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Uno splendido viaggio sulle montagne russe della mente di una borderline girl

lunedì 18 ottobre 2010

Essere Pais Becher

Pais Becher da Auronzo di Cadore in provincia di Belluno.
Portare questo strano e bizzarro cognome per tutta la vita è un’esperienza unica. E’ come fumare un sigaro in una stanza senza finestre. E’ un marchio di fabbrica che ti distingue dalla massa.
Sono un poco presuntuosa? Forse sì, ma chi mi ama, saprà accettare con benevolenza questo mio piccolo momento di elevata autostima…
Siamo tutti a nostro modo peculiari noi Pais Becher; se ci incontri non ti dimentichi di noi tanto presto.
Ci vuole un piccolo sforzo per pronunciare correttamente questo cognome, ma chi lo fa significa che vuole abbattere le barriere linguistiche e non, ed entrare in contatto col nostro mondo.
Temo che Pais Becher sia un cognome in via d’estinzione: i miei cugini maschi, tutti sopra la quarantina, non si sono ancora avventurati nella riproduzione della specie e noi femmine non possiamo avvalerci del diritto alla trasmissione del cognome.
Non vedo i miei cugini da una vita, i rapporti tra i componenti della famiglia Pais Becher sono stati sempre molto tumultuosi, caratterizzati da aspri scontri e discussioni.
In pratica, ognuno si fa i fatti propri e ci si sente esclusivamente per Natale oppure in occasione di qualche funerale.
So che mio cugino Augusto è un bamboccione di quarant’anni che vive facendo il ragioniere o qualcosa di simile e addirittura ha scritto dei manuali in materia. Di più non so, ma non mi dispiacerebbe incontrarlo.
Ma il mio preferito è sempre stato Luca, che ha le stesse iniziali mie. Lo adoro, è il mio mito. Ha lo sguardo beffardo sotto gli occhialini d’ordinanza, il pizzetto e i capelli rasati corti per mascherare l’incipiente calvizie.
Da piccolo eccelleva in tutto ciò che faceva, soprattutto la musica. Ha iniziato col pianoforte, poi è passato al flauto traverso per poi finire a fare il bassista (o chitarrista, non ricordo) in una rock band. Le ultime notizie lo davano per iscritto ad un corso serale di ping pong.
Ho sempre cercato di imitarlo, di seguire il suo esempio, ma i risultati conseguiti sono sempre stati inferiori ai suoi. Diplomato con sessanta sessantesimi (contro il mio stiracchiato trentotto), una laurea in informatica e una carriera di tutto rispetto come responsabile di non so quale azienda. Mi ricordo la sua laurea: ha discusso una tesi di ricerca operativa riguardante il calcolo delle rotte aeree che minimizzavano i costi. Roba da fuori di testa….
Quando ero piccola, nei forzati soggiorni a casa sua, imposti dalle frequenti e lunghe degenze ospedaliere di mio padre, ho imparato un sacco di cose. Soprattutto a giocare a ping pong e tuttora questa è una disciplina nella quale mi so distinguere egregiamente.
Mi ricordo anche che aveva costruito in giardino un rudimentale campo da golf e perdevamo ore a fare una marea di partite, con dei mestoli di legno al posto delle regolamentari mazze.
Si decideranno, prima o poi, Luca o Augusto a sputare qualche spermatozoo verace e fecondare le loro donne affinché la stirpe dei Pais Becher continui nel tempo? Non ho ancora capito se ne vale la pena oppure no… Affido a loro la difficile decisione.
Dei miei antenati purtroppo ne so poco. Mio nonno Augusto faceva il finanziere, ma contrabbandava sigarette con gli austriaci. Aveva una marea di fratelli che non ho mai incontrato ed è morto presto, credo fosse il ’47, tanto che mio padre è dovuto emigrare in Sicilia per trovare lavoro (e qui non mi tornano i conti.. Non era il contrario, cioè che i siciliani emigravano al Nord per trovare lavoro?? Mistero…)
Mio padre mi ha spesso detto che io assomiglio a suo zio (il fratello di mio nonno), tale Barba Mansueto o qualcosa di simile. Barba Mansueto ogni volta che gli facevano una domanda, rispondeva con una sonora scoreggia. Ecco cosa ho ereditato dai Pais Becher...
In realtà ho ereditato tanti tratti distintivi di questa stirpe: adoro i numeri, fare conti, analisi statistiche, ribaltare i dati e fare grafici colorati, sono testarda, sono facile alle azioni di insubordinazione contro i miei superiori, dico quello che penso senza contare fino a dieci, attacco rissa con facilità, ma in fondo sono di animo buono.
Ma non tanto come mio padre.
Mio padre è un figo ma è anche un gran paraculo. E' sempre riuscito, in un modo o nell'altro, a cavarsi fuori dagli impicci, a trasferirsi, cambiare donne e lavoro, metter su casa e una famiglia, distruggere una vita con poche ma semplici mosse.
E' persino arrivato a beffare la morte in un paio di occasioni, ed in questo io sono fiera di assomigliargli.
Non nascondo che il rapporto con mio papà è sempre stato caratterizzato da sentimenti molto forti, che viaggiavano rapidamente da un polo estremamente positivo a quello opposto: ci siamo sempre o molto amati o molto odiati. Ma mai ignorati.
Da giovane ha fatto di tutto, dall'impiegato contabile, al gestore di campi da tennis, a giornalista di cronaca sportiva, all'impiegato comunale e infine impiegato all'ospedale.
Ho intuito che la sua giovinezza è stata abbastanza vivace (anche se caratterizzata da numerosi problemi finanziari).. si divertiva un sacco coi suoi amici, corteggiava le turiste, chissà quante se ne è spupazzate, per poi arrivare a 38 anni (la mia età!) ad impalmare quella santa donna di mia madre, che più che una moglie è stata una crocerossina.
Da piccola si inventava di sana pianta le favole che mi raccontava per addormentarmi, mi portava in giro in bicicletta, mi ha salvato la vita in un bruttissimo incidente stradale, mi ha insegnato tutte le canzoni che cantano i cori di montagna.
Ma ha anche sempre preteso l'eccellenza negli studi, cosa che non sempre sono riuscita a garantire.. Quel misero trentotto agli esami di maturità me lo ha rinfacciato per una vita. E non ha mai accettato che io mollassi l'università a 22 anni perchè ero stufa, ma si è emozionato fino alle lacrime quando a 28 anni ho ripreso in mano i libri e mi sono laureata.
E' d'animo biuono, ma se lo contraddici, scoppia in una rabbia violenta che io non ho mai accettato, arrivando a scontri, spesso fisici, devastanti e violenti.
Adesso è un pò malconcio, sta percorrendo lentamente la strada che lo porterà alla perdita dell'autosufficienza, affetto ormai da anni dal Morbo di Parkinson e dalla demenza senile. E non c'è cura che tenga.
Ed io ho una paura fottuta dell’avvicinarsi del momento in cui lui se ne andrà, nella valle di Josafat (come lui la chiama), a declamare poesie a San Pietro, tanto da fargli venire una barba lunga fino alle ginocchia. Sì, perché mio padre, se gli chiedi cosa ha fatto ieri o dove ha messo gli occhiali, non si ricorda di nulla, ma è in grado di recitare a memoria un sacco di poesie che ha imparato a scuola.
La demenza senile e il Parkinson me lo stanno portando via, io cerco di frequentarlo il meno possibile perché mi fa male vederlo ridotto a un piccolo ometto gobbo, coi capelli tutti bianchi e le mani sempre tremolanti, perennemente alla ricerca della parola che vuole dire ma non riesce a pronunciare.
Ogni tanto si lascia andare a manifestazioni d'affetto, come un bacio in testa, un abbraccio, ma a me queste cose mettono in imbarazzo, non ci sono abituata.
E io??? Nel corso degli anni ho imparato la nobile arte di fare il pagliaccio in questo buffo teatrino che è la vita. Oggi mi trovi qui, domani lì, e via via in un perenne reinventarsi in lavori sempre nuovi, tutti molto diversi fra loro. Ho fatto davvero di tutto nella mia vita per sbarcare il lunario e non nascondo che mi piacerebbe trovare prima o poi un pizzico di stabilità.
Oggi ho scoperto con gran disappunto che si sono chiuse le selezioni per Operatore Necroforo presso il comune di Udine, ho capito che sarebbe il mio lavoro ideale.. Mi ispira un casino, ma come sempre arrivo fuori tempo massimo.
E se poi un giorno la fortuna decidesse di girare dalla mia parte e io disponessi di una discreta somma di denaro, allora realizzerò quello che oggi si è palesato con chiarezza davanti ai miei occhi, ciò che voglio fare da grande: aprirò un’agenzia di pompe funebri, la Luisona’s Trips & Tricks. Come and enjoy me!!!

