non mi sono mai (o quasi mai) buttata giù di morale, ma mi sono gettata intensamente sui libri ed ho conseguito non una, ma ben due lauree, di cui una con il 110.
Sono molto orgogliosa del mio percorso, so benissimo che in una realtà così chiusa e diffidente come quella friulana, la passione per la formazione continua è vista con molta cautela mentre vengono privilegiate le risorse a basso costo, quelle di primo pelo: e via libera dunque ai neodiplomati disposti ad accettare qualsiasi condizione, tanto il tempo per le trattative non c’è e non c’è mai stato.
Io continuerò con la mia battaglia per avere un lavoro se non sicuro, almeno dignitoso, sono stanca di lavorare senza retribuzione, se non avessi la mia famiglia a sostenermi, non sarei certo qui a scriverne. E già che ci sono, ringrazio col cuore i miei genitori per quanto hanno fatto e fanno costantemente per me. A volte ci stuzzichiamo e ci mordiamo, ma alla fine ci vogliamo un mondo di bene. E’ necessario tuttavia mettere in atto un breve periodo di separazione al fine di sbollire i reciproci bollori.
Stasera mi guarderò con attenzione la replica dei sindacati alle affermazioni di Marchionne ma temo di assistere all’ennesima lite da pollaio, senza peraltro riuscire a giungere a conclusioni utili.
E in tutto questo bailamme, il Governo cosa fa? I bisticci con la sinistra per far passare in aula il Lodo Alfano, che di fatto conferirebbe l’immunità politica al nostro adorato premier.
A questo punto sapete cosa vi dico??? Ben venga la mia follia creativa, io me ne torno dai miei amati personaggi: la contessa cisalpina, nonna Berta e il suo tacchino, l’ineffabile Gilberto e soprattutto il mio così amato moroso barboso!!! La vera pazza non sono io!!!

Poesie

In questo periodo, qualcosa di assolutamente nuovo ed entusiasmante mi sta accadendo. E’ la mia vena (o arteria?) creativa che ormai credevo di non avere più, che si sta rivelando ogni giorno sempre più potente. A volte rimango pietrificata dalla velocità con la quale mi si formano in mente frasi e parole che prima non esistevano, ed io devo assolutamente essere rapida per catturare il tutto e fissarlo per bene sulla carta.
Ogni giorno, alle prese coi mille problemi della quotidianità, tipo pulire la casa, andare al lavoro, dar da mangiare al gatto, pagare le bollette scadute dopo che mi hanno staccato la linea telefonica, riesco comunque a ritagliarmi un angolino tutto per me dove inizio a comporre i miei scritti.
Per ora, sto creando il mio primo racconto ed in più la scorsa settimana, dal nulla, come un fulmine a ciel sereno, sono venute alla luce le mie prime poesie, che meglio definirei con il termine di filastrocche.
Senza alcuna pretesa artistica e senza alcun fine se non quello di divertirmi e mettere nero su bianco tutto quello che ho assimilato in questi lunghi anni di follia autolesionista (e che i farmaci avevano saputo sapientemente tenere a bada).
Non so bene cosa mia stia succedendo, gli ossimori, nel loro fugace ed effimero apparire, mi trovano inerme ed indifesa e mi travolgono come un fiume in piena.
E allora scrivo, scrivo, scrivo e non smetterei mai, è come una potente droga nelle mani di una novizia.
Ogni luogo è buono per scrivere se mi coglie quell’attimo sfuggente: in macchina, in palestra, in ufficio… Mi porto sempre dietro un quaderno ed una penna, riempio tonnellate di fogli e poi la sera, stanca ed intorpidita dai farmaci, prima che la consapevolezza scivoli lentamente nel mondo dei sogni, molto certosinamente ricopio tutto quanto, stando attenta a non dimenticare nulla.
Sicuramente le numerose letture che ho fatto, sia da bambina che in età adolescente, hanno contribuito a formarmi nel mio modo di scrivere ed ai relativi scrittori vorrei rendere grazie. In ordine di importanza essi sono: Banana Yoshimoto, Andrea De Carlo, Stefano Benni, Charles Bukowski, Roddy Doyle, Italo Calvino, Italo Svevo, Richard Bach, Mark Twain, Stephen King, George Orwell, Louise May Alcott.
Nelle mie composizioni, le rime sono assolutamente imperfette e violano tutte le norme stilistiche e metriche. Anche le parole sono senza senso, tutto ciò che scrivo è frutto di una sana ed onesta follia creativa. Mi piacerebbe davvero tanto riuscire a strappare un piccolo sorriso a chiunque vorrà leggerle.
Bene, cosa aspettare ordunque? Ecco qui di seguito le filastrocche che ho composto, in ordine cronologico:

SIGNORA MORTE

Balzellon balzelloni,
la morte vien di notte
e hai voglia di farci a botte.
Ma talvolta vien di giorno
quando inerme ti guardi intorno.

E non ti puoi più preparare
presto, è tardi, s’ha da andare.
Coi calzini tutti rotti
che hai portato tutte e notti.

Il camin da riparare
e i cuscini da stirare
il gattino piccolino
se lo prende il tuo vicino.

Dai, sorridi, è il tuo momento
porta via la giacca a vento
che la vita tua è finita
ed è stata una gran fatica.

La signora con la tunica e la falce
sulla sua scopa sorride e parte.
E tu, lieto, lasci tutto
amici miei, sono un farabutto.

Ecco scegli dove andare
ma San Pietro devi ascoltare.
Inferno, Purgatorio o Paradiso,
l’importante è solo un bel sorriso!

Louise 21/10/2010


IL TACCHINO DI NONNA BERTA

Il tacchino verdolino
vuole fare un pisolino
lesto lesto va in giardino
e si butta nell’angolino.