giovedì 14 ottobre 2010

Io e il mondo del lavoro

Per ragioni a me sconosciute, in tutti questi anni ho provato in qualsiasi modo ad inserirmi stabilmente nel mercato del lavoro ed ogni volta vengo irrimediabilmente espulsa, rimbalzata fuori come un corpo estraneo..
Questa situazione mi ha creato sempre tanto disagio e non sono mai riuscita a capirne le cause. Ho iniziato questa sera una lucida riflessione a seguito di un post pubblicato su Facebook dalla mia amica Gigia, la quale si chiedeva quanto davvero fosse utile lavorare.
Io inizialmente avevo risposto che a me è sempre piaciuto lavorare, ma la saggia zia Gigia mi ha stoppata subito dicendomi "take a walk on the wild side and then we'll talk".
E come sempre ha avuto ragione. Prova e vedrai.
Non ho ancora capito dove stia la falla del sistema: se sono io ad essere una disadattata oppure (ipotesi alquanto ardita) il mercato del lavoro non ha gli strumenti e non è pronto per accogliere una figura peculiare come la mia....
La mia vita negli ultimi quindici giorni è cambiata radicalmente: dopo mesi e mesi di disoccupazione ecco arrivare l'ennesimo contratto di tirocinio. Stipendio zero, contributi zero, ma almeno ho il servizio mensa gratis. E tanto lavoro da fare.
Sicuramente è meglio che non ricevere un calcio nelle gengive, ma permane l'atavico problema della mia sussistenza. Come diamine faccio ad arrivare a fine mese senza sforare troppo dal conto se le mie uniche entrate sono date unicamente dalla pensione di invalidità e da un modesto assegno degli assistenti sociali? (Non dimenticando il fondamentale apporto della mia famiglia ma a 38 anni gradirei essere indipendente una volta per tutte).
Ce la sto mettendo tutta per imparare il più possibile offrendo nel contempo delle prestazioni diognitose, in maniera tale da mettermi in luce e farmi prendere in considerazione per un futuro impiego... Ma sto facendo una fatica boia.. Non ero più abituata a questi ritmi, per me sono davvero pesanti. E oggi ho realizzato che sto diventando fortemente dipendente da sostanze eccitanti (tutte legali of course): caffeina, red bull, ginseng.. Sono talmente su di giri che il mio cuore batte a mille, mi sento tirata come una corda di violino, ho i muscoli delle gambe che si contraggono e si decontraggono da soli, addirittutra le gambe fanno degli scatti nervosi da sole, sudo tanto da puzzare come una capra e sono molto irritabile..
Povero Yuri, si merita la qualifica di santo acquisita sul campo: ieri sera mi ha telefonato per sapere come stavo e io l'ho apostrofato con un secco. "Ma che cazzo vuoi???"
Mi sa che la sto combinando grossa anche questa volta, devo fermarmi in tempo prima che la situazione diventi ingestibile.
Sto ancora smaltendo le crisi di astinenza da xanax e ora mi ritrovo con questa nuova gatta da pelare.. benon...
Io non lo so se sono adattabile e conformabile alle strette ed imperiose regole del mercato del lavoro, se non altro, anche grazie a questo blog, mi cullo in quello che è il mio sogno nel cassetto: scrivere libri di favole per bambini.
Magari un giorno ci riuscirò.. Inventerò il nuovo Harry Potter.. E finalmente darò sfogo a tutta l'adrenalina che mi circola nelle vene.
Per fortuna qualche neurone sano è rimasto...

venerdì 8 ottobre 2010

Lucide riflessioni

E la vita va avanti, i giorni passano lentamente, uno dopo l'altro, senza che io me ne accorga.
Giornate piene, ricche di impegni ed appuntamenti.
La notte crollo come un masso, tutta raggomitolata nel mio letto accanto a Leo che mi fa tanta compagnia, e sprofondo in un buco nero dove la mia consapevolezza viene azzerata e lascia posto ad un sonno senza sogni, in cui finalmente riesco a ricaricare le mie energie e soprattutto metto a tacere i dolori, sia fisici che psicologici, che mi perseguitano costantemente tutto il giorno.
Gli ultimi tempi sono stati pieni di ostacoli per me, due attacchi di cistite, le coliche addominali, la crisi di astinenza da xanax, i brucianti dolori all'esofago. Li ho superati, lottando con le unghie e con i denti, e sono riuscita ad arrivare indenne a questo fine settimana, fiera di me per essere riuscita a fornire, nonostante tutto, delle prestazioni lavorative più che dignitose.
Il fatto di essere molto impegnata col lavoro mi impedisce di soffermarmi troppo a pensare, ed è la mia salvezza, almeno fino ad ora.
Perchè quando mi fermo, mi metto un attimo in parte a riflettere e a fare il punto della situazione, mi prende un'enorme ed immotivata paura (o angoscia??).
Mi sento fragile e nuda davanti al mondo, straniera alla terra, insomma un'aliena, come gentilmente mi definisce il mio amico Ivan.
Mi sono scoperta (lo sapevo già ma facevo finta di non vedere) fin troppo dipendente dalle benzodiazepine ed ora che sto tentando una drastica diminuzione, sto soffrendo come un cane. Crisi di astinenza devastanti, la testa che gira, brivi freddi lungo tutto il corpo, un sudore intenso e nauseabondo, conati di vomito, la sensazione di impazzire o quantomeno di viaggiare in un universo parallelo.
Fino ad oggi coi farmaci mi sono sempre autogestita, avendo ormai raggiunto in materia una notevole competenza, e vuoi per la sfiducia cronica verso la categoria dei medici, vuoi la voglia di fare sempre di testa mia, fatto sta che ho messo in atto negli ultimi anni una gestione un pò allegra e spensierata, solo però sullo Xanax. Con il resto non si scherza.
Nonostante queste pesanti crisi di astinenza, che per fortuna stanno lentamente scemando, ci sono dei bei momenti in cui mi sento davvero viva, anche pazza, follemente sgangherata..
E' quando parcheggio in doppia fila senza pagare il ticket, quando vado a 140 km/h sulle strade extraurbane, quando ballo sfrenatamente in casa con la musica a palla, quando metto l'autoradio a manetta e urlo al mondo la mia voglia di vivere...
E' un continuo altalenarsi di momenti in cui sono felice, in mezzo ad altra gente oppure assieme a Yuri, e altri in cui mi sento cupa ed ombrosa.
Una volta avevo tanta paura del silenzio.. entrare in casa e trovare tutto vuoto e spento mi metteva addosso un'angoscia enorme.
Adesso però non ho più paura del silenzio, del non detto, del nulla, del far niente. Spesso la sera spengo la tivu e rimango in silenzio a lavorare sul computer, con Leo sempre accanto a me, e non ho paura di ascoltarmi, di guardarmi dentro.. Ci sono stati però, in passato, dei momenti in cui sentire l'intensità delle emozioni che stavo provando mi metteva in allarme, come se fossi sull'orlo del burrone che conduce alla follia.
Ora le mie giornate sono piene, perchè a me piace così, tutte strutturate e pianificate al minuto, affinche non ci sia mai un momento di vuoto.
Il vuoto... questa entità sconosciuta... E' stata sempre per me un elemento di forte angoscia.. avevo paura di sprofondare in buco nero, sconosciuto ed inquitente.
Adesso, con la saggezza (?) degli anni, ho un pò fatto pace con me stessa e con le mie paure.. Ma mi chiedo sempre quale sarà il prossimo ostacolo che dovrò superare e soprattutto se sarò in grado di farlo.
Stento ancora a credere che tutto il cibo da me ingerito si trasformi in pura energia per fare tutte le cose che voglio. I complessi e perfetti meccanismi di funzionamento del corpo umano continuano a rimanere un mistero per me, ma poi vado a pranzo in mensa, mi siedo accanto ai miei colleghi e vedo che loro mangiano, senza pensarci su troppo, senza preoccupazioni.
E allora io mi chiedo:" quando arriverà per me quel benedetto momento in cui anche io riuscirò a sedermi ad un tavolo senza sentirmi terrorizzata dal cibo che ho davanti, tanto da non riuscire a mangiare se non ho assunto almeno una pastiglia di Xanax??? Ma da dove vengono questi pericoli che mi inquietano così tanto???? Quanto diabolica è stata la mia mente a costruire questi software mentali che si comportano come un virus, distruggendo a tappeto i pochi neuroni rimasti???? Non potevo dirottare i miei pensieri su qualcosa di più piacevole??
Adesso basta, sono stanca di essere prigioniera di me stessa, voglio sentirmi libera e serena...
"Nonostante tutta la sua falsità, il duro lavoro e i sogni infranti, questo è ancora un mondo meraviglioso. Sii prudente. Fa di tutto per essere felice......".