Nonna Berta, golosona,
sta seduta lì in poltrona,
ma le viene una gran fame
e va in cucina col tegame.

Poi prepara la colazione
a nonno Aldo che è già in pensione,
la soppressa e la bottarga ha preparato
ed infine un gran bel gelato

e poi sazi se ne vanno
a festeggiare il compleanno
dell’Ubaldo quel gran porco
che assomiglia tutto a un orso.

Ma il tacchino verdolino
lieto dorme sul tombino.
Ma, attenzione, di gran carriera
occhio, arriva la betoniera,

ed il tacchino verdolino
vien ridotto in semolino.
E nonna Berta sconsolata
si fa fuori la cioccolata

che nonno Aldo avea riposto
un po’ nascosto dietro il mosto.
E allor tutto d’un fiato
Eccoli là, tutto il barile hanno scolato!

Louise 21/10/2010


L’INEFFABILE GILBERTO

Il preciso ed ineffabile Gilberto
conta le nubi nel cielo aperto.
E se lui vuoi poi consultare
mai e poi mai ti manderà a cagare.

E poi quando il cielo è terso
lui prende e va nel mare aperto,
ma, attenzione, un dì lui si è poi perso
e non può più andare a casa il buon Gilberto.

Louise 21/10/2010


GRAZIE DIO

E ora finalmente scrivo,
sento dentro l’oro vivo.
Grazie Dio per il gran dono
e io ti chiedo gran perdono,
che se di te ho mai dubitato
è sicuro che ho proprio sbagliato.
E ora tutti in un gran bel coro:
“Alleluia Alleluia”, ho trovato l’oro!

Louise 21/10/2010


LA CONTESSA CISALPINA


Alla contessa cisalpina
piace far la birichina
lesta lesta va in cantina
e butta giù la mascherina.

Si fa su una gran riga di cocaina
la mescola poi con la nicotina
e col giardiniere fa la porcellina
si fa trastullare la patatina.

Nel suo cuor è così audace
soddisfar ogni desiderio ella è capace
più dell’aquila e del falco lei è audace
più del pomodoro datterino ella è verace.

Infine stanca giace esangue
sul suo letto con le frange
ma di nuovo vuol godere
e allor chiama il giardiniere

che felice e riconoscente
con lei fa l’impertinente
e coi pantaloni già calati
le fa far mille ululati

che i vicini più non possono
ascoltar quel paradosso
della contessa cisalpina
e del pruder della sua passerina.

Louise 21/10/2010


IL MOROSO BARBOSO

Il moroso un po’ barboso
col suo incedere tutto imperioso
del buon Dio lui è timoroso
ma nella vita è un ardimentoso.

Della pasta con la panna egli è goloso
e sul lavoro è molto operoso.
Nella vita è un gran rigoroso
ma a me par che il cervello suo sia esploso.

Via il martello e via la falce
di far canzoni ne ha fatto un’arte
zitto e muto si china là in disparte
verso un’altra galassia lui prende e parte.

Con la sua mammina è premuroso
anche se a volte diventa un filino ombroso
col fisco ha fatto il ravvedimento operoso
e di conoscer nuovi mondi è sempre curioso.

E così un giorno nel pigro navigare
della grande rete ecco a lui infine appare
una fanciulla dagli occhi blu, ma è particolare
che con dolci parole lo fa capitolare.

Adesso assieme un lungo viaggio è ormai iniziato
e, a dire il ver, a volte lui ne è preoccupato
ma fino ad ora non se n’è mai andato
si vuol gustar la ciliegina sul suo gran gelato!

Louise 23/10/2010

Sono consapevole che dopo la lettura dei miei sproloqui, chiunque sia riuscito ad arrivare fino in fondo abbia dei seri dubbi sulla mia sanità mentale.
Ed è per questo che, prima che i dubbi diventino certezze, ho intenzione di scrivere la cosa più importante.

Dedico questa mia raccolta di filastrocche, che intitolerò “Rime limonate” (perché contengono di tutto tranne che delle rime baciate), a tre persone:
- a mio padre, che lentamente ma inesorabilmente si sta avviando verso quella che lui chiama la “Valle di Giosafat”, la terra dell’eterno riposo. Io faccio una fatica tremenda nel vederlo deperire, mi fa troppo male. Ma anche questa volta saprò tirare fuori le mie forze per assisterlo in tutto quello di cui avrà bisogno.
- Al mio caro amico Gianni, che nella foto sulla mia scrivania, mi sorride e mi fa capire che è sempre vicino a me. E’ lui che mi da il buongiorno ogni mattina, è lui che mi da la buonanotte quando vado a dormire, è lui che mi fa ricordare ogni giorno quanto importante sia resistere alle avversità e combattere con tenacia. Inutile dire quanto mi manca.
- Al mio compagno d’avventura di questo incerto ma eccitante viaggio che è la vita, Yuri, col quale mi scuso per averlo lasciato per ultimo, ma lui è sempre in cima ai miei pensieri. Lui è il mio splendido presente e il mio, spero sereno, futuro.

La raccolta non è terminata, ma spero di arricchirla con nuove ed assurde filastrocche. Sperando vivamente che questa mia vena creativa non scompaia così velocemente come è apparsa.
Da zelante apprendista menestrella quale mi considero, voglio cimentarmi ancora in questo divertente gioco.
Ed ora cari amici, spero di avervi dilettato almeno un poco. Continuate a seguirmi, se vi va, poiché la sana e spensierata follia sono l’unica ed efficace cura per resistere agli scossoni che la vita ogni giorno mette sul nostro cammino…
E se un giorno, per sbaglio, io dovessi morire, allora scrivete sulla mia tomba: “Volli, volli, fortissimamente volli. Ed ottenni, cazzo, se ottenni!!!”