lunedì 4 ottobre 2010

Caro Gianni, ti riscrivo

Caro Gianni,
eccomi qui a scriverti un'altra lettera. Era un desiderio, questo, che mi frullava in testa da parecchi giorni, un modo per sentirti qui con me.
Questi giorni ho riempito un sacco di fogli di appunti di cose da dirti, ho scritto come una forsennata ed eccomi ora a mettere insieme i pezzi e raccontarti delle belle cose che mi stanno succedendo in questo periodo.
Ho una vagonata di cose da dirti, spero di non annoiarti, ma voglio recuperare in qualche modo il tempo perso, tempo durante il quale ti ho imperdonabilmente trascurato. Spero tu non me ne voglia.
Dopo una lunga e sofferta attesa ho finalmente davanti ai miei occhi una tua fotografia che avevo richiesto ai tuoi familiari: che bel sorriso, è contagioso, mi trasmette tanta serenità.. e quasi quasi mi commuovo....
Il dolore per la tua perdita si sta lentamente placando e, piano piano, iniziano a riaffiorare i bei ricordi, nei quali mi piace dolcemente farmi cullare.
Ma lo sai Gianni che mi manchi un casino??? Prima era come se dessi per scontata la tua presenza, avevo sottovalutato la tua malattia e tu alla fine mi hai giocato il brutto scherzo di andartene senza salutare. Eh, no! Io ti voglio sentire ancora qui con me e il mio scriverti una lettera ogni tanto è il modo che ho escogitato per far sì che il tuo ricordo non mi abbandoni mai.
Il 10 settembre è stata una giornata strana. Erano contemporaneamente un mese dalla tua partenza e tre mesi che stavo con Yuri. Non sapevo se essere triste o felice, non volevo far torto a nessuno dei due, sicchè ho diviso il mio cuore a metà, un pò per te e un pò per Yuri e spero che ad entrambi vada bene la soluzione che ho adottato.
Pensa, caro Gianni, che una sera, sarà stato un mese fà circa, mi è accaduto un episodio stranissimo.... Ero da poco andata a dormire, avevo recitato dentro di me una preghiera alla tua memoria e poi mi ero buttata sotto le coperte.
L'aria intorno a me era strana, l'atmosfera quasi rarefatta e irreale, non so dirti se ero sveglia o già nel limbo che precede l'ingresso nel magico mondo dei sogni. Ebbene, non me lo so spiegare, ma io avvertivo chiaramente la presenza di qualcuno in casa, una persona che era passata di lì per salutarmi. Eddai, dimmi che eri tu! E magari, da gran mattacchione quale sei, hai voluto farmi una sorpresa!!! Beh, ci sei riuscito alla grande! All'inizio ho preso un grande spavento, poi mi sono tranquillizzata pensando a te.
Magari la prossima volta avvisami quando passi, che almeno mi faccio trovare decente, senza quegli orribili bigodini che mi metto ogni sera in testa! E magari ci possiamo anche bere una grappa in ricordo dei bei tempi che furono...
L'altro giorno, come un flash improvviso, mi è balzato alla mente il ricordo di tutte quelle volte che la domenica, dopo messa, mi facevi guidare la tua vecchia Panda. Mi sono sempre chiesta come facesse un uomo tanto grande a stare dentro un'auto così piccola, forse tu eri snodabile e io non me ne ero accorta:))
E, una volta fatto il giro del paese, arrivavamo sullo spiazzo ghiaioso davanti alla chiesa e tu mi urlavi: "Butile di cul! Butile di cul!" E io, pazza scatenata, ruotavo al massimo il volante e tiravo il freno a mano per far compiere all'auto un paio di giri su sè stessa. Matto! L'altro giorno ci ho ripensato a questa cosa e mi sono messa a ridere da sola. Ti prometto che appena trovo uno spiazzo decente, mi lancerò nuovamente in queste folli manovre, urlando al cielo tutta la mia follia! Perchè è bello, sai, trovare dei momenti in cui fare cose folli (ovviamente non pericolose). giusto per scaricare le tonnellate di adrenalina che mi circolano nelle vene come benzina pura che aspetta solo una piccola scintilla per poter esplodere incontrollata.
Ti dirò che, nonostante il tempo sia passato, sono rimasta un pò (tanto direi) folle e spericolata alla guida: parcheggio dove mi capita, me ne frego dei divieti, passo col semaforo rosso. Yuri sostiene che si tratta del mio 15% di neuroni bruciati, percentuale variabile in base a come butta la giornata e credo che non abbia tutti i torti.
Sapessi, caro Gianni, quante cose sono successe nella mia vita negli ultimi tempi, voglio raccontarti, un pò alla volta tutti gli aggiornamenti, dobbiamo in qualche modo recuperare il tempo perso.
Ho trovato un lavoro, in realtà al momento è un semplice tirocinio, ma è di gran lunga il lavoro più bello e ricco di responsabilità che io abbia mai avuto. E ce la sto mettendo davvero tutta per imparare ogni giorno qualcosa di nuovo e mostrare ai miei responsabili che anche io sono una persona valida, che merita di avere una opportunità professionale. Per ora procede tutto bene, spero solo di riuscire a mantenere questi ritmi impegnativi. Mi sono imposta di andare a dormire presto la sera, ma già oggi sto sgarrando, ma ho troppa voglia di scriverti.
La mia salute, nonostante qualche acciacco, è in netto miglioramento. Mi sento molto più serena e felice, lucida e consapevole di ciò che mi è accaduto in passato e determinata a far sì che io non si ripeta più. Voglio godermi la vita, in tutta la sua pienezza, e come dice il grande Paolo Coelho "Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare."
E così spesso mi ritrovo a casa mia, da sola, a ballare tutta scatenata con la musica a palla, piacevolmente sgraziata, razionalmente incosciente, cronicamente fuori tempo, imperfettamente perfetta.... insomma, felicemente e insindacabilmente fuori di testa e fuori dagli schemi.
E allora via a tutte le barriere e agli intricati labirinti costruiti dalla mia mente perennemente orientata alla ricerca dell'assoluta perfezione e all'esaltazione della purezza della mia anima, disprezzando la consistenza delle cose terrene.
La vita è anche sporcarsi le mani raccogliendo la cacca del gatto e pulire le sue ciotole quotidianamente, ammazzandole formiche che infestano il mio bagno attirate dall'odore del cibo.
Sai, Gianni, da un paio di mesi ho adottato un piccolo cucciolo di gatto.Si chiama Leo (anche se io a volte lo chiamo Leopoldo o Leonardo o anche Leopino).
E' davvero dolce ma ha anche dei momenti in cui si comporta in maniera davvero folle, molto più della sua proprietaria!
Mi fa tanta compagnia visto che io vivo da sola ed ora sto scoprendo quanto è faticoso avere in casa una piccola creatura da crescere e accudire. Infatti la sera quando torno a casa, non importa quanto stanca io sia, il mio primo pensiero va a lui...Me lo prendo in braccio, me lo coccolo tutto quanto, lo riempio di baci, gli do da mangiare, gli cambio l'acqua e pulisco il suo cessetto.
E la mattina mi piange il cuore ad uscire e lasciarlo tutto solo per tutto il giorno. Lo guardo mentre parto che si arrampica sull'inferriata della terrazza e osserva l'orizzonte, forse chiedendosi quando ritornerò da lui.
Con Leo ci stiamo reciprocamente addomesticando, proprio come il piccolo principe e la volpe nel mitico libro di Saint-Exupery; perchè, come recita il libro, non si conosce solo ciò che si addomestica, addomesticare significa creare dei legami e, soprattutto, "l'essenziale è invisibile agli occhi".
E' il tempo perso per Leo che lo ha reso così importante per me. L'hai letto, caro Gianni, questo splendido libro? E' un capolavoro! Se ti va, prova lassù in paradiso a vedere nella Biblioteca Celeste se San Pietro ti può lasciare una copia in prestito per un pò, ne vale davvero la pena.
A proposito, mio caro amico, io do per socntato che tu ora sia in Paradiso, te lo meriti tutto.. Anche se, sotto sotto, un giretto nel Purgatorio io non lo disdegnerei, se non altro per conoscere persone nuove.
A questo punto sarai anche stufo di leggere i miei sproloqui, ma ho lasciato volutamente per ultima la notizia più bella, che vorrei condividere con te; ebbene sì, caro Gianni, mi sono innamorata.. e di brutto questa volta.
Peccato che tu e Yuri non vi siate mai incontrati, sicuramente ti sarebbe piaciuto. Ci sono mille cose che me lo fanno amare ogni giorno di più: è' il primo uomo che abbia amato a prima vista quanto me il sovracitato Piccolo Principe e per me vuol dire molto.. E grande e massiccio come piace a me (non apprezzo le persone troppo magre e detto da me è tutto un programma!), è intelligente e un gran dispensatore di gesti e parole d'affetto, ma soprattutto è il primo e unico uomo a cui non riesco a raccontare palle: riesce sempre a beccarmi, solo dal tono della voce, se ho combinato qualche cazzata.. E soprattutto sopperisce egregiamente alla mia ormai cronica penuria di neuroni (ho detto neuroni, non ormoni!!) che mi fa parcheggiare sui marciapiedi o nei divieti di sosta.
Concludo questa lunghissima lettera dicendoti che la promessa che ci siamo fatti a Natale la sto mantenendo, tu non ci sei riuscito ma non è colpa tua. Ci penso io per tutti e due.
Ti scriverò ancora, sperando di farti cosa gradita.. e intanto guardo la tua foto e sorrido.
Ti voglio bene!

domenica 3 ottobre 2010

Pastiglie

"Pastiglie per dormire...
Pastiglie per mangiare....
Pastiglie per volare..."
Ho riascoltato pochi giorni fa questa simpatica canzone dei Prozac+ e mi ha fatto sorridere..

Beh, ammetto che nella mia lunga carriera di anima svalvolata, ne ho prese di pastiglie: di tutti gli odori, di tutte le forme, di tutti i colori.. E ne sto prendendo ancora.. a volte me le cambiano, a volte me le aumentano, a volte infine me le diminuiscono.. e io rimango ad osservare gli effetti che fanno sul mio corpo..
Beh, questa volta è davvero dura.. Sto scoprendo con stupore ed anche con tanta paura ciò che da tempo sospettavo ma non volevo ammettere a me stessa: ho sviluppato una forte e pesante dipendenza dalle benzodiazepine, gli ansiolitici per capirci.

En, Minias, Halcion, Pasaden, Tavor, ma soprattutto Xanax. E' la mia droga, non riesco a farne a meno. Rappresenta come un cuscinetto che mi protegge dalle minacce che quotidianamente mi giungono dal mondo.. Non sempre sono così forte come appaio..
E ora che ho trovato un lavoro (beh è un tirocinio ma pur sempre di lavoro si tratta), tra l'altro il più bello ed interessante delle mia vita, mi trovo nella spiacevole situazione di dover diminuire le dosi, altrimenti non sono lucida a sufficienza e rischio di addormentarmi col viso appoggiato alla scrivania. Sarebbe davvero molto imbarazzante.
E allora via la pastiglia del mattino, solo metà a pranzo e poi dalla prossima settimana via del tutto anche quella di pranzo.
Ora mi sento maledettamente scoperta e fragile, mi sembra come di camminare in equilibrio precario cul bordo di un burrone.. Chissà se cadrò? Ce la farò? La vedo molto dura.
Sto proprio vivendo una crisi di astinenza in piena regola, come un drogato che molla l'eroina, ma io non ho il metadone per compensare.. Non ho nulla e mi sento affogare in un mare nero che mi sta inghiottendo.
Ho paura.
ho i brividi.
ho un'angoscia tremenda.
ho freddo.
Quanto durerà?
Ce la farò?

Intanto lascio che il tempo scorra, dedicandomi alle attività più futili e superficiali, per non pensare troppo.. altrimenti il mio cervello va in shut down..
Benvenuta nel mondo reale...
..escribir de mi vida.. no se puede contar....

domenica 12 settembre 2010

As time goes by

Stamattina mi sono messa alacremente al lavoro per sistemare tutte le mie scartoffie ed è saltata fuori una poesia che mi avevano dato durante il periodo in cui ero ricoverata a Teolo. E' tratta da un film che narra la vita di Nelson Mandela. Anche allora l'avevo pubblicata sul mio blog perchè mi aveva colpita molto e ora la pubblico nuovamente perchè, a distanza di mesi, la rileggo con maggior consapevolezza e forza interiore.. Ora sì che mi sento cresciuta e matura (nonostante abbia i capelli tutti bianchi da una vita!!), grazie Yuri perchè sei il sole che ha illuminato il mio mondo e mi hai insegnato a tirare fuori le palle. Ti amo.
INVICTUS
Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l'indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro nè ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi dell'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

giovedì 9 settembre 2010

Autumn leaves

L'arrivo dell'autunno mi ha sempre messo addosso una sorta di strana malinconia. Le giornate che si accorciano, le foglie che diventano gialle e cadono, quel particolare profumo nell'aria, soprattutto nei boschi.
Qualsiasi psichiatra la definirebbe "depressione ciclotimica", ma io me ne strafotto di queste classificazioni del cazzo e mi godo la mia melanconia, in tutte le sue sfacettature.
Ho sempre amato, all'arrivo dell'autunno, fare delle lunghe passeggiate in solitaria nei boschi, preferibilmente verso il tramonto, quando il sole è una palla arancione che pian piano saluta il giorno, magari anche correndo dei rischi, ma con i pensieri che mi vagavano in libertà. A volte erano pensieri tristi ma altre volte trovavo conforto e serenità in quei silenzi.
Neglia anni scorsi, per un lungo periodo sono stata fortemente attratta dai cimiteri e da tutto ciò che aveva a che fare con la morte.. non lo so perchè, ma avevo la convinzione che era un evento che mi sarebbe capitato da lì a breve, era come se vedessi i defunti della mia famiglia che mi chiamavano a braccia aperte, pronti ad accogliermi in un mondo fatto della tanto agognata serenità che invano andavo cercando.
In questo delirio che mi portavo dietro, avevo progettato il mio suicidio da attuarsi il giorno del mio trentacinquesimo compleanno, mi ero informata su internet su tutti i metodi utilizzabili, ma alla fine la vigliaccheria mi ha impedito di compiere quel gesto estremo.
Poi la vita è continuata pigramente lungo i suoi binari... un ricovero in day hospital in psichiatria, dove ho risolto ben poco.. Beh forse qualcosa di buono l'hanno fatto: mi hanno trovato la cura per riuscire finalmente a dormire la notte senza svegliarmi ad ogni ora col cuore in gola. Lunga vita al Seroquel, io sono e rimarrò sempre una "quetiapina addicted".
Poi il lavoro, facevo la guardiana in una biblioteca universitaria presso un vecchio palazzo fatiscente a Udine.. mi ricordo che la mattina, mentre facevo il giro di perlustrazione, mi attardavo tra gli scaffali di quei freddi corridoi, a sfogliare le pagine di tutti quei libri, annusavo l'odore della carta, volevo leggere e imparare tutto lo scibile umano. E intanto studiavo, studiavo, studiavo, senza sosta, al di là della stanchezza. Beh la laurea me la sono presa, ci sta bene nel curriculum, ma alla fin fine non mi è servita granchè..se non altro ho imparato discretamente bene lo spagnolo.
La Luisona di oggi è distante anni luce da quella Luisa, eppure è una parte di me che non rinnego e che rimarrà sempre viva dentro di me.
Ora sono cambiate tante cose.. Ho una gran fame: di cibo, di vita, di amore e di fare l'amore, di fisicità, di contatto con altre persone, voglio riprendermi con gli interessi tutto ciò che non ho visto o non ho fatto negli ultimi anni.. Anche se ho sempre tanta paura per il futuro, ogni novità mi impaurisce, ho il terrore di fare passi falsi e commettere gli errori che ho fatto nel passato oppure di perdere ciò che con fatica mi sono conquistata..
Da giovane, mia mamma era una gran topolona (magari avessi avuto io un pizzico del suo fascino). Era fidanzata con un bell'uomo, molto più grande di lei, di buona famiglia ed estremamente affascinante. Erano colleghi, dovevano sposarsi.. Poi lui ha avuto un attacco di cuore e le è morto praticamente in diretta davanti agli occhi. Questa cosa l'ho saputa solo negli ultimi anni e mi ha turbato parecchio.
Mi sono informata, ho conosciuto la sua famiglia che mi ha accolto ed ospitato a braccia aperte, sono andata in cimitero a versare un fiume di lacrime sulla tomba di quell'uomo che avrebbe potuto essere mio padre ed insegnarmi tante cose. Mi sono chiesta molte volte come sarebbe stata la mia vita se fossi nata in quela calda famiglia e non in quella tutta sfilacciata in cui mi ritrovo ora. Sarebbe stato tutto uguale? Avrei avuto la stessa vita? Gli stessi problemi?
Alla fine, mia madre, dopo anni di solitudine, ha accettato la corte di quella vecchia volpe di mio padre, che ogni estate nel suo paese (che un posto di villeggiatura) faceva strage di cuori.
Ah papà, mi piacerebbe tanto che tu mi raccontassi i dettagli piccanti della tua gioventù, ma adesso tu sei preda del Parkinson e della demenza senile. Una strada senza ritorno, con le tue mani tremanti, tutto gobbo e le parole che ti escono a scatti..
E in questo contorto girovagare attraverso i meandri dei miei circuiti cerebrali, il mio pensiero va a Raffaele, il ragazzo con cui sono stata per quasi un anno, credo fosse il 2006.
Ci siamo conosciuti su internet, la cosa che ci ha accomunato era la passione per lo studio, entrambi avevamo ripreso l'università in età "avanzata", tra l'altro nella stessa facoltà.
Ma alla fin fine credo che lui non abbia mai capito me e io non ho mai capito lui veramente. Eravamo due universi che viaggiavano paralleli, due solitudini che si incontrano per farsi un pò compagnia.
Io ero disoccupata, andata da poco a vivere da sola, con l'angoscia di trovarmi in una casa nuova che sentivo non appartenermi ancora e con il problema di arrivare a fine mese senza troppi debiti. Lui lavorava in banca.. La mattina presto mi telefonava con voce pimpante e mi diceva:" ti auguro di passare una splendida giornata!". Io rispondevo grazie, ma in realtà pensavo: "Ma vaffanculo tu e il tuo lavoro in banca da 2000 euro al mese quando a me aspetta un'altra giornata da disoccupata, in continuo pellegrinaggio per le agenzie interinali di Udine a mendicare un qualsiasi lavoro"... Stavo male ma lui non voleva (testuali parole) essere il lavandino dove sfogare i miei problemi, quindi alla lunga ho alzato i tacchi e me ne sono andata per la mia strada.
Ma una bella cosa riconosco a Raf: mi ha trasmesso il suo grande amore per la montagna, che io avevo dimenticato da tempo.. Ricordo le lunghe camminate nei boschi silenziosi, in pieno inverno, quella volta che siamo stati colti da una tempesta di neve e non vedevamo più il sentiero. E poi la realizzazione del mio grande sogno: raggiungere la vetta del monte Amariana, che sovrasta Tolmezzo, il mio paese natale, e vedere la statua della Madonna che mio zio aveva contribuito a trasportare lassù più di trent'anni fà.. Quanta pace lassù sulle vette, respirare aria pura, godersi il panorama dopo aver fatto tanta fatica..
La Luisona di oggi è distante anni luce da quella Luisa, eppure è una parte di me che non rinnego e che rimarrà sempre viva dentro di me.
Ora sono cambiate tante cose.. Ho una gran fame: di cibo, di vita, di amore e di fare l'amore, di fisicità, di contatto con altre persone, voglio riprendermi con gli interessi tutto ciò che non ho visto o non ho fatto negli ultimi anni.. Anche se ho sempre tanta paura per il futuro, ogni novità mi impaurisce, ho il terrore di fare passi falsi e commettere gli errori che ho fatto nel passato.
Adesso che ho buttato nero su bianco i pensieri che mi sgorgavano da dentro come un vulcano in eruzione, mi sento esausta. Questo pomeriggio i miei pensieri hanno intrapreso strade pericolose, ho rischiato un corto circuito cerebrale, era tutto un casino in testa, avevo perso il senso dell'orientamento.
L'unico rimedio che conosco al fine di evitare di cadere nel baratro della follia è del sano e buon sesso, ma questa opzione non è praticabile al momento, avendo Yuri fuori combattimento a causa di un attacco di tronco-bronco-assassinosi. Allora il piano B (perchè esiste sempre un piano B, vero Gigia?) prevede di sfiancarsi in palestra consumando tutte le forze e le energie (caro Nefer, se mi stai leggendo sappi che ti adoro, un istruttore colombiano che fa lezione di step in friulano è un mito da inseguire)..
Comprensibilmente stanca, all'una e mezza, saluto tutti, buoni e cattivi, simpatici e antipatici.
Good night and good luck